Venerdì 17 Novembre 2017
   
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"Mi hanno tolto tutto, anche la forza per andare avanti"

La protesta pacifica di Girolamo

 

Girolamo, 200 euro al mese, minaccia lo sciopero della fame davanti al Comune


Davanti a una scena così, fare retorica o lanciarsi in considerazioni populiste riuscirebbe estremamente facile. Ma, anche nel rispetto della persona coinvolta, cerchiamo di analizzare quello che potremmo definire, a tutti gli effetti, un dramma umano.

Girolamo è un casamassimese di 52 anni e martedì mattina, 29 novembre, ha deciso di compiere un gesto estremo, figlio della disperazione e della povertà. Si è piazzato davanti al Comune di Casamassima, deciso a fare lo sciopero della fame e della sete, con il volto coperto per la vergogna e con in mano un cartello che recitava: "Sciopero della fame e della sete. Non posso vivere con un ora di lavoro al giorno. E adesso licenziatemi".

Una scena che è una stretta al cuore. Ci avviciniamo a Girolamo cerchiamo di conquistare la sua fiducia. Girolamo ha la voce a momenti rotta dal pianto. Chiediamo con delicatezza di raccontarci la sua storia. Girolamo continua a coprirsi il volto e rannicchiato sul marciapiede racconta: «Undici anni fa i Servizi Sociali mi hanno dato tre ore di lavoro presso una Cooperativa di Bari. Con tre ore riuscivo ad avere 600 euro al mese». Avendo mogli e figli, questi 600 euro non erano sufficienti, considerando che pagava un affitto di 400 euro.

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L'uomo ha sempre chiesto ai Servizi Sociali di aumentare il numero delle ore lavorative, senza mai ottenere nulla. La cosa inconcepibile, tuttavia, è che, dopo la sequela di richieste, Girolamo ha ottenuto esattamente il contrario: «A me mi hanno tolto tutto, anche la forza di reagire. Sono persino stato minacciato che se facevo lo sciopero della fame mi licenziavano. Io ora faccio solo un'ora di lavoro e prendo 245 euro al mese, esclusi gli assegni familiari. Mi sono rivolto ai Servizi Sociali e loro dicono che non possono fare nulla».

È chiaro che la situazione del 52enne casamassimese è assolutamente insostenibile: ha due figli e una moglie che non lavora, e mentre lo dice quasi scoppia in pianto. Girolamo continua a raccontare, imputando la colpa della situazione ai Servizi Sociali: «Dopo quattro anni mi hanno tolto le ore perché loro rimandavano sempre le gare. Lo sai quanti soldi prendono su di noi queste cooperative? Tanti! Eppure dicono che non hanno i soldi: non partecipate alle gare se non avete i soldi!».

Adesso Girolamo rischia di perdere anche la casa, dal momento che sono tre mesi che non riesce a pagare l'affitto. Verso l'una di martedì 29 Girolamo dichiarava: «Io faccio lo sciopero della fame e della sete fino a quando non mi sistemano la situazione. Io di qua non mi tolgo. Sono stanco e sono indebitato fino alla cima dei capelli».

Tuttavia Girolamo non è rimasto a lungo lì, alla fine ha interrotto la sua protesta poiché la presidente della cooperativa dove è impiegato lo ha chiamato, convincendo a tornare a casa e promettendogli che sarebbe cambiato qualcosa. Dopo due giorni chiamiamo Girolamo che affranto ci dice che non gli è stata prospettata nessuna variazione dell'orario lavorativo: «Mi hanno solo preso in giro» – commenta.

Come dicevamo, non vogliamo strumentalizzare la situazione, ci limitiamo a constatare che ci troviamo davanti ad un crescente disagio sociale che non si limita di certo alla situazione di Girolamo. Molti altri casamassimesi vivono situazioni identiche se non peggiori, magari in silenzio per un concetto artefatto di dignità o per quella 'cultura della vergogna' che ci è stata inculcata.

Il compito, sicuramente non semplice, di trovare la strada della mediazione spetta alle Istituzioni, che devono sforzarsi per recuperare fondi e creare opportunità di reinserimento delle fasce più deboli.

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