Martedì 22 Ottobre 2019
   
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LA PAROLA AI ‘FORESTIERI’

forestieri casamassima

Abbiamo chiesto ad alcuni di loro quali sono i cambiamenti maggiori che hanno riscontrato negli anni, i principali aspetti positivi e negativi del paese e quali invece le caratteristiche più evidenti dei casamassimesi. Infine ci siamo fatti dire perché hanno scelto di vivere qui, come si trovano a Casamassima, se si sentono integrati e come hanno provato ad integrarsi.

Ringraziando quanti di loro hanno colto lo spirito dell’intervista e con disponibilità hanno risposto alle nostre domande, rinnoviamo l’invito a quanti vorranno dire la propria sui prossimi numeri, argomentando i propri ragionamenti e provando a migliorare l’habitat che hanno scelto.

 

Nicola Perna

“Vivo a Casamassima da 20 anni. Ho scelto di trasferirmi da Bari a Casamassima perché lavoravo a Taranto e Casamassima era in posizione strategica sia per continuare a gravitare su Bari che per arrivare in tempi ragionevoli a Taranto. Altro motivo che mi ha portato a Casamassima è stato il desiderio di vivere in villa e qui, a differenza di altri paesi, c'era un'ampia scelta. Sono un Dirigente Fisico Medico e docente universitario a contratto e mi occupo essenzialmente di diagnosi e cura dei tumori attraverso l'uso delle radiazioni e di formazione universitaria sulle radiazioni.

Tutto sommato a Casamassima mi trovo bene, altrimenti sarei già andato via. Al momento penso di essere integrato, sia individualmente che come famiglia, nella vita sociale e politica del paese. Non è stato semplice nei primi anni, hanno avuto un ruolo fondamentale i figli. Con la scuola e con la voglia di dare una mano abbiamo iniziato a tessere relazioni sociali con gli altri genitori. Quando i miei amici mi chiedono com'era Casamassima 20 anni fa, io rispondo sempre, come ora ma tutto più nuovo, solo con qualche rotonda e qualche pizzeria in meno.

Trovo che il paese in questi 20 anni sia involuto semplicemente perché non è stato fatto nulla, tolta qualche pizzeria e qualche rotonda, e tutto è diventato più vecchio. In questi anni è veramente successo poco, troppo poco per un paese che è passato da 15mila abitanti a 20mila. Le varie giunte comunali, di tutti i colori politici, si sono contraddistinte per grande litigiosità e ridotta vision del paese.Quando sono arrivato pensavo che un paese con due grandi ipermercati, uno al dettaglio e uno all'ingrosso, una università privata e l'unico campo da golf della provincia avesse una prospettiva di crescita enorme. E invece dopo 20 anni restano corpi estranei al paese. E questo io lo trovo e lo trovavo assurdo.

Fra le cose positive di Casamassima annovero sicuramente la tranquillità di poter far andare in giro i miei figli senza troppi problemi, è ancora un paese a misura d'uomo, l'assenza di traffico, considerando che io vivevo vicino a Palazzo Mincuzzi a Bari, anche perché in paese faccio tutto a piedi o in bicicletta e il legame di amicizia con altre persone che vivono in paese. Fra gli aspetti negativi c’è la sensazione di un paese che è in stato di abbandono, lo si avverte dalla sporcizia, dalla mancanza di verde pubblico, dai marciapiedi rotti, dalle case mezze costruite ed abbandonate, ecc., l'assenza di un'idea di comunità fatta di socialità, cultura e solidarietà e l'immobilismo, rotto raramente, di questo paese.

Il mio rapporto con i casamassimesi doc, anche se non mi piace questa distinzione, è sostanzialmente buono. Sono una persona curiosa che cerca di conoscere e capire e cerco sempre un rapporto empatico con gli altri. I casamassimesi sono chiusi, scorbutici e refrattari ad ogni novità ma sono anche delle bravissime persone, chiaramente è un discorso generale, e sanno essere generosi e disponibili. Dovrebbero imparare ad accettare i cambiamenti, ad amare il loro paese e a sfruttare le risorse intellettuali, sociali ed economiche portare dai ‘forestieri’.”

 

Tina Maurelli

“Sono una cosiddetta ‘forestiera’ di Casamassima. Lavoro sul territorio da circa 20 anni nel settore commercio e ho anche abitato in paese per alcuni anni. Casamassima è diventata per me la mia seconda casa, anzi oserei dire la prima, in quanto qui ho conosciuto tanta gente e mi sento parte attiva di questa comunità. Mi sono integrata alla perfezione con gli ‘indigeni’ i quali, benché osteggino le persone venute da fuori, mi tengono in buona considerazione. Il paese in questi anni si è notevolmente ampliato, non allo stesso passo, purtroppo, con la mentalità che è ancora un po’ ristretta. Dovendo indicare tre aspetti positivi, direi che è una cittadina tranquilla, con un notevole centro storico, anche se da rivalutare, ed è ricco di associazioni culturali attive.

Per quel che attiene gli aspetti negativi invece rivelo una scarsa propensione imprenditoriale, servizi ai cittadini inesistenti e aree pubbliche attrezzate pari a zero. Il profilo del casamassimese, dal mio punto di vista, corrisponde a colui che guarda l’operato altrui e imita o meglio copia. Non ha spirito di sacrificio e soffre un po’ di invidia. Ma queste sono le caratteristiche di tutti i paesi dell’interno.”

 

Arcangelo Scattaglia

“Vivo a Casamassima da quasi 15 anni, la scelta è frutto di una serie di compromessi e di concause fra cui i costi delle case che, nei primi anni del 2000, nel pieno della bolla immobiliare, vedevano Casamassima come uno dei paesi più economici del circondario. Poi ci sono una serie di motivazioni logistiche che vedono il paese situato a ridosso di una grossa arteria stradale in grado di collegarlo in 15 minuti al capoluogo di provincia oltre, soprattutto, alla distanza del luogo di lavoro di mia moglie stimabile in cinque minuti d'auto e non ultimo l'esistenza di una stazione ferroviaria, per quanto oggi pressoché inutile visto gli assurdi tempi di percorrenza dei treni. Inoltre possediamo alcuni pezzi di terra nel paese, ho frequentato a lungo Casamassima da ragazzino, quando sul corso c'era ancora vita, cosa che, in qualche modo, mi ha lasciato un ricordo estremamente piacevole della cittadina; la presenza del più grande Centro Commerciale, allora, del Sud Italia e la presenza, in quel momento, della linea ADSL. Mi occupo di automazione dei processi nell'ambito della mobilità cittadina con particolare attenzione al trasporto pubblico locale.

Non amo particolarmente il caos e trovo che Casamassima sia un buon posto dove vivere, poco o niente smog, silenzio, buon cibo e, come dicevo prima, si trova a quindici minuti dal centro della città, tuttavia, con buona probabilità, il mio giudizio dipende dal fatto che io sono cresciuto in campagna. Conosco diverse persone ‘costrette’ a trasferirsi dalla città che vivono il paese come una sorta di prigione.

Se mi sento o meno integrato è una domanda impegnativa perché richiede due livelli di risposta. Per quanto mi riguarda io difficilmente mi sento integrato in un contesto sociale generico, sono sostanzialmente asociale, quindi non per colpa di Casamassima la risposta sarebbe no, tuttavia, visto dall'esterno, sono integrato benissimo: i miei figli vanno a scuola a Casamassima fin da quando avevano sei mesi, per cui ho legato con i genitori degli altri bambini, ho diversi amici a Casamassima, anche autoctoni, faccio la spesa nei negozietti, partecipo agli eventi sociali e culturali meritevoli, ho contribuito ad organizzarne persino uno che ha avuto un discreto successo. Direi che, tutto sommato, da un certo punto di vista, posso essere considerato pienamente integrato. L'integrazione è un processo bidirezionale che non deve richiedere impegno da parte di nessuno degli attori, è un processo naturale che avviene all'interno di qualunque contesto sociale. Un'assenza di integrazione sociale, su tutti i livelli, è indice di un problema in uno o più attori che va molto al di là della stessa assenza di integrazione.

Negli ultimi quindici anni Casamassima, quasi per reazione al fatto di essere diventata, inconsapevolmente, epicentro commerciale della provincia di Bari, è come se avesse deciso di arroccarsi in una sua dimensione privata incurante dei tanti mutamenti che sono avvenuti e avvengono oltre i ponti della S.S.100. Questo ha portato all'allontanamento di tante anime dalla vita culturale e sociale del paese e al conseguente impoverimento dell'intero tessuto sociale con forti ripercussioni anche economiche e con una sorta di decentramento delle attività che non vedono più il corso e la piazza come aggregatori sociali ma i tantissimi bar che nascono e muoiono ogni giorno. Non so se possiamo parlare di involuzione, ma di sicuro non c'è stata nessuna evoluzione positiva, nonostante, nel frattempo, nel paese nasceva il primo Cinema Multisala della Puglia, un'importante università privata e persino un istituto superiore, altra occasione persa.

Fra gli aspetti positivi menziono il cibo, la tranquillità, quando sento la gente lamentarsi della delinquenza a Casamassima mi viene da ridere, e il centro commerciale. Fra quelli negativi c’è l'incapacità di cogliere le occasioni di crescita economica, sociale e culturale che pure si sono presentate e continuano a presentarsi ogni giorno, il rapporto della cittadina con la scuola, e non mi riferisco all'edilizia scolastica, e la miopia politica. Non riesco ad individuare delle specificità, delle peculiarità nei casamassimesi. Forse l’autoctono è orgoglioso del suo paese, tende a difenderne le tradizioni e gli atteggiamenti, anche quelli sbagliati, anche contro ogni logica o contro ogni buon senso civico; ma questa non è una specificità del casamassimese, piuttosto è un atteggiamento tipico degli abitanti originari di tutti i campanili del Bel Paese. Per il resto, come per tutti, anche fra i casamassimesi ci sono persone in gamba con cui è piacevole chiacchierare, bere una birra, intavolare una discussione e persone meno in gamba, o peggio, che preferisco evitare.”

 

Emilia Gioioso

“Risiedo in Casamassima dal febbraio 2000, trasferitami qui per esigenze logistiche in quanto lavoravo presso un’impresa locale. Attualmente gestisco una cartolibreria/edicola nella zona 167, aperta nel 2004, volutamente in periferia, dove risiedo, al fine di movimentare un quartiere apparentemente ‘desolato’ ma di una certa potenzialità residenziale avendo verde e ampie strade con facilità di parcheggio. Chiaramente, venendo da altra realtà quale può essere il mio paese d'origine, ossia Putignano, notavo subito una quasi ‘piacevole’ quiete che però, giustamente, non è gradita dalle nuove generazioni sempre in cerca di ‘distrazioni’ che chiaramente nessun paese può offrire, anzi sono dell'avviso che, più del centro commerciale, la vera colpa della mancata crescita locale sia dovuta dalla vicinanza della città e comodità nel raggiungerla.

Per quel che riguarda il sentirmi integrata posso tranquillamente asserire di non aver alcun problema in merito, anche se molto è dovuto dal mio carattere particolarmente ‘burlone’, certo è che il primo anno di residenza qui rimasi sconvolta dalla risposta ricevuta da una persona, che abitava nei pressi dell'ufficio dove lavoravo e che quindi vedevo quotidianamente, quando, in occasione del Natale le feci gli auguri e guardandomi non disse ‘grazie’ ma ‘sei di Casamassima’. Bah. Parlare di evoluzione o involuzione non lo si può fare limitatamente a Casamassima perché avendo io una visione più ampia mi rendo conto che l'involuzione è a carattere nazionale, ma sarebbe troppo lungo come discorso. Fra gli aspetti positivi, oltre me, inserisco la relativa quiete e la potenzialità residenziale. Fra le cose negative c’è il mancato sfruttamento della potenzialità, l'usare il forestiero per coprire il proprio ‘malfatto’ e il poco rispetto del bene comune.”

LUNA PASTORE

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