Giovedì 23 Novembre 2017
   
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Intervista al baritono Pietro Barbieri, orgoglio casamassimese

Casamassima-Intervista al baritono Pietro Barbieri, orgoglio casamassimese (2)

 Articolo pubblicato su "la Voce del Paese" in edicola la settimana scorsa 

Barbieri: «Porto sempre un pezzo di Casamassima con me»

Pietro Barbieri è una persona estremamente affabile e gentile, come poche ormai se ne trovano. Prendendo un caffè con lui nessuno immaginerebbe che si tratta di un artista di fama internazionale, la cui sfolgorante carriera l'ha portato, recentemente, a esibirsi nientemeno che in Giappone. Il baritono Pietro Barbieri, nato a Casamassima, e laureatosi presso il Conservatorio "Niccolò Piccini" di Bari, si è infatti esibito, il 13 settembre a Kioto e il 17 e 19 settembre nella città giapponese di Himetji, nello spettacolo "Pagliacci" di Ruggero Leoncavallo, opera lirica presentata la prima volta a Milano il 1892.

Cominciamo dalla fine. Sappiamo dei tuoi ultimi successi in Giappone. Ci racconti come è andata?

«I successi vengono sempre da un percorso che comporta sacrificio, studio e apprendimento. L'esperienza del Giappone è stata una cosa nata veramente in due mesi, non pensavo neanche io di fare questa bellissima esperienza; ho fatto tante esperienze belle, ma credo che questa mi rimarrà nel cuore perché mi sono accorto di come la musica all'estero venga apprezzata. Al contrario, qui nel Meridione, magari durante le feste patronali con la banda che suona, ti accorgi che mentre i musicisti lavorano e suonano vengono ascoltati distrattamente; all'estero quando si esegue musica si ferma letteralmente l'orologio. Eppure il 90% per cento dell'opera italiana è fatta da italiani».

Facciamo ora un passo indietro nel tempo. Ci parli dei tuoi esordi?

«Sin da bambino ho avuto ambizioni musicali. Abitavo in Via Roma dove c'era un negozio di detersivi e qui giocavo suonando, come se fosse una batteria, i fustini del detersivo! Giocavo con il sax giocattolo, insomma ho sempre avuto questa propensione per la musica. Tutto è poi iniziato cantando in chiesa, facendo il chirichetto nella parrocchia della Chiesa madre. Sono entrato nel coro, mi fermavo alle prove, ero il più appassionato di tutti. Mi hanno poi affidato la direzione del coro delle voci bianche in parrocchia. Da lì sono cominciati i miei studi specifici, ho voluto perfezionarmi studiando solfeggio e il pianoforte. È nato tutto per gioco, ma ora posso dire che ho fatto della mia passione il mio lavoro e so quanto questo rappresenti un grandissimo privilegio».

Credi che la musica classica sia realmente apprezzata e compresa a Casamassima?

«Non è che non è apprezzata. Purtroppo la zona del meridione, come l'Italia in genere, è abituata male dagli stessi teatri: non si possono inserire in scaletta brani di autori che non siano Puccini, Verdi e Bellini; il pubblico vuole sentire solo ed esclusivamente gli autori della tradizione. Se durante un mio concerto non inserisco Tosca, Turandot o la Donna Immobile, la gente inizia ad annoiarsi. Lo stesso Mozart, che è bellissimo ma non italiano, nonostante avesse un librettista italiano e ha studiato in Italia, non è apprezzato quanto dovrebbe e c'è una conoscenza dell'autore che reputo molto limitata».

Quale è stato il momento più bello della tua carriera?

«Ogni momento vissuto sul palcoscenico è bello. Quando sali sul palcoscenico, i primi tre minuti sono sempre ricchi di tensione e adrenalina. Questo vuol dire che ogni volta per me è come la prima volta, anche se faccio cose diverse. Ed ogni volta è un'emozione diversa: posso dire davvero di ritenermi fortunato a fare musica. Guai se non esistesse la musica».

Non saranno certo mancati durante la tua carriera momenti difficili.

«Certo, sopratutto quando incontri "maestrucoli" che insegnano senza metterci il cuore, e purtroppo ne ho incontrati tanti. Ma nel nostro campo, come a mio parere nella vita, ci sono maestri con la M maiuscola e maestrucoli. Ma come si dice in una famosa trasmissione televisiva, "io rifiuto e vado avanti"».

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

«I prossimi progetti sono tanti, anche a livello locale. Ad esempio, con una nuova associazione che vede cooperare adulti e ragazzi, stiamo organizzando un musical su San Francesco in collaborazione anche con l'associazione "Scarpette Rosa"».

Curi dunque anche progetti "locali". Sei orgoglioso di essere casamassimese?

«Tantissimo. Io vivo ad Adelfia perché sono sposato con una persona di Adelfia che tra l'altro lavora a Casamassima, ma ci torno ogni settimana perché qui insegno, qui ho i miei affetti più cari, tra cui mia madre.  Quando vado in giro per il mondo, porto sempre un pezzo di Casamassima con me nel cuore: pensa che durante la celebrazione di San Rocco gli amici mi mandavano foto dei festeggiamenti mentre io ricambiavo con quelle del mio concerto. E devo ammettere che ci sono stati momenti in cui mi sono emozionato, vedendo anche solo una foto del mio paese in festa».

VALERIA MARANGI

Foto: Amo Casamassima

 

 

 

 

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Commenti  

 
#1 Fedele 2015-10-04 08:01
Complimenti davvero intraprendente
 

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