Giovedì 23 Novembre 2017
   
Text Size

La storia di Girolamo, una vita d'inferno

girolamo

 

Girolamo: "I Servizi sociali dicono che non possono farci niente"

 

Nel numero scorso del nostro giornale abbiamo dato una notizia triste, che molto ha detto sulle situazioni emergenziali a livello sociale di Casamassima. Girolamo, un cinquantenne in carico ai Servizi sociali, martedì 29 novembre aveva protestato davanti al Comune, minacciando lo sciopero della fame se la Cooperativa che lo ha assunto non gli avesse ridato le ore di lavoro che da tre anni gli sono state tolte. Girolamo lavora infatti solo per un'ora al giorno, riuscendo a guadagnare appena 235 euro mensili.

Questa settimana decidiamo di farci raccontare tutta la storia dal diretto interessato, convinti che – purtroppo – in molti a Casamassima vivono lo stesso disagio, lo stesso inferno quotidiano che porta a non sapere come sfamare la propria famiglia.

La storia di Girolamo comincia nel lontano 1993. «Fino al 1993 ho avuto un bar a Casamassima ma abbiamo chiuso dopo quattordici anni. Da avere uno stipendio mi sono ritrovato senza un lavoro e sono caduto in una forte depressione, per tre anni sono rimasto bloccato, lottando quotidianamente per sopravvivere».

Dopo questi tre anni d'inferno, Girolamo – guarito dalla sua depressione grazie alle cure del Centro di Igiene mentale di Casamassima – decide di rivolgersi ai Servizi sociali: «Era il 1999 quando mi sono rivolto ai Servizi sociali. Dopo tre anni in cui mi è stato dato solo un piccolo contributo ogni quattro - cinque mesi, finalmente, tramite una cooperativa di pulizie, mi hanno trovato un posto: quattro ore, distribuite un po' lavorando a scuola e un po'al cimitero. In quel periodo riuscivo a prendere persino 800 euro al mese e riuscivo a vivere con più serenità, pur avendo famiglia; l'affitto riuscivo comunque sempre a pagarmelo. Per undici anni e mezzo non ho avuto necessità di rivolgermi ai Servizi sociali, nonostante quei soldi, bastavano solo per l'affitto e per la spesa. Mia moglie doveva darsi da fare a lavorare: arrangiava - ed arrangia tutt'ora - facendo le pulizie, mentre mio figlio di 22 anni ogni tanto fa la giornata in campagna per guadagnarsi "i vizi suoi"».

La situazione, benché assolutamente non rosea, ad un certo punto, degenera ulteriormente. Quelle quattro ore che a Girolamo servivano a malapena per vivere, gli vengono improvvisamente ridotte a una, nonostante, come giustamente precisa Girolamo, il contratto collettivo nazionale del lavoro prevede che a chi è assunto a tempo indeterminato deve fare almeno due ore e mezza di lavoro. «Quattro anni fa, la mia Cooperativa, ha fatto una gara a livello nazionale per le scuole e l'ha vinta una grande impresa. Io ho perso le ore nella scuola, insieme a molti miei colleghi e ora sono tre anni e mezzo che mi trovo con solo un ora al giorno di lavoro. Vivo con 235 euro più gli assegni familiari che ammontano a circa cento euro».

Girolamo ha tentato di rivolgersi alle Istituzioni, fino ad ora invano: «L'Amministrazione dice che non può aiutarmi, che dipende dalla Cooperativa. Il Sindaco mi ha ricevuto ma mi ha detto che non può farci niente e che è la Cooperativa che deve aumentarmi le ore. Ma loro devono aumentare il budget alla Cooperativa altrimenti come fa? Eppure il PD si vanta di essere il partito dei lavoratori, e poi non riescono a darmi un'altra ora e mezza prevista per Legge? Io non voglio soldi, io voglio quell'altra ora e mezza! Come fa un'Amministrazione a non capire che questo è un mio diritto?».

Quanto alla Cooperativa, Girolamo conferma: «Nonostante la mia protesta dell'altro giorno loro mi hanno ribadito che quelle sono le ore e non c'è nulla da fare».

Francamente, davanti a questo racconto rimaniamo a bocca aperta. Ci limitiamo a dire che se le cose stanno davvero così, bisogna che qualcuno intervenga e al più presto. D'altronde la richiesta di Girolamo è solo quella di dargli la possibilità di lavorare altre due ore.

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI