Domenica 19 Novembre 2017
   
Text Size

Gli additivi: la parola all'esperta!

Casamassima-La dottoressa Mariacristina Maiorano

 

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

Spesso un'insidia per la nostra salute e alimentazione quotidiana:
come discernere quelli 'buoni' da quelli 'cattivi'?

 

Quando entriamo in un supermercato non sappiamo più come muoverci. Ormai siamo tutti a conoscenza della tossicità di alcune sostanze come l’olio di palma o gli additivi alimentari, ma se risulta semplice non acquistare un prodotto contenente il primo, molto più complicato è trovare un alimento privo di additivi. Anzi, quasi sempre ogni prodotto ne contiene più d'uno. Ci ritroviamo, così, tra le corsie dei negozi a leggere etichette con nomi o sigle a volte incomprensibili e non sapendo proprio cosa scegliere, cosa comprare, cosa fa bene e cosa fa male. Cerchiamo quindi, con l’aiuto della dottoressa Maiorano, esperta nutrizionista, di capire cosa sono realmente gli additivi, che effetti hanno sulla nostra salute e come imparare a leggere le etichette.

Dottoressa Maiorano, cosa sono gli additivi alimentari?

“Gli additivi sono delle sostanze aggiunte agli alimenti per svolgere una determinata funzione o per migliorare alcune caratteristiche del prodotto. Si possono suddividere in diverse categorie in base alla loro funzione: coloranti, conservanti, addensanti, emulsionanti e così via”.

Sulle etichette dei prodotti alimentari troviamo una serie di sigle e nomi. Come capire a cosa corrispondono e come riconoscere queste sostanze, anche con lo scopo di evitarle?

“Partiamo dal presupposto che evitarle risulta pressoché impossibile, ma possiamo dire che la legge (per la precisione le direttive dell'Unione Europea) stabilisce quali additivi possono essere usati, le quantità massime consentite e gli alimenti in cui si possono trovare. Quelli ammessi sono indicati da una sigla alfanumerica che inizia con la lettera E, seguita da un numero. La lettera E definisce appunto che l'additivo in questione è permesso in tutti i paesi europei, mentre il numero definisce la categoria, ad esempio gli additivi da E100 a E199 rappresentano i coloranti. Per legge gli additivi alimentari devono essere sempre menzionati sull’etichetta nell’elenco degli ingredienti e a dover essere riportata è sia la funzione dell’additivo nel prodotto finito, sia la sostanza usata, attraverso il relativo numero E o la sua denominazione. Anche l'ordine con cui gli ingredienti appaiono sull'etichetta non è casuale ma regolato dalla legge: gli ingredienti sono disposti in ordine decrescente di quantità e gli additivi compaiono solitamente alla fine dell'elenco, quindi sono presenti in quantità minime”.

Dobbiamo avere paura di queste sostanze? Sono tossiche?

“Come abbiamo detto, è quasi impossibile evitare un additivo e i regolamenti dell’Unione europea ci danno delle linee guida circa la loro tossicità. È dunque bene capire che non dobbiamo avere a priori paura di tutti gli additivi. Alcuni sono innocui, come ad esempio il colorante E100, che corrisponde alla curcumina, mentre altri sono considerati sicuramente o potenzialmente tossici, come il glutammato monosodico (E260 ed E621) o i nitrati (E249, E250) e nitriti (E251, E252), considerati potenzialmente cancerogeni e comunemente aggiunti come conservanti a insaccati e würstel per mantenerne il colore rosso, sviluppare l'aroma e svolgere un'azione antisettica. Nominarli tutti è impossibile; per questo è stata mia premura allegare al pezzo in uscita per questo numero una lista contenente i più comuni additivi tossici da ritagliare e portare sempre con sé. Per la lista completa invito tutti a visitare il mio sito www.nutrizionistamaiorano.altervista.org, nella sezione 'File utili', dove è possibile trovare e scaricare la lista completa”.

Perché nonostante esista una normativa che indica quali sono gli additivi dannosi, si parla ancora tanto della loro generale presunta tossicità?

“Il problema è che anche se sappiamo quali additivi sono sicuramente o potenzialmente tossici, i dubbi sulla loro dannosità più ad ampio raggio restano ancora molti. Questo perché in realtà non si sa ancora quali possano essere le conseguenze nell'assunzione di tali sostanze, soprattutto a lungo termine. Ovvero, nonostante la legge fissi i livelli massimi consentiti per la loro assunzione, questi si riferiscono a un consumo moderato di alimenti, senza tener conto della somma di tutti i cibi consumati in un pasto o in un giorno e quindi dell'accumulo di tali sostanze o dell'interazione tra le varie tipologie di additivi. In definitiva, per la mancanza di informazioni e di studi che dimostrino una reale correlazione tra l'assunzione di additivi e l'insorgere di malattie, gli additivi non possono essere, in generale e a priori, definiti tutti tossici o tutti innocui”.

Quali sono allora i consigli che può offrire ai nostri lettori su come destreggiarsi tra le varie etichette e i vari additivi?

“I consigli che posso dare sono: evitare il più possibile gli additivi che sicuramente sono stati definiti tossici e, ove possibile, anche quelli la cui tossicità è solo sospetta; prestare attenzione ai prodotti con le scritte senza calorie o dietetico, che spesso contengono edulcoranti (o dolcificanti) tossici, come ad esempio E951, meglio noto come aspartame, tossico per l'embrione (è infatti vietato in gravidanza e allattamento) e potenzialmente cancerogeno; ricordare che per legge ci sono prodotti che non possono contenere additivi: acqua minerale, caffè, burro, latte, miele, olio di oliva, legumi e verdura fresca. Porre infine attenzione agli aromatizzanti: non hanno un codice identificativo. Dietro la dicitura 'aromi naturali' vi sono alcuni prodotti che in realtà di naturale non hanno nulla e che, anche se vengono tutti indicati con il termine generale di 'aroma', in realtà contengono circa tremila sostanze. Alcune le conosciamo, altre sono poco note e altre ancora sono allo studio. Tra l'altro, a differenza delle altre categorie di additivi precedentemente menzionati, nel caso degli aromi le valutazioni di tossicità sono più grossolane, in quanto si hanno pochi dati sia sulle quantità presenti negli alimenti che sulle specifiche caratteristiche tossicologiche di ognuno di loro. Fortunatamente sembra che la Commissione europea si stia muovendo anche in questo senso per fissare parametri più certi”.

 

FRANCESCA DELL'AIA

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI