Venerdì 17 Novembre 2017
   
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Don Michele, un parroco tra la gente

Don Michele


Ecco la sua prima intervista ufficiale dopo l’insediamento alla Santa Maria delle Grazie
Casamassima? “Una comunità piena di risorse”


Non solo gentile, posato e disponibile, ma anche sicuro di sé, determinato e a tratti ironico. È esattamente questo il profilo che sento di poter tracciare a seguito del mio primo, vero incontro (a tu per tu) con il nuovo parroco della Chiesa Santa Maria delle Grazie, don Michele Camastra, insediatosi a Casamassima lo scorso 1 novembre, con una cerimonia che ha sancito ufficialmente il suo ingresso nella comunità casamassimese.

Don Michele Camastra

Subentrato a don Giuseppe Saponaro, a 27 anni dall’inizio del suo percorso nel nostro comune, don Michele, classe 1971 e sacerdote da 19 anni, nato a Bari ma originario di Grumo Appula, è entrato in seminario a 11 anni, ne è uscito a 26. Ha vissuto esperienze formative molto variegate: otto anni presso il Seminario di Bari, tre anni a Molfetta, quattro anni a Monza, intervallati, questi ultimi, da un periodo negli Stati Uniti. Nel 1997 è diventato prete. È stato prima viceparroco a Noicattaro, presso la Chiesa Madre, poi missionario in Cina, a Hong Kong, dove si è fermato per ben dodici anni.

45 anni già compiuti, don Michele nutre tanti hobby, perché la sua vita lo ha spinto “ad appassionarsi a tutto e a tutti”, anche se dispone di poco tempo libero per poterli praticare. Cultore del computer e di elettronica, della musica e di canto, delle lingue straniere e delle culture in genere, si definisce un amante degli animali, ma “sempre dopo Dio e le persone”. Avendo conseguito la maturità classica, conosce il latino e il greco, ma parla anche l’inglese, il cinese cantonese, lo spagnolo e il portoghese.

“Cosa sono?”, si domanda, non prima di avermi ripetuto più volte: “Datemi tutti del tu”. Non ha dubbi in proposito: “Sono un prete di Dio, appartengo a lui e mi sforzo, giorno dopo giorno, di fare il suo volere e di farlo compiere anche agli altri”. Non sarà questa la sua unica risposta carica di energia positiva alle mie domande. Il perché scopriamolo insieme...

 

Don Michele, da cosa trae origine la vocazione giunta prestissimo nella tua vita?

“Nasce dal fatto che a quei tempi nella parrocchia erano molto intense le attività rivolte ai giovani. Praticamente in parrocchia si viveva e data anche la mia presenza costante nel gruppo dei ministranti, l’allora parroco mi chiese se volessi entrare in seminario. Gli dissi di sì aspettandomi una cosa buona, per poi accorgermi che in effetti si trattava di una realtà interessante”.

 

A distanza di diversi anni senti di poter affermare di aver intrapreso la strada giusta?

“Sì, perché quello tracciato all’epoca era l’iniziale percorso di discernimento. Solo in seguito ti è tutto più chiaro e scopri che le scelte prese sono più profonde. Un po’ come quando due persone si fidanzano. All’inizio magari hanno delle motivazioni anche un po’ superficiali per farlo, ma lo diventano sempre meno quando la conoscenza diventa più profonda. È allora che ti accorgi che il Signore ti vuole e che non puoi dirgli di no”.

 

Cosa ha comportato tutto questo nella tua vita?

“Certamente ringrazio la mia famiglia e la mia parrocchia perché mi hanno dato, come si suol dire, il latte buono e non quello acido, sebbene mia mamma e mio papà non mi abbiano mai chiesto di diventare prete. Basti pensare che sono un primogenito maschio e che dopo di me ci sono solo donne. Posso dire che seguire il Signore è il minimo che si possa fare se lo conosci. Non hai altra scelta”.

 

Qual è stata la tua reazione quando hai appreso che saresti diventato parroco di Casamassima?

“Questo ebbi modo di dirlo già il 1 novembre. Quando fui chiamato dal vescovo, non mi aspettavo minimamente un trasferimento. Se proprio avessi dovuto immaginarlo, lo avrei fatto più per una missione all’estero. Tra l’altro mi trovavo benissimo a Triggiano. Ho invece appreso non solo che il vescovo non mi stesse mandando in missione – tra l’altro avevo dato la mia disponibilità ad andare in Africa, anche perché ogni mercoledì mattina già seguo i rifugiati del Cara di Palese – ma che ci fosse una possibilità su Casamassima. Devo dire che conoscevo poco questa parrocchia. La reazione è stata quella di una completa obbedienza, così da agosto ho cominciato ad analizzare questa realtà, a scoprirla da solo, soprattutto tramite Internet, quando ancora non ne avevo fatto parola con nessuno”.

 

Come ti è parso questo comune?

“Devo dire che sono molto contento di questi primi 17 giorni che ho trascorso qui a Casamassima. Vedo questo paese come una comunità piena di risorse, che mi ha accolto molto bene, che è fatta di tanta gente, di tante persone capaci di offrire il proprio contributo personale in maniera spontanea, senza troppe ‘preghiere’. Certamente è una realtà ampia, vasta e con le sue problematiche. Noto molti casamassimesi d’origine che forse non sono ancora aperti ad accogliere coloro i quali sono venuti da fuori e viceversa i cosiddetti forestieri a capire che devono essere parte attiva di questa comunità e in particolare della parrocchia. Personalmente ritengo che sia giusto mantenere i legami con la propria famiglia d’origine ma che occorra altrettanto vivere bene la realtà locale”.

 

Da alcuni commenti raccolti sul tuo conto si evince la soddisfazione di molti cittadini verso l’arrivo da noi di un prete giovane. Perché secondo te? Ritieni sia così importante?

“Non credo sia una questione di età, anzi devo contraddire questo pensiero. Ritengo si tratti di passione. Se un prete è innamorato di Dio e ama il popolo, che è di Dio, non può non amare anche il popolo che gli viene affidato e a sua volta si renderà subito conto che il popolo lo ama. Se non la pensa così, è chiaro che rischia di condannarsi a una vita non felice”.

 

Come ti accingi a vivere la fase che porterà alla realizzazione del nuovo complesso parrocchiale presso la zona 167?

“Mi sento chiamato in causa perché sarà mio compito trovare dei soldi che serviranno per la costruzione del complesso, sebbene il 75% della somma totale necessaria non provenga da Casamassima, bensì dall’8%, che spesso è mal interpretato e che invece farà sì che tutta Italia ci aiuti a realizzare questa chiesa. Resta il fatto che però a noi compete il restante 25% di quella somma. Sono quindi da un lato preoccupato, perché nella mia vita non ho mai chiesto soldi e di questo sono orgoglioso, dall’altro consapevole che dovrò svolgere anche questo ruolo, oltre che sereno perché confidente del fatto che se lo vuole il Signore, lui ci darà una mano. Penso che seguire la realizzazione di questo progetto, che è solo l’ultima fase di un percorso avviato da chi mi ha preceduto, don Giuseppe, assieme alla comunità, sia una bella cosa, anche perché la fase decisiva per la costruzione del nuovo centro parrocchiale inizierà parallelamente al lancio del 50esimo dalla costituzione della parrocchia Santa Maria delle Grazie, che vivremo il 2 febbraio del prossimo anno”.

 

Oltre a questa ‘mission’ del nuovo complesso parrocchiale, quali sono i tuoi obiettivi per Casamassima?

“Non possono essere che quelli del Vangelo. Mi sforzerò di parlarvi di Gesù e assieme a voi di mettere in pratica quello che vi dico. Non ho un piano pastorale, perché sarà il Signore volta per volta a indicarcelo. Certamente questa è una parrocchia molto numerosa e variopinta nelle sue componenti, da quello che ho potuto capire finora. Ci sono delle fasce sociali che richiedono attenzione. Penso ai tanti anziani, così come alle molteplici giovani famiglie, molte delle quali con più figli, un elemento davvero positivo. Per il resto, siamo parte di una diocesi e il vescovo, ovviamente, ci dà delle indicazioni su quanto potremo realizzare”.

 

In vista dell’arrivo del Natale, puoi formulare un augurio ai cittadini di Casamassima?

“Il mio augurio sta nell’invitare la comunità a prepararsi al Natale e a non anticiparlo, ma a viverlo il giorno di Natale. Non si può festeggiare il Natale senza prepararsi e la preparazione inizia tra due domeniche, con la prima di Avvento. Mi auguro che i miei parrocchani vivano appieno la preparazione per poter poi vivere degnamente la festa del Natale”.

 

Dove contattare don Michele?

“Spero di poter prestissimo, già prima di Natale, porre la mia dimora a Casamassima, per stare a tutti gli effetti in mezzo alla gente della comunità che servo. Intanto è possibile contattarmi personalmente qui in chiesa, così come, essendo io un prete abbastanza social, un po’ su tutti i social network. Sono a vostra disposizione”.

 

Ringrazio, senza troppa retorica, ma proprio pane al pane e vino al vino, chi ha forse avvertito l’esigenza della comunità di una personalità forte e motivata come nostra guida spirituale. Casamassima ne ha sempre (socialmente) bisogno. Un caro saluto all’infaticabile don Giuseppe per la sua opera di lungo corso. Buon cammino don Michele...

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