Lunedì 15 Ottobre 2018
   
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La città ricorda Vito De Tommaso attraverso le parole di chi l'ha conosciuto

Kasamatta Disobbediente

Maria Paola Susca Bonerba

“Desidero ricordare Vito non solo nelle sue vesti di sindaco, ma in tutte le varie sfaccettature e i ruoli che ha ricoperto nella sua intensissima vita, cercando di delineare brevemente alcuni tratti della sua personalità, a 360 gradi: Vito uomo – docente – politico – amministratore.

Vito era un uomo esemplare, dotato di un carattere amabile, aperto e solare, sempre incline al sorriso, alla battuta. Era, infatti, dotato di un grande senso dell’umorismo e sempre pronto ad usare l’arma dell’ironia in ogni situazione, dalla più comune, alla più critica. Questo aspetto, unito alla sua generosità spassionata lo rendeva l’amico di tutti, l’amico ideale.

Il suo scopo era sempre quello di tentare la mediazione, di mettere pace, di creare equilibrio e armonia, sforzandosi in prima persona di operare affinché tutto si risolvesse per il meglio. Naturalmente, però, quando era il momento, si spingeva anche al contradditorio, mosso dalla sua grande forza di carattere, dai suoi sani principi e dalla ricchezza di valori che lo contraddistingueva; per questi valori, infatti, era capace di lottare con forza al fine di realizzare gli obiettivi che si era prefissato e di portare avanti le sue convinzioni, con passione e grande impegno.

Nella dialettica politica ed amministrativa, nel corso degli anni, ci sono state, com’è fisiologico che sia, anche discussioni serrate, ma tutto rientrava nella democrazia del dialogo, del confronto delle idee. L’aspetto positivo è che da questi confronti sempre e comunque dovevano uscire decisioni buone, decisioni importanti, scelte positive per il paese e per i nostri concittadini. Si riusciva a fare sintesi perché c’era grande serietà, grande impegno, grande lavoro, grande carattere.

Vito e la sua famiglia, una grande famiglia in tutti i sensi. L’ho conosciuto quando nel 1997 fu candidato non solo per la sua grande conoscenza del territorio, per il ruolo sociale che ricopriva come professore, per la grande preparazione politico-ideologica di sinistra che affondava le sue origini nel socialismo di prima data, il socialismo che si batteva per i diritti di tutti e dei più deboli. Fu scelto anche perché aveva una grande famiglia ed è stato straordinario scoprire nel corso degli anni che effettivamente c’era sempre un parente in più di Vito da conoscere.

Nell’aprile del ’97 furono elezioni vincenti, Vito effettivamente riscosse un successo elettorale enorme, risultando primo degli eletti. Ma quello che voglio mettere in evidenza è che la sua famiglia era fatta di tante persone sempre presenti nei suoi pensieri, nelle sue azioni; la sua famiglia faceva parte di se stesso in ogni momento: non passava giorno che non parlasse di un suo parente, che non dovesse occuparsi di qualcuno della sua famiglia e questo lo faceva con la sua consueta generosità e con tanto amore. Quell’amore che sentiva e dimostrava costantemente nei confronti dell’amata Nietta e dei suoi figli Loredana e Renzo e ciò si percepiva costantemente dalle sue azioni, dalle sue parole.

Lo stesso amore che metteva nel suo lavoro, quello di professore di lettere alla scuola media. Egli era un docente di quelli che hanno fatto veramente il proprio mestiere con passione e grande competenza, facendo leva sul possesso di una cultura solida e impregnata di quei sani principi della scuola democratica e militante che si ispirava a don Lorenzo Milani e a tante altre figure di quella didattica che, a partire soprattutto dagli anni sessanta/settanta, si è battuta veramente affinché il diritto allo studio diventasse concreto, affinché si realizzasse l’integrazione dei disabili e la promozione culturale e sociale di tutti, a cominciare da quei ragazzi provenienti dalle classi sociali meno fortunate, che Vito non ha mai trascurato o lasciato che si perdessero.

Anche nel lavoro emergevano le sue radici politiche, i valori del socialismo quali l’uguaglianza, l’emancipazione delle classi deboli, la rivendicazione dei diritti per il superamento delle disuguaglianze sociali. Principi che hanno ispirato la sua azione politica e amministrativa, al servizio dei cittadini, della comunità e della nostra amata Casamassima.

Abbiamo avuto la fortuna, l’onore e il privilegio di ricoprire entrambi il duplice ruolo di assessore comunale e di sindaco, in una reciprocità di collaborazione molto stretta e proficua, agendo, le diverse volte, costantemente con la consapevolezza e nel pieno rispetto del ruolo istituzionale che andavamo via via ricoprendo, in un rapporto di collaborazione basato su una stima profonda.

Uno dei ricordi più belli è quello del mio ultimo comizio da sindaco, nel 2001, quando alla fine del mio discorso mi vidi consegnare un mazzo di fiori con un bigliettino scritto con la sua inconfondibile grafia. Diceva: “con grande affetto dai tuoi assessori più affezionati”. Tra i riconoscimenti che nel corso degli anni mi è anche capitato di ricevere, questo è uno di quelli che conservo più gelosamente e con orgoglio.

Desidero ricordare il suo primo successo come sindaco alle elezioni amministrative del 2003, quando sull’onda di un grande entusiasmo che riuscimmo a trasmettere ai cittadini, Vito De Tommaso riuscì a vestire per la prima volta la fascia di sindaco di Casamassima. Fu uno degli ultimi successi dei partiti del centrosinistra, che si sforzarono, attraverso i propri rappresentanti nelle istituzioni, di portare avanti una politica basata su fatti concreti, sulla realizzazione di opere pubbliche e servizi utili alla nostra comunità. Furono gli anni della ripresa di grandi interventi nell’ambito dei lavori pubblici, come il completamento di Monacelle, del palestrone di via Rutigliano, della palestra della scuola Marconi, lo sforzo per completare i lavori del depuratore di fogna, il completamento della rete del gas metano ed altri ancora. Furono gli anni della riorganizzazione degli uffici comunali con il completamento delle assunzioni per coprire tutti i posti della dotazione organica, gli anni della trasparenza e dei servizi di comunicazione verso i cittadini per rendere reale la politica della trasparenza, una politica amministrativa sana per lo sviluppo, per la crescita civile, culturale, sociale e democratica del nostro paese, che Vito De Tommaso ha portato avanti e realizzato negli anni in cui ha ricoperto la carica di primo cittadino.

Tutto ciò fu possibile grazie alla grande levatura politica e morale del sindaco e dell’uomo che oggi salutiamo. Concludo dicendo che Vito era nella schiera di coloro che credono in quella politica che Guglielmo Minervini definiva “politica come protagonismo sociale e come responsabilità non delegabile”. Questo significa che la realtà può cambiare solo se ognuno di noi si impegna e fa la sua parte fino in fondo per la propria comunità, per il proprio Paese. E se Vito De Tommaso è stato un grande sindaco, è stato uno dei leader più carismatici della sinistra casamassimese, uno dei sindaci più amati dalla popolazione è stato proprio per questo: perché si è impegnato, ha fatto sempre la sua parte, il suo dovere civico fino in fondo e lo ha fatto come solo lui sapeva fare”.


Michele Fiermonte

“Vito è un amico che non si può dimenticare. La sua grande umanità, la sua naturale predisposizione al rapporto umano lo hanno fatto sentire vicino a tutti, dai più sfortunati ai più istruiti e altolocati. L’aspetto più importante era la sua capacità di entrare in empatia con tutti. Da sindaco ha sempre cercato di costruire le ragioni dello stare insieme a prescindere dalle appartenenze politiche. Sapeva passare in base alle circostanze dal latino al dialetto casamassimese con frasi lapidarie ricche di significato e di antica saggezza contadina. Dai contadini aveva preso la concretezza che ha riversato anche a livello amministrativo, andava sempre alla praticità in un mondo che spesso è finto e ampolloso. Casamassima avrebbe bisogno anche oggi di queste qualità, meno critica e più proposte. È stato il sindaco di tutti e la quasi totalità del paese lo ha riconosciuto, non è scontato che anche gli avversari politici ti riconoscano delle doti e capacità. L`ultima volta che ho avuto occasione di incontrarlo, il 15 giugno scorso , giorno di San Vito, dopo avermi offerto il caffè per il suo onomastico mi disse una frase presa da una lettera di San Paolo “Ho combattuto la buona battaglia e se terminerà la mia corsa avrò la consapevolezza di aver sempre, anche se con estrema sofferenza, conservato la mia fede”. Mi mancherà l’amico con cui avevo una grande sintonia di sentimenti e riflessioni”.

 

Mariella Ettorre

“Il più bel ricordo che Vito De Tommaso lascia a tutti noi è la sua smisurata umanità. Ho collaborato con lui per sei lunghi anni, quando era sindaco, e ho potuto apprezzare il suo alto profilo umano e politico, che coniugava con estrema facilità, riempendo di contenuti politici il suo essere uomo e di contenuti umani il suo essere politico. Umile e semplice, con grande senso pratico, affrontava le problematiche quotidiane con senso di responsabilità, concretezza e buonsenso. Aveva sempre una parola di conforto per tutti e una spiccata propensione all’ascolto e al dialogo, che praticava con paziente disponibilità. L’innato ottimistico approccio alle svariate e spesso complicate problematiche che era quotidianamente chiamato ad affrontare lo rendeva un perfetto equilibrista, capace di soluzioni geniali e talvolta originali, sempre supportate, affrontate e condite con professionalità e senso di responsabilità. Nello stesso tempo era capace di grande ironia e umorismo, doti innate che lo hanno reso indimenticabile per chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo e di rapportarsi a lui in qualsiasi ambito. Il suo tratto altamente umano, la sua capacità di donare conforto e di regalare allegria, insieme all’immenso amore per la sua famiglia, lo collocano di diritto nella sfera emotiva e nel cuore di chi, come me, non riuscirà mai a dimenticarlo”.

 

Giuseppe Emilio Carelli

“Caro Vito, solo a pochi giorni dalla tua scomparsa inizio a realizzare quell’incomprensibile e insostenibile senso di solitudine e privazione che, contro la tua stessa volontà, ti avvolge come fosse un insopportabile e indesiderato mantello. Dalla costernazione e dal dolore che accompagna il tristissimo evento ci salvano, seppur lentamente, i pensieri positivi e soprattutto i ricordi. Le comuni esperienze giovanili, scolastiche, professionali, amministrative e politiche, vissute soggettivamente e oggettivamente come fossero binario unico del nostro rispettivo operato, hanno consentito la formazione di quel reciproco rispetto e di quella lieta considerazione che ha reso unica la nostra sincera amicizia. In diverse e particolari occasioni ti sei svelato mio strenuo difensore e paladino ed è lì che ti ho sentito come un fratello maggiore. Gli anni di lavoro trascorsi insieme nella scuola media hanno saldato ancor più la nostra conoscenza specialmente quando mi coinvolgevi nella realizzazione dei presepi e delle poesie natalizie in dialetto casamassimese.

Vito, amico, collega, compagno di tutti noi. Fino a poco tempo fa eri qui con me a condividere insieme le attività sociali e culturali dell’Unitre e nulla faceva presagire una repentina e improvvisa scomparsa della tua persona. Stavamo vivendo una delle fasi più belle della vita: la terza età. Quell’età che ci permette di vedere con gli occhi della saggezza e di godere finalmente tutto ciò che prima non ci è permesso o volutamente ridimensionato, perché tanti e tali sono le incombenze della vita. Dopo il congedo dal lavoro è giusto pensare con un convinto e sano pizzico di egoismo un po’ più a se stessi e soprattutto agli affetti da condividere con le persone care. E tu stavi vivendo questo irripetibile momento tanto da trasmetterlo, anche a noi, attraverso le tue coinvolgenti conferenze filosofiche che magistralmente trasformavi in pura sociologia e pedagogia.

E’ stato bellissimo stare con te perché ci hai preso per mano e ci hai fatto scoprire il vero senso della vita. Ora il destino (o non so chi…) ti ha portato via. Ti sei eclissato agli occhi ed al cuore dei tuoi familiari, degli amici, dei conoscenti e purtroppo non è un’eclisse parziale, ma totale. Caro Vito, ci mancherai tanto, perché il tuo modo d’essere era veramente speciale: chiunque si approcciava a te beneficiava di un’energia positiva utile a star bene con se stessi e con gli altri. Chissà? Forse era questa la tua missione sulla Terra. Ed ora che hai perso la tua dimensione fisica andrai nell’aldilà a riproporti con quel benevolo e gratificante spirito con cui hai vissuto le vicende terrene. Posso dirti solo una cosa: hai lasciato, in quanti ti hanno conosciuto, tutti quei valori che nobilitano gli esseri umani e che, mettendo da parte egoismo e arroganza, rendono la vita più bella e serena. Ecco, questa è l’immagine che ho, che abbiamo di te ed è con questo elevato e nobile pensiero che ti serberemo nella parte più sensibile dei nostri cuori. Sei stato e rimarrai un bellissimo e irripetibile esempio di vita. Prima dell’ultimo saluto vorrei dirti solo: grazie di essere stato tra noi”.

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