Domenica 16 Dicembre 2018
   
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LA DIFFICILE PROFESSIONE DEL VENDITORE AMBULANTE

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Un autocarro carico di merci di ogni tipo, quasi un mini bazar ambulante: è l’immagine pesante che ci passa davanti agli occhi quando, incuriositi dal volume alto della voce al megafono, lanciamo uno sguardo dalla finestra o, sempre per curiosità, ci fiondiamo fuori di casa. Quella voce ci annuncia “E’ arrivato l’arrotino!” oppure “Scope, palette, piumoni, secchi, catinelle…”. Insomma, quella voce forte, veloce, a volte ripetitiva e non cadenzata, ci lancia un richiamo: sono un venditore ambulante e vi offro beni e/o servizi.

Qualche giorno fa mi servivano degli oggetti per casa. Si sa, la pigrizia aumenta invece di diminuire, quando ad un tratto passa lui: il venditore ambulante. Anch’io, preso dalla curiosità, mi affaccio alla finestra. Lo scorgo in lontananza, sempre più carico di merci. Mi servono prodotti e merci per casa. Esco, lo fermo, compro due scope e qualche altro oggetto. Pago. Solo cinque euro. Emette persino lo scontrino. Penso: è onesto, dichiara i redditi al fisco. Mi porge il resto, lo scontrino e la merce, e mi dice: “Ormai questo è un mestiere difficile”. Lo provoco, o meglio, cerco di fargli spiegare quella affermazione. Mi dice che non c’è lavoro, la gente è sempre più diffidente nei confronti dei professionisti commercianti come lui. La ragione di fondo del commercio ambulante è l’abbattimento di spese fisse spesso alte, quali i costi per l’affitto dei locali d’attività con tutto ciò che esso comporta (spese di luce, acqua, gas e telefono).

Però, le spese per l’esercizio dell’attività ci sono. Bisogna ottenere innanzitutto, oltre la partita IVA, una licenza d’esercizio d’attività, e bisogna ovviamente pagarla. Anche loro hanno un commercialista, pagano parcelle; anche loro pagano le imposte. E, soprattutto, incidono anche molto le spese per il carburante, trattandosi di un mestiere girovago. Infine, devono pagare anche l’assicurazione per il mezzo e il bollo regionale sull’automezzo. Tutto ciò, con una famiglia da mantenere. Ovviamente a volte ci sono esigui sgravi fiscali. Ma ormai sono una tantum. Lo Stato e gli enti locali sembrano essersi dimenticati di loro. Come del resto anche noi, che non acquistiamo quasi mai da questi professionisti.

Lo saluto. Prendo scontrino, resto e merce e torno in casa. Scrivo quest’articolo. E mi viene in mente che l’unica cosa che possiamo fare, del resto, è essere meno diffidenti, e comprare merce e servizi da questi commercianti. Del resto, è merce della stessa qualità che troviamo in bazar commerciali stabili (i famosi “nonsolomille”), lo scontrino lo rilasciano (perché tendono ad essere più onesti di altri), ed i prezzi son comunque bassi, poiché questi professionisti sono interessati a coprire almeno i “costi della spedizione” più un piccolo guadagno, e incentivano la quantità venduta più che il ricarico sul singolo pezzo o servizio venduto. Evitando di chiuderci quindi in luoghi comuni quali l’esistenza della crisi, la soluzione è a portata di mano, anzi…d’orecchio!

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