Giovedì 23 Novembre 2017
   
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La violenza di genere al cuore di “Donna... con te”

Angela Lacitignola Centro Antiviolenza Casamassima

Intanto Angela Lacitignola del Centro Antiviolenza territoriale lancia l'allarme: “Sette donne su dieci sono ancora vittime di violenza”

 

Un'occasione attraverso la quale aggregare e rendere sempre più partecipe e consapevole la collettività a proposito di temi delicati. È su tali presupposti che lo scorso 19 dicembre, presso la Chiesetta dell'Addolorata, ha avuto luogo “Donna... con te”, l'iniziativa che, fortemente voluta da Antonietta Spinelli, assessore alle Pari opportunità del Comune di Casamassima, si è presto rivelata il punto da cui partire per tracciare un bilancio sul fenomeno della violenza sulle donne e, perché no, in particolar modo nel nostro territorio.

Per rispondere all'interrogativo se la violenza perpetrata ai danni delle donne sta conoscendo un decremento o è ancora necessario non abbassare la soglia di attenzione sulla problematica, si è chiamata in causa Angela Lacitignola, sociologa, mediatrice culturale ed esperta in contrasto alla violenza di genere e sui minori che, nelle vesti di referente del Centro Antiviolenza del Distretto socio sanitario comprendente Casamassima, Sammichele, Turi e Gioia del Colle, ha offerto spunti di riflessione degni di attenzione.

«Per violenza – asserisce la Lacitignola – non si intende solo quella che si vede, quella che lascia i segni sul corpo. Violenza è anche quella che non si vede, quella che ha colpito ognuna di noi o che colpisce ancora in casa, a scuola, sul posto di lavoro, perché circa sette donne su dieci sono almeno una volta nella vita state vittime di una molestia o di una qualche forma di violenza e quindi, di conseguenza, sette uomini su dieci quella violenza l’hanno in qualche modo esercitata». Poi affonda: «La famiglia siamo abituati a pensarla come il nido d'amore, come un luogo sicuro che garantisce la crescita armoniosa dei bambini, ma purtroppo più frequentemente di quanto si possa essere portati a pensare quel desiderio si infrange contro la realtà dei fatti, perché all’interno della famiglia si possono sviluppare forme di violenza e di abuso di potere verso le donne, i minori e gli anziani».

Ma da cosa trae origine la violenza e a quali conseguenze porterebbe? La sociologa non ha dubbi: «La nostra cultura è piena di stereotipi e di pregiudizi di genere. È patriarcale e maschilista, sottolinea la supremazia del maschile sul femminile, dell'uomo sulla donna, schiacciando quest'ultima e sviluppando un profondo senso di colpa e di inadeguatezza, la perdita di autostima e delle proprie sicurezze, assieme a paura, confusione e vergogna, il tutto mentre 'lui' minimizza e si giustifica dando alla controparte della pazza, dell'isterica, dell'ignorante. Ma la violenza traumatizza, è una ferita dell'anima, oltre a rappresentare un costo per la società». Una recente ricerca di Intervita Onlus avrebbe infatti stimato il costo economico e sociale della violenza sulle donne in quasi 17 miliardi, dei quali 2,3 costituiti da costi monetari diretti relativi ai servizi (sanitari, sociali, giudiziari) che richiede e oltre 14 miliardi da un 'prezzo' non monetario, fissato in termini di costi umani, emotivi ed esistenziali.

Cosa fanno oggi le donne per reagire e ribellarsi a tali dinamiche? “Le donne si muovono per arginare questo fenomeno sin dalla fine della Rivoluzione Francese, affermando di possedere gli stessi diritti degli uomini. I Centri Antiviolenza nascono invece in Italia negli anni Ottanta e almeno dieci anni dopo in molti altri paesi per colmare il vuoto dei servizi alle donne vittime di violenza. Ma anche per promuovere una cultura paritaria e di rivendicazione. È dagli anni Novanta che tale tema è all’attenzione del consiglio d'Europa. Il nostro governo però, a parte il decreto sicurezza, non si è ancora dotato di un piano nazionale sostanziale di contrasto alla violenza”.

«Il nostro Cav – la Lacitignola fa ora riferimento al Centro Antiviolenza presente nell'ambito territoriale in cui è compresa Casamassima – è costituito da un'equipe base di professioniste: una coordinatrice-sociologa, una psicologa psicoterapeuta, un’assistente sociale, un’avvocata e un'educatrice. La sede del centro è a Turi, nella Chiesa di San Giovanni Battista, nei pressi del carcere, in via Massari. Si tratta di uno spazio messo a disposizione dalla parrocchia e da don Nicola gratuitamente, ma garantiamo ascolto anche negli altri comuni presso le sedi dei Servizi sociali o altri spazi che possano garantire la riservatezza».

Il numero di riferimento del Centro Antiviolenza è 388 9898797, mentre l'indirizzo mail a cui è possibile scrivere è Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Tra i servizi che offre si annoverano conforto, assistenza sociale, accoglienza, accompagnamento al pronto soccorso e presso le forze dell’ordine, sostegno psicologico e legale, intervento dell'educatrice. «C'è da sottolineare, comunque, che l’avvocata del Centro Antiviolenza realizza solo attività di orientamento, non presa in carico legale, che viene invece attuata da avvocate del territorio sensibili e formate di concerto con l’equipe del centro», sottolinea la mediatrice. Su altri fronti, il Cav si occupa di sensibilizzazione sulla tematica della violenza, di lavoro in rete e di raccolta dati. A tal proposito svolge incontri nelle scuole con alunni, docenti e genitori. «Ricordiamoci – ha voluto evidenziare la Lacitignola – che dietro ogni donna vittima di violenza c'è almeno un bambino che assiste e che le conseguenze della violenza assistita sono le stesse della violenze diretta».

«In un anno – racconta – le donne che si sono affacciate al Cav sono raddoppiate. Il fenomeno sta emergendo nel senso che molte più donne sono maggiormente consapevoli e si aprono con noi, ma c’è ancora molto da fare. Dalle percentuali rilevate nel 2014 e nei primi mesi del 2015, il 60 per cento delle donne che accedono al Cav ha figli. Noi siamo sicure che si tratti di una percentuale ancora bassa, dovuta in parte al fatto che è enormemente diffuso tra le donne il pregiudizio fortificato in loro dalle parole del maltrattante (“Se ti rivolgi ai Servizi sociale ti toglieranno i bambini”) e in alcuni casi anche da frasi dette in modo superficiale dagli agenti delle forze dell’ordine».

«Quello che non dobbiamo dimenticarci – conclude la Lacitignola – è che la violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né cultura o ricchezza. Fino a quando continuerà, non potremo pretendere di avere compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace. Lo dice Kofi Annan e, io aggiungo, verso la vera democrazia. Insomma anche in questo territorio ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. Ogni uomo dovrebbe sentire il peso e la responsabilità dei gesti di violenza compiuti da loro simili, da altri uomini. Così come ogni donna».

FRANCESCA DELL'AIA

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