Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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RACCOLTA BENI DI PRIMA NECESSITA' PER COMUNITA' ROM

ROM

Nel periodo della xenofobia, chiediamo a Casamassima un messaggio di integrazione.

Ormai sono mesi che la televisione ci bombarda con messaggi xenofobici, con gesti disumani nei confronti di persone in fuga dalle loro terre di origine non per scelta ma per necessità. Si scappa via perché lì c’è la guerra.

Guerre non così lontane da casa nostra: gli episodi di violenza che in alcuni casi vedono coinvolti cittadini di origine straniera sono figli di una repressione sempre più forte.

Tutti i paesi della comunità Europea che hanno utilizzato la repressione hanno fallito, perché non è rendendo queste persone illegali – negando loro anche l’accesso alla sanità - che si integrano, uomini donne e bambini di terre lontane che parlano una lingua diversa. Ghettizzati, essi vengono a contatto con la malavita italiana, messi etnia contro etnia come nel caso di via Padova a Milano.

Per far sì che queste persone possano integrarsi nella nostra società basta tendere una mano verso di loro; piccoli gesti di umanità, anche i nostri nonni padri sono stati emigranti.

Noi Ragazzi componenti de Giovani Attivisti di Casamassima abbiamo deciso di spogliarci dal simbolo dalla bandiera e di avviare una serie di iniziative verso l’integrazione come cittadini Italiani, cittadini del sud, di quel sud che è pieno di storia di popoli che ne hanno calpestato i campi bruciati dal sole.

Una prima iniziativa è la raccolta di beni alimentari di prima necessità per la comunità Rom Bosniaca di Bari, una comunità in Italia da dieci anni. Sono scappati dalla guerra, quella guerra combattuta ad un palmo di naso da noi: in Jugoslavia.

La comunità si compone in tutto di 77 persone, di cui 50 minori (14 quelli con meno di 2 anni). La maggior parte di loro ha come "casa" una roulotte o un camper, impossibili da riscaldare di notte e quindi freddissimi, tuttora senza energia elettrica; solo poche famiglie hanno dei generatori con i quali poter almeno avere un po' di luce la sera.
I bambini sono iscritti a scuola, frequentano con fatica perché non c'è un servizio di scuolabus: abitano in via Milella, nella zona industriale della città.

L’unico modo per garantire a questa gente i loro diritti di persone senza ledere alla loro identità culturale è permettere loro di andare a scuola, conoscere la nostra lingua, dar loro un posto dove vivere. Non chiedono molto, solo un po’ di dignità.

Una volontaria ci scrive:

Stiamo avviando con la Comunità un percorso di integrazione sociale, che passa inevitabilmente anche dal soddisfacimento dei bisogni primari: sta finalmente per arrivare l'acqua, manca ancora la luce, manca lo scuolabus per i bambini, stiamo cercando di aiutarli nel recupero dei materiali per la costruzione delle baracche, questo lungo inverno li ha visti vivere nelle roulotte e nei camper, impossibili da riscaldare.
Chiediamo uno sforzo collettivo perché siamo certi che la sconfitta dell'esclusione sociale, in tutte le sue forme, passa attraverso la promozione della dignità umana.

Ora hanno bisogno di generi alimentari quali riso, pasta, pelati, scatolame (tonno, legumi...), latte, zucchero e biscotti.

Materiale che potrete portare in via Marconi 4 fino al 30 marzo, anche se ce ne sarà sempre bisogno.

Chiediamo alla popolazione una diffusa partecipazione che mandi un messaggio forte nel periodo della xenofobia: Casamassima, terra di integrazione.

Chiediamo alle forze di sinistra che portano il messaggio dell'antirazzismo di seguire i nostri passi, di spogliarsi di bandiere e simboli e darci una mano nelle iniziative contro il razzismo.

"Il rispetto è essenziale, d'altra parte la gente non pretende l'amore, ma di essere rispettata nella sua dignità umana. Rispettare vuol dire sapere ascoltare, vuol dire avere riguardo e considerazione. Lo straniero non reclama amore e amicizia, ma rispetto. L'amore e l'amicizia possono venire dopo, quando ci si conosce meglio e ci si apprezza. Ma in partenza non bisogna avere alcun giudizio preconcetto, invece il razzista si sviluppa grazie ai pregiudizi sui popoli e sulle loro culture.”

Tahar Ben Jelloun - tratto da “Il razzismo spiegato a mia figlia"

I/Le ragazzi/e componenti di Giovani Attivisti.

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