Mercoledì 22 Novembre 2017
   
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Roberta Radogna: “Così ogni giorno combatto la mia battaglia contro il Crohn”

Roberta Radogna

 

La testimonianza di chi, tra enormi sofferenze e difficoltà, ha saputo tramutare in forza la sua più grande debolezza «Ho scoperto di avere il Morbo di Crohn nel 2000, ma già da un anno ero molto sofferente. Oggi faccio la barista, un lavoro intrapreso a 19 anni semplicemente per bisogno, ma diventato oggi più di una semplice passione, diventato la "cura" al malumore, al mal di pancia, allo stress, a quella solitudine che mi porto dietro da anni». È Roberta Radogna, ideatrice dei due appuntamenti riguardanti le patologie croniche dell'intestino, a raccontarsi come un libro aperto e a riferirci della sua quotidiana 'convivenza' con la malattia.

 

Come hai scoperto di essere affetta dal Morbo di Crohn e attraverso quali sintomi?
«Ho subito un dimagrimento importante: all'epoca non ero alta neanche 1,50 e pesavo meno di 35 chili. Ma in quel periodo i miei genitori si stavano separando, per cui il parere di molti medici era quello che fossi una ragazzina in cerca di attenzioni e giunta al punto di procurarmi il vomito da sola pur di attirare l'attenzione. L'unica a credere alla veridicità nei miei dolori fu la dottoressa Ferri, che dopo svariati controlli mi indirizzò al Policlinico di Bari e poi a Roma. Cè da dire che all'epoca era ancora rara la diagnosi di Crohn in una bambina ma purtroppo negli ultimi anni i casi in età infantile sono aumentati a dismisura. Molti dottori hanno confermato la tesi in base alla quale probabilmente lo stress di quel periodo della mia vita è stato l'elemento scatenante di un qualcosa che comunque prima o poi si sarebbe manifestato e che per me è stato profondamente difficile da accettare. “Roberta, devi scegliere: o fai diventare il Crohn il tuo miglior amico o diventerà il tuo peggior nemico” è però la frase recitata dal medico che mai dimenticherò e che mi ha trasmesso tanta forza».

 

Credi che questa malattia ti ha cambiata e in che modo?
«Il Crohn mi ha cambiata profondamente e non solo dal punto di vista fisico. Ha mutato il mio approccio alla vita, mi ha fatto sviluppare una sensibilità nei confronti dell'altro davvero impressionante. Nel corso di tutti questi anni ho potuto provare tante emozioni contrastanti. Ho visto compagne di stanza morire al mio fianco ma anche tanta felicità nelle facce di pazienti che si sono ripresi appieno dopo interventi devastanti o semplicemente per un permesso di uscita durante un ricovero capitato nel periodo natalizio».

 

Chi è dunque Roberta e quali sogni custodisce nel cassetto?
«Nel mio passato c'è un padre quasi mai frequentato dopo la separazione con mia madre, un trasferimento a Venezia impostomi a 14 anni e un ritorno a casa, nella mia amata terra guaritrice, a 19 anni, età in cui mia madre mi ha ritenuta matura per farcela da sola. Ho frequentato fino al quarto anno del liceo psicopedagogico a Venezia, dove vivevo, ma poi ho dovuto iniziare a lavorare per mantenermi e potermi trasferire di nuovo qui. Purtroppo tra problemi di salute e lavoro non ce l'ho fatta a concludere il mio percorso di studi ma sarebbe il mio grande sogno...».

 

Da cosa trae origine l'iniziativa che hai organizzato in occasione della Giornata mondiale delle malattie croniche dell'intestino e chi ti ha supportata per la sua riuscita?
«L'idea è stata ispirata dalla fotografa Chiara De Marchi e dalla sua pagina Facebook 'Invisibile Body Disabilities'. Il parrucchiere Rocco Lotito mi ha aiutato con un contributo, mentre il negozio di fiori “L'angolo fiorito” e la cartolibreria Cartopoint mi hanno fatto pagare l'occorrente per la manifestazione a prezzo di costo. Il resto c'è l'ho messo io. Ringrazio il sindaco Vito Cessa e Adriano Bizzoco per aver accolto la mia richiesta di supporto. Gli stessi si sono messi in contatto con Salvo Leone, responsabile di A.M.I.C.I Onlus, che gli ha confermato l'esistenza della Giornata mondiale delle malattie croniche dell'intestino e dell'iniziativa del 19 maggio di illuminare di color viola un monumento della propria città. Entrambi si sono dimostrati molto sensibili e disponibili, tanto da essersi poi prodigati per la buona riuscita della parte di evento relativa all'illuminazione della piazza a tema. Spero tanto di riuscire presto a creare una sede di A.M.I.C.I anche sul nostro territorio».

FRANCESCA DELL'AIA

Commenti  

 
#1 Anto 2016-06-04 08:10
Brava roby
 

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