Domenica 19 Novembre 2017
   
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Ricorso Decathlon , verso la fine del contenzioso

Casamassima- ricorso decathlon

 

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

Annullata in autotutela l'ordinanza dell'aprile 2014 che obbligava Decathlon Italia a ripristinare lo stato dei luoghi

 

Il contenzioso edilizio che vede come protagonisti il Comune di Casamassima e la società Decathlon Italia, titolare dell'omonimo negozio presso l'ipermercato Auchan, sembra avviarsi a conclusione senza percorrere ulteriormente le lunghe e costose vie giudiziarie.

Proviamo a riassumere per sommi capi la vicenda. Il 16 gennaio e il 7 febbraio del 2014, presso il punto di vendita casamassimese della Decathlon Italia Srl, vengono effettuati due sopralluoghi dal NOPE (Nucleo Operativo Polizia Edilizia) da cui scaturisce un verbale di accertamento di irregolarità edilizia che individua sei trasgressioni.

La prima riguarda la concessione edilizia, risalente al giugno 1999, priva del certificato di agibilità, aspetto che, tra l'altro, non ha consentito di accertare il deposito dei calcoli statici presso il Genio Civile di Bari per la realizzazione del piano ammezzato nel fabbricato.

A seguire viene contestata la pratica relativa all'autorizzazione per l'istallazione dell'insegna monofacciale, risalente all'aprile 1998, in quanto «risultava carente di comunicazione di inizio lavori e consequenziali atti previsti sulla base sia della normativa vigente all'epoca del rilascio della stessa e sia della normativa vigente al momento dell'accertamento».

Il NOPE annota inoltre che «sulla fascia antistante il negozio era stata accertata la presenza di articoli regolarmente prezzati, determinando un aumento della superficie di vendita e una occupazione abusiva di suolo pubblico (marciapiede) di mq. 21» e che sulle facciate del capannone erano stati affissi cartelloni pubblicitari, senza preventiva autorizzazione e senza il pagamento del relativo tributo per le affissioni. Le ultime due irregolarità sono attinenti al posizionamento di segnaletica stradale (divieto di sosta e dissuasori di sosta), tra l'altro, in corrispondenza delle uscite di sicurezza e all'esibizione, durante le operazioni di sopralluogo, di un Certificato di prevenzione incendi scaduto.

 

Dopo una serie di atti depositati da Decathlon Italia a sostegno della corretta esecuzione di ogni opera; arriva l'ordinanza-ingiunzione di ripristino dei luoghi (la numero 23 del 4 aprile 2014) in cui le irregolarità scendevano a tre: oltre all'installazione dei cartelloni pubblicitari sulla facciata del complesso e all'occupazione abusiva di suolo pubblico (i 21 mq di marciapiede), si fa presente che la realizzazione dell'insegna era stata effettivamente autorizzata nell'aprile del 1998 ma tale autorizzazione era «decaduta per la mancanza di comunicazione di inizio dei lavori», prevista dal Regolamento vigente all'epoca.

 

La Decathlon Italia evidentemente non concorda con l'interpretazione degli uffici comunali e il 30 luglio 2014 promuove ricorso al Presidente della Repubblica per l'annullamento di quest'ultima ordinanza-ingiunzione di ripristino dei luoghi, nonché del verbale dei NOPE e della precedente ordinanza di sospensione dei lavori.

 

Il 24 settembre, l'allora Commissario Prefettizio Magnatta affida all'avvocato Carella il compito di resistere in giudizio, istruendo il ricorso straordinario al Capo dello Stato. Il legale, studiati tutti i documenti agli atti, stila una prima relazione il 30 aprile del 2015 in cui propende per accogliere la posizione della società Decathlon: «Il ricorso di controparte - scrive l'avvocato Carella - si mostrava fondato e la richiesta di annullamento d'ufficio del provvedimento sanzionatorio in argomento si mostrava giustificato in punto di diritto, oltre che opportuno sul piano del corretto agire amministrativo».

L'Ufficio Tecnico avanza alcune perplessità, Carella le analizza ma conferma la propria conclusione. Conclusione accolta, infine, dalla Responsabile del Servizio di Gestione del Territorio, arch. Francesca Sorricaro, che in data 7 settembre 2015 ha proceduto all'annullamento in autotutela dell'ordinanza del 4 aprile 2014. Del resto, delle tre irregolarità "superstiti", quella relativa all'installazione dell'insegna non presentava nessuna reale violazione di legge e le altre due erano state già sanate: Decathlon Italia aveva difatti versato circa 7mila euro per l'imposta comunale sulla pubblicità e poco più di 5mila euro per l'aumento della superficie di vendita autorizzata, con la sanzione accessoria dell'immediata rimozione dei prodotti esposti.  

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