Sabato 07 Dicembre 2019
   
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Reddito di Cittadinanza e Quota 100, fu vera gloria?

dibattito primo maggio

Se ne discute il 1° maggio a Casamassima nell’ambito dei festeggiamenti per la Giornata dei Lavoratori promossi dall’associazione “Antonio Busto” e dalla Uil

Mercoledì 1° maggio alle ore 19.30, in occasione del grande appuntamento organizzato a Casamassima dall’associazione “Antonio Busto” e dalla Uil, i cittadini hanno assistito ad un dibattito sul reddito di cittadinanza. L’incontro, come l’intera manifestazione dedicata alla Festa dei Lavoratori, si è svolto sul palco di via Roma nei pressi dell’atrio antistante Palazzo Monacelle, ed è stato moderato dal giornalista della Gazzetta Del Mezzogiorno, Valentino Sgaramella. Sono intervenuti: Franco Busto, Segretario Generale Uil Puglia Bari-Bat; Massimo Cassano, Commissario dell’Arpal Puglia; Mariella Carella, Direttrice del Caf Uil Bari. Assenti Lega e Cinque Stelle, in quanto la tavola rotonda non aveva natura politica, ma lo scopo di fare un po' di chiarezza in merito all’applicazione concreta della legge n.26/2019.

“Le richieste più numerose le riceviamo da parte dei pensionati - ha raccontato la dottoressa Carella - i quali arrivano speranzosi a chiederci il reddito di cittadinanza perché hanno pensioni al minimo che non vengono mai rivalutate. Nel momento in cui si fa domanda bisogna esibire una serie di documenti infinita per produrre il modello Isee, e vedersi poi riconoscere una somma irrisoria è un’offesa alla dignità dei cittadini italiani, considerando che il reddito di cittadinanza non è la prima misura che è stata adottata per contrastare la povertà, bensì ci sono stati altri strumenti, ad opera anche dello scorso governo, come il reddito di inclusione, la vecchia Carta Sia e il Red pugliese, che tra poco ripartirà onde coprire quelle fasce di famiglie di persone che non potranno avere accesso al reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza non è collegato alla persona fisica, mentre è un aiuto alla famiglia, in cui poi viene individuato un referente. Nel caso non venga consumato l’intero importo contenuto nella card, il mese successivo la cifra a cui si ha diritto viene decurtata del 20%. I maggiorenni del nucleo familiare sono tenuti a presentarsi nei centri per l’impiego per dare la propria disponibilità al lavoro”.

L’ex sottosegretario Cassano ha affermato che i centri per l’impiego in Puglia, quattro o cinque anni fa, contavano 1000 dipendenti in confronto ai 300 di oggi. Le strutture dei centri per l’impiego non sono più a norma. Il personale a disposizione dovrebbe essere istruito anche rispetto a quelle che sono le tecnologie moderne. A distanza di nove mesi dall’istituzione dell’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro, non c’è ancora un piano organico di interventi, né una definizione puntuale delle risorse. I centri per l’impiego pugliesi, il cui personale, le sedi e le strutture sono stati trasferiti all’Arpal, nonostante la propaganda del governo, sono privi di risorse umane nuove e aggiuntive al personale già esistente, di risorse finanziarie, di nuove sedi funzionali atte ad accogliere i disoccupati, di progetti formativi e di aggiornamento del personale, e soprattutto sono tragicamente insufficienti per numero e dotazione organica per affrontare le sfide delle novità introdotte dal reddito di cittadinanza.

È giallo, lo ha detto sempre Cassano, sulla figura del navigator, o tutor del reddito di cittadinanza, il quale dovrebbe affiancare i cittadini nella ricerca di lavoro, seguendo il disoccupato dalla presa in carico nei centri per l’impiego fino all’assunzione. Tuttavia, a sua volta il navigator sarà assunto con un contratto a tempo determinato di due anni. E a lui chi lo aiuterà dopo? Dovevano essere 10000, ma ne saranno presi solo 3000 in tutta l’Italia. Per partecipare alle selezioni, c’è tempo fino all’8 maggio, peccato però che molti degli aspiranti navigator sprovvisti di spead siano ancora in attesa di ricevere al proprio indirizzo di residenza il codice pin Inps utile affinché l’iscrizione al concorso vada in porto.

“Quello del reddito di cittadinanza non è un investimento giusto - ha concluso Massimo Cassano - perché l’investimento deve servire a creare il lavoro, e la mancanza di lavoro è il problema serio da affrontare in Italia, non il reddito di cittadinanza. Adottiamo invece un sistema duale in cui l’impresa e lo Stato formano il soggetto. Nel senso che la gente è formata in un’impresa o in un’azienda che ottiene da parte dello Stato contributi per non pagare di tasca propria questi stipendi, oppure lo Stato riduce alle imprese le tasse sugli stipendi. Gli imprenditori, se il personale è valido, possono assumerlo e tenerselo con sé”.

Sul reddito di cittadinanza non vi è mai stato un confronto politico e sindacale. Per la prima volta, è stato affrontato un tema così socialmente importante senza interpellare il sindacato ad esprimere un parere o a dare qualche suggerimento poiché la misura funzionasse, concordano i relatori. Fu vera gloria? “Il reddito di cittadinanza - ha tratto il dado Franco Busto - ha prodotto solo aspettative. Bisogna capire come andrà a finire se le risorse termineranno, e non si farà altro che causare nuovi poveri, trasformandosi in un bumerang nei confronti di chi questa legge la ha scritta”.

Francesca Valentino

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