Domenica 19 Novembre 2017
   
Text Size

Daniela e Rosvita: “Aiutare il prossimo è un dono impagabile”

Daniela e Rosvita


Laureate in tempi record, le due casamassimesi sono pronte per svolgere la professione medica


Due ragazze, due anime votate alla medicina. Non capita tutti i giorni di imbattersi in studenti che portano a termine un percorso di studi, fatto di sudore e fatica, in breve tempo. È il caso di due ragazze casamassimesi, Daniela e Rosvita: laureate in corso, cosa molto rara per chi intraprende questo tipo di studi, si sono distinte per passione e impegno.

Daniela Casiero, classe 1991, e Rosvita Donvito, classe 1989, hanno conseguito il diploma di laurea in Medicina e Chirurgia. La prima si è laureata con una tesi dal titolo “Valutazione ultrasonografica della agenesia del dotto venoso: management e outcome delle cardiopatie congenite rare”. Per redigere la sua tesi di laurea, Daniela ha effettuato uno studio osservazionale su una malformazione cardiovascolare fetale rara (l’agenesia del dotto venoso) seguendo le pazienti, dalla diagnosi prenatale al parto, valutando la prognosi del feto e del neonato.

Rosvita, invece, ha presentato alla commissione una tesi intitolata "Frequenza del virus HPV sulla cervice uterina in donne HIV+: correlazione con lo stato immunitario e la viremia". Il suo lavoro è il frutto di un attento esame di una coorte di donne positive all’HIV, seguite dalla Struttura Semplice di Ginecologia per le patologie AIDS-correlate. Quest’ultimo, è un ambulatorio che funge da centro di riferimento di tutta la Puglia ma anche di altre città del sud Italia. Il virus HPV (Human Papilloma Virus, di cui esistono circa 180 sottotipi) è un virus molto frequente che si trasmette sessualmente e che è causa di condilomi anogenitali, nonchè di lesioni displastiche prima e neoplastiche dopo, a livello della cervice uterina. In questo lavoro di tesi, Rosvita ha dovuto valutare i risultati dei HPV-tests effettuati nel corso dei controlli clinici ginecologici cui si sono sottoposte 118 pazienti da gennaio 2010 a dicembre 2015.

Scegliere di dedicare la propria vita alla medicina, non deve essere stata una scelta facile e a tal riguardo le due neo dottoresse affermano: «Dopo aver conseguito la maturità classica nel 2010 - racconta Daniela - ho subito superato il test di ingresso alla Facoltà di Medicina e, sin da quando mi sono iscritta, ho desiderato diventare ginecologa. Effettuare questo tipo di tesi, ha rispecchiato un duplice desiderio, ovvero conciliare la mia passione per l’Ostetricia (nella fattispecie per la diagnosi prenatale ecografica) con il mio grande interesse per la Pediatria. Posso quindi ritenermi davvero soddisfatta».

Inizialmente meno sicura, Rosvita ha dovuto ricredersi: «Terminato il liceo non avevo idee chiare sul mio futuro. Ero molto timorosa sulla partecipazione al test di ammissione ma alla fine, dopo una particolare insistenza da parte del mio primo fan (mio padre, che purtroppo ci ha lasciati nel 2013), l'ho affrontato e superato. Ero incredula, non me lo aspettavo minimamente ma oggi non saprei vedermi altrove».

Le due ragazze ora si apprestano a intraprendere un nuovo percorso, ancor più faticoso di quello appena conclusosi. Alla domanda “quale significato assume per voi la professione di Medico?”, le due neolaureate non esitano a rispondere: «Fare il medico sarà impagabile - ribadisce Rosvita. Poter rendersi utile è quello che desidero fare. Mi rendo conto che la semplice stretta di mano di un paziente, il suo sorriso dopo aver risposto anche a una semplice domanda mi rende felice nonostante io sia alle primissime armi. Credo che fare il medico non sia una semplice professione ma è uno stile di vita. È necessario saper ascoltare, capire e agire nel modo e nel momento più giusto, perché bisogna interagire con un paziente considerandolo nella sua interezza. Io personalmente, per quanto riguarda la mia carriera universitaria, ho dovuto affrontare (e stiamo tuttora affrontando) il dolore per la perdita di mio padre scomparso improvvisamente a febbraio 2013. Ero sul punto di mollare tutto... poi con l'aiuto delle persone a me più care, ho trovato la forza di studiare e arrivare fino in fondo nel migliore dei modi».

Dello stesso avviso anche Daniela: «Essere medico significa curare nel senso più letterario del termine, ovvero “prendersi cura” con tutti i mezzi a nostra disposizione. dell’essere umano nella sua complessità. Essere medico significa soprattutto imparare a riconoscere la sofferenza altrui e cercare di assistere il prossimo, riconoscendolo prima di tutto come essere umano e poi come paziente».

Non ci resta che augurare, a queste due ragazze, una lunga e prosperosa carriera. Siamo sicuri che i sacrifici fatti in passato, saranno ricompensati dai successi futuri.

ELEONORA MONTRONE

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI