Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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GRANO, MADE IN PUGLIA A RISCHIO?

grano

Nasce dall’ormai lontano Novembre 2009 la possibilità di importazione del grano, ovvero da quando la UE ha svincolato l’importazione da ogni tipo di dazio, creando grandi scompensi nel delicato equilibrio economico del mercato del grano e dei suoi derivati.

Per tale motivo i produttori locali si mobilitano a salvaguardia del loro prodotto, effettuando controlli e blocchi, come già avvenuti per le importazioni dei prosciutti e del latte, importazioni queste ultime che contribuiscono all’inquinamento del Made in Puglia.

L’importazione del grano, specie da Canada e USA, rompe il delicato equilibrio sia economico (dovuto anche dal rapporto $/€) che e soprattutto qualitativo.

Basti pensare che il costo del grano, proveniente da oltre oceano, è tale da poter assorbire tutti i costi dedicati sia al trasporto massivo che di dettaglio.

Pertanto, quando si pensa di magiare un prodotto fatto in casa (e si fa riferimento a tutti i derivati da frumento), non sempre è così.

E pensare che in Puglia, granaio di Italia, i produttori attuano la vendita differita (da un anno all’altro) con la speranza di poter concretizzare vendite più remunerative, e sicuramente questa speculazione contribuisce a sbilanciare il rapporto richiesta/offerta, rendendo ancor più appetibili le importazioni.

Inoltre è notizia di questi giorni la decisione dell’UE di demandare ad ogni singola nazione la decisione sulle coltivazioni OGM del grano, che ricordiamo in Italia è stata bandita. Ma chi ci dice effettivamente quali origini ha il grano che si importa?? Viene sempre effettuata un’analisi del Dna?

Questi i dubbi che si pongono i singoli consumatori, anche dinanzi al mancato obbligo, da parte dei produttori, di esporre l’origine del grano dal quale derivano i vari prodotti presenti sulle nostre tavole. Stesso discorso dicasi per i prodotti derivati dal latte che molto spesso proviene da oltre alpi.

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