Giovedì 23 Novembre 2017
   
Text Size

Da bene confiscato a bene comune

beni confiscati alla mafia casamassima aprile 2016 (7)


Casamassima si riappropria di due capannoni e due appartamenti

Mercoledì mattina l'Ansbc (Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) ha consegnato nelle mani del Sindaco Vito Cessa le chiavi di due capannoni del Baricentro e di due appartamenti siti in via Fiorentini. «Un ottimo risultato ottenuto grazie anche al lavoro svolto dagli uffici Contenzioso e Tecnico del Comune di Casamassima – ha affermato il Sindaco ai nostri microfoni dopo la firma. Questi beni restituiti alla comunità, oltre all’indubbio valore economico e pratico, hanno un importante valore simbolico che è quello della legalità. Abbiamo le idee chiare per la destinazione da dare a questi spazi».

La procedura, seguita in battuta iniziale dall’avvocato ed ex assessore Silvia Lioce per l’amministrazione Cessa, ha visto una stretta e disponibile collaborazione con l’Agenzia. La stipula riguarda due capannoni di 300 mq l’uno, siti presso il Baricentro al Lotto 8 moduli 9 e 10 e indentificati al Nuovo catasto edilizio urbano del Comune. I due beni sono stati confiscati il 13 luglio 2011 dal Tribunale di Bari in favore dell’Erario dello Stato e contro la società immobiliare “Ellemme s.r.l.”.

Avvenuto sopralluogo e consegna dei primi due beni, ci si è spostati con l’Ansbc in via Fiorentini n.7, alle spalle del Comando della Polizia Municipale, dove sono stati affidati all’attuale amministrazione, in quota 50%, due appartamenti confiscati in via definitiva nel 2010. Questi si aggiungono ai tre già in possesso del Comune allo stesso indirizzo, confiscati alla criminalità organizzata e destinati ai servizi sociali dal Sindaco Vito De Tommaso.

Le due abitazioni appartengono per metà al Banco di Napoli e l’amministrazione ha già avviato gli accordi per acquisire il prima possibile la quota indivisa per poter usufruire completamente degli immobili per finalità istituzionali.

«L’acquisizione di beni confiscati alla mafia - ha spiegato il sindaco Cessa - è motivo di orgoglio per un’amministrazione che mette al primo posto la lotta contro l’illegalità. Dal punto di vista pratico siamo ora in proprietà di spazi che ci saranno utili. Gli appartamenti diventeranno sede, come d’accordi anche con l’Agenzia, di uffici comunali; mentre una parte dei capannoni sarà destinata ad uso deposito. Per la restante parte valuteremo bene le tante idee, abbiamo l’imbarazzo della scelta».

«I capannoni sono stati chiusi per tanti anni senza manutenzione - ha aggiunto il vicesindaco Andrea Palmieri - prima di capire come destinarli bisogna fare una valutazione dei lavori necessari per renderli agibili viste le importanti infiltrazioni cui sono soggetti. Ci adopereremo anche per il recupero di eventuali finanziamenti dal Ministero come è accaduto nel caso dei primi tre appartamenti del centro quando trovammo dei fondi specifici. La disponibilità dell’amministrazione De Tommaso in quell’occasione ha reso possibile che il Maresciallo della Finanza ci contattasse dopo poche settimane dal nostro insediamento chiedendoci se fossimo interessati a ricevere questi beni in prosecuzione di quanto già accaduto in passato. Se è vero che questi beni rappresentano un valore economico per il Comune, emerge con più forza il valore simbolico perché strappati alla criminalità. Le istituzioni devono dimostrare la loro presenza e metterli a servizio della comunità».

Intanto in sede di Consiglio Comunale, all’approvazione, sull’argomento si è espresso Gino Petroni sottolineando che i capannoni sono soggetti ad una quota condominiale di 1 euro a metro quadrato più IVA, raggiugendo quindi la spesa di 800 euro mensili, così il consigliere Vito Rodi ha consigliato all’amministrazione di mettere a reddito immediatamente i due capannoni visti i costi altrimenti non ammortizzabili.

Il Comune ha dodici mesi di tempo dal trasferimento per provvedere alla destinazione dei beni, in caso contrario il prefetto nomina un commissario con poteri sostitutivi. Una corsa contro il tempo già iniziata per restituire alla comunità quanto qualcuno un tempo usava per illeciti e criminalità.

LUNA PASTORE

 

COSA È L'ANSBC

Istituita con decreto-legge 4 febbraio 2010, n.4, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2010, n. 50, oggi recepita dal decreto legislativo n.159 del 6 settembre 2011 (Codice Antimafia), l'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata è un ente con personalità giuridica di diritto pubblico, dotata di autonomia organizzativa e contabile ed è posta sotto la vigilanza del Ministro dell'interno. La struttura ha sede principale a Reggio Calabria e sedi secondarie a Roma, Palermo, Milano e Napoli.

Scopo principale dell'Agenzia è quello di provvedere all'amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, a seguito di confisca definitiva, nonché coadiuvare l'amministratore giudiziario sotto la direzione dell'Autorità Giudiziaria in fase di sequestro fino alla confisca di primo grado, dopo la quale assume la gestione diretta degli stessi beni. La creazione dell'Agenzia ha come elemento innovativo il tentativo di introdurre un'amministrazione dinamica dei patrimoni confiscati che snellisca e velocizzi la fase di destinazione degli stessi, superando le carenze e le inefficienze della precedente metodologia di gestione.

Attraverso una stretta collaborazione con l'Autorità giudiziaria, l'Agenzia fornisce un valido supporto alla programmazione della destinazione del bene, già durante la fase giudiziaria, acquisendo tutte quelle informazione e nel contempo indicando quelle attività necessarie al superamento delle criticità che spesso ostacolano o rallentano la restituzione alla collettività dei patrimoni mafiosi e quindi il riutilizzo sociale degli stessi.

Naturalmente all'attività di amministrazione e destinazione dei beni svolta dall'Agenzia, animata dalla volontà di non rendere vano l'impegno di Forze dell'Ordine e dell' Autorità giudiziaria, si affianca il costante monitoraggio posto a garanzia dell'effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni mafiosi, affinché il compito istituzionale svolto non si riduca a semplice dato statistico, ma si concretizzi in una reale percezione della presenza dello Stato nel territorio.

Commenti  

 
#1 copia&incolla 2016-05-04 23:41
Miraccomando...ficcateci un bel centro sociale....
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI