Sabato 18 Agosto 2018
   
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Maria Fortunato e la lotta contro il tumore al seno

Race for the cure Casamassima (3)

Atleta casamassimese prima donna in rosa a tagliare il traguardo della Race for the Cure

Con un tempo di 26 minuti, Maria Fortunato, 51 anni, casalinga, originaria di Casamassima, è salita sul podio della Race for the Cure.

La Race for the Cure è la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno in Italia e nel mondo. L’evento è promosso dall’associazione “Susan G. Komen Italia”, che utilizza i fondi raccolti dal progetto per realizzare programmi di prevenzione a sostegno delle donne. E’ una manifestazione di tre giorni ricca di iniziative sui temi di salute, sport, benessere e solidarietà, che culmina la domenica con la tradizionale corsa di 5 km e la passeggiata di 2 km. Race for the cure Casamassima (2)

L'edizione 2018 ha avuto luogo a Bari in piazza Prefettura da venerdì 25 a domenica 27 maggio. La Race for the Cure è nata negli Stati Uniti nel 1982. L’evento coinvolge ogni anno più di un milione e mezzo di partecipanti e tanti personaggi pubblici. La Race for the Cure è arrivata in Italia nel 2000, a Roma, nello splendido scenario del Circo Massimo, spostandosi poi successivamente alle Terme di Caracalla dal 2001 al 2012 e tornando al Circo Massimo dall’edizione 2013. Madrina della manifestazione è Maria Grazia Cucinotta, che presta generosamente il suo volto e la sua voce per le tante iniziative di promozione dell’evento insieme con la testimonial delle “Donne in Rosa”, l’attrice Rosanna Banfi. Visto il successo sempre crescente ottenuto nel corso degli anni, la Race ha varcato dal 2007 i confini della Capitale per raggiungere anche Bari, Bologna, Napoli (per tre edizioni dal 2010 al 2012) e Brescia dal 2015.

Nel 2017, la Race for the Cure è diventata maggiorenne registrando la presenza di circa 65.000 persone, che le hanno consentito di confermarsi come l’edizione più partecipata al mondo tra le oltre 150 organizzate dalla Komen in America, Europa, Asia e Africa. A livello nazionale, con le edizioni di Roma, Bari, Bologna e Brescia, l’ammontare complessivo dei partecipanti ha superato nel 2017 i 115.000 iscritti.

Con i fondi raccolti attraverso la Race for the Cure, la Komen Italia, dal 2000 ad oggi ha raccolto e già distribuito circa 3.000.000 € per la realizzazione di oltre 421 progetti propri e di altre associazioni nella lotta ai tumori del seno. Tra questi, corsi di aggiornamento per operatori sanitari; programmi di educazione alla prevenzione per donne sane e studenti; servizi clinici per il recupero del benessere psico-fisico delle donne operate ed acquisto di apparecchiature di diagnosi e cura delle neoplasie del seno. Race for the cure Casamassima (1)

Da quando è stata operata di carcinoma, Maria ha partecipato spesse volte alla Race for the Cure, prendendo parte anche alle competizioni svoltesi a Roma. La prima esperienza risale al 2008, l’anno successivo al suo intervento, limitandosi alla passeggiata. Nel 2017, Maria diviene casualmente una runner in quanto, per spronare il marito Giuseppe a fare un po' di movimento, si iscrive al corso organizzato da Paolo Logrillo, presidente dell’associazione sportiva “La Fenice”, in collaborazione con Decathlon, che i due coniugi iniziano a frequentare insieme.

“Premesso che non ho mai praticato nessun tipo di sport per 50 anni - ci racconta Maria - già dai primi giorni, ho notato che riuscivo ad allenarmi senza affaticarmi ed a tenere un buon passo di corsa. Spinta da Paolo, che mi ha sempre detto che avevo qualcosa in più, mi sono tesserata presso “La Fenice”. Ora, mi alleno nei ritagli di tempo, compatibilmente con le faccende di casa ed i doveri di mamma e di moglie, rispettando sempre le scadenze circa i controlli consigliati dall’oncologo”.

Dunque abbastanza allenata, e reduce dalla Stramaxima, Maria Fortunato decide di affrontare la sfida della Race for the Cure competitiva, ma mai poteva immaginare che l’avrebbe addirittura vinta. “Mi si è avvicinato un corridore - ricorda ancora emozionata Maria - avvisandomi che ero la prima donna in rosa all’arrivo. Lo stesso corridore mi ha accompagnata a tagliare il nastro del traguardo. Dopo qualche minuto, è giunto mio marito, pure lui un concorrente della gara, che alla vista del cartellino che mi avevano messo al collo con su scritto: “1° donna in rosa”, mi ha abbracciata. Quello che abbiamo pensato, ce lo teniamo dentro”.

Certe manifestazioni aiutano le donne a non sentirsi sole ed a guardare avanti. La storia di Maria, comune a tante altre, insegna che la malattia è curabile, e che attualmente le percentuali di guarigione sono in aumento grazie alla ricerca e alla prevenzione. La prevenzione comincia dal medico di base, il quale dovrebbe invogliare le pazienti a sottoporsi alla mammografia. Il primo controllo dovrebbe essere possibilmente gratuito, cioè non prevedere il pagamento di alcun ticket sulla ricetta. Infine prenotazioni rapide a fronte delle lunghissime liste di attesa possono davvero salvare la vita. Maria, che dedica questa vittoria ai suoi tre figli e al marito Giuseppe, è la testimonianza che sconfiggere il cancro si può.

FRANCESCA VALENTINO

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