Giovedì 23 Novembre 2017
   
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Vota SÌ, contro le trivelle in mare

Locandina Stop trivelle


Referendum di domenica 17 aprile: quello che c'è da sapere
per scegliere consapevolmente

 

«Pagheranno i nostri nipoti, forse addirittura i nostri figli». Erano le parole di Renzi a Cop21, una conferenza internazionale finalizzata a trovare un accordo sul contenimento del riscaldamento globale. Renzi che chiuse «… non potremo che imitare la cosa più bella che c’è, cioè la natura, che oggi va difesa da noi stessi». Mi domando con quale coscienza una persona pronunci queste parole e poi inviti a non votare!

A settembre 2015, dopo un appello rivolto a tutte le componenti sociali del territorio, appello rimasto senza risposta, l’associazione Cieliblù, Territorio Zero e il Circolo Sel Casamassima hanno chiesto al Consiglio Comunale di questo paese di pronunciarsi sull’eventuale intervento sulla questione da parte del governatore Emiliano, di fare insomma tutto ciò che fosse nelle proprie possibilità per impedire che si procedesse alle prospezioni prima e successivamente alle trivellazioni nel nostro mare. Il Consiglio deliberò che la richiesta fosse legittima e l'approvò. Oggi testimoniamo la vittoria di tutti noi.

Michele Amoruso

Domenica 17 aprile, dalle 7 alle 23, recati al tuo solito seggio ed esercita il diritto/dovere di voto! Il tema referendario recita: «Modalità di gestione della durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi in zone di mare». Lo Sblocca Italia approvato dal governo Renzi permette infatti alle società petrolifere di sfruttare i giacimenti di gas/petrolio fino ad esaurimento del giacimento, mentre le leggi in vigore ne consentono una durata trentennale e successivamente ogni 5 anni, ove le verifiche confermassero la concessione.

Perché dunque votare SI?
Le motivazioni sono innumerevoli, mi limiterò a citare quelle più significative:

- Perché il tempo dell’energia da fonti fossili (petrolio, gas, carbone) è finito. Ce lo impone Cop21 2015, dove delegazioni di 169 paesi di tutto il mondo si sono incontrati e ci hanno detto che la terra è già piuttosto compromessa. E i fenomeni meteorologici lo confermano. Se si dovesse poi superare il limite di 1,5°C relativamente al surriscaldamento terrestre nessuno sarebbe capace di prospettare scenari positivi. Da questo l’unica strada percorribile sarà lo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili. La vittoria del SI costringerà i prossimi governi a realizzare un piano ufficiale, ormai impellente, per prendere le distanze dalle fonti fossili.

- Perché la 'Green Economy' è l’unica vera possibilità di sviluppo e di lavoro. Pensiamo alle fonti rinnovabili: energia solare, eolico, geotermica, biocarburanti (seppur con la dovuta cautela). Discorso a parte va fatto per l’idrogeno, vero propulsore per un terzo millennio, all’insegna delle energie pulite. A Monopoli esiste l’Università dell’idrogeno. Dopo aver assistito alla dimostrazione di mezzi a totale impatto zero, mi sono convinto che siamo nel futuro ma che a qualcuno non conviene.

- Perché non è vero che migliaia di lavoratori altamente specializzati rimarranno senza lavoro. Con la vittoria del SÌ, nessuno metterà i lucchetti alle piattaforme, che potranno continuare il loro lavoro fino ad esaurimento dei giacimenti. Con l’unica variante che ogni 5 anni dovranno rinnovare le richieste di proroga, che potranno arrivare solo dopo la verifica dello stato delle cose (che in realtà conosciamo benissimo già oggi).

- Perché non è vero che si perderanno lavori altamente specializzati, perché la gran parte del lavoro sviluppato sulle piattaforme viene gestito da “remoto”, quindi si tratta di opere di manutenzione e manovalanza ma non per questo meno importanti.

- Perché gli studi effettuati da Laboratori indipendenti rilevano preoccupanti tassi di inquinamento nelle vicinanze delle piattaforme.

- Perché è verissimo che nei territori lucani, nelle vicinanze dei pozzi, c’è un elevato tasso di inquinamento delle terre e delle acque, aspetto che sta costringendo migliaia di aziende alla chiusura o allo spostamento in altre zone. Recentemente la Procura di Potenza ha sequestrato migliaia di cartelle cliniche per l’elevato numero di tumori rilevato nelle aree dove esistono i pozzi petroliferi;.

- Perché gli introiti derivanti dal petrolio per lo Stato italiano sono prossimi ai 350 milioni di euro, mentre guadagni miliardari sono intascati dai petrolieri.

- Perché producono un elevato spreco di risorse idriche: per ogni barile di petrolio estratto c’è bisogno di 8/10 barili di acqua.

In definitiva, 'grazie' all'intervento delle trivelle, si produce l’1-2% del consumo nazionale di idrocarburi. Se anche tra qualche anno gli stabilimenti dovessero chiudere, non ne risentirebbe nessuno e i lavoratori addetti potrebbero essere reintegrati in progetti innovativi...

MICHELE AMORUSO

 

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