Mercoledì 19 Dicembre 2018
   
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CIAO VITO, CI MANCHERAI

Vito De Tommaso

Una notizia tremenda. Di quelle che mai avresti voluto dare. Vito De Tommaso, il professore, sindaco di Casamassima tra il 2003 e il 2010 – per sette anni e mezzo consecutivi – non c'è più.

E' il bello e, in questo caso, il brutto della nostra professione, che ti chiama a comunicare le notizie liete, ma ti costringe anche ad andare avanti nel tuo lavoro pure quando le dita fanno una fatica indescrivibile a scorrere sulla tastiera.

Chi era Vito De Tommaso, cosa ha rappresentato per Casamassima e la sua gente lo abbiamo visto subito, anzi lo abbiamo sempre saputo. Basti considerare quante persone – migliaia – hanno voluto tributargli l'ultimo saluto recandosi nella camera ardente allestita nell'ingresso monumentale del palazzo municipale. Quel palazzo che Vito ha vissuto, amato e trattato sempre con grande rispetto. Basti leggere l'infinità di messaggi che i cittadini gli hanno dedicato su facebook: messaggi d'amore, considerazione, affetto. Se dovessi descrivere qual è il sentimento che la città ha manifestato nei confronti di Vito De Tommaso, il primo a venirmi in mente è proprio l'amore. Un fiume d'amore che ha rotto gli argini del suo letto per esondare con forza. In ogni piazza, bar, o angolo della città per giorni non si è sentito parlare d'altro che dell'affetto per Vito De Tommaso, per molti il Sindaco. Con con la S maiuscola.

Vito, per me che scrivo, era un amico, sempre prodigo di consigli, sempre paterno, anche quando – secondo le sue parole – "avrei voluto mazzate". Ricordo un episodio, che ho raccontato spesso quando si parlava di Vito. Lo condivido anche con voi, amici lettori, perché credo narri, più di altre mille parole, chi era Vito De Tommaso.

Un sabato mattina, come sempre accade, il giornale arriva in edicola. Sapevo che in quella circostanza avevamo un po' esagerato, e che Vito – che mai, in nessuna occasione, ha cercato di porre limiti alla nostra libertà di stampa, verso la quale ha sempre nutrito grandissimo rispetto – avrebbe potuto non gradire.

Due ore dopo la pubblicazione, mi squilla il telefono. Guardo il display e leggo chi mi stava chiamando: Vito De Tommaso. Apro la conversazione e, aspettandomi quel che avrebbe potuto dirmi, esordisco: "Vito carissimo". E lui, diretto: "Eh... Gianluca, carissimo un tubo". Ancora io: "Che è successo Vito?". E lui: "Lo sai che è successo, non fare il finto tonto". Due secondi di silenzio e ricomincio: "Va bene, Vito dai...". "No Gianluca, che dai, questa volta ti devo querelare. Mi dispiace...". Al termine della conversazione ci accordammo per andare a prendere un caffè insieme, il giorno dopo. Appena ci incontrammo di persona mi disse: "Quanti schiaffi vuoi. La tua fortuna è che io ti voglio bene". Così ci abbracciammo e l'episodio si chiuse qui.

Questo era Vito: schietto, diretto, che non le mandava a dire. E – allo stesso tempo – comprensivo, affettuoso, paterno, sempre prodigo di consigli. Ciao Vito, mancherai a tutti.

GIANLUCA ZACCHEO

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