Lunedì 20 Novembre 2017
   
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Teatro Petruzzelli: Casamassima c’è!

TEATRO PETRUZZELLI Presidente e Soci CLUB delle iDEE

 Omaggio a Giuseppe Verdi e William Shakespeare con il Club delle Idee e la L.U.D.I.

 

 

Il Presidente e i SOCI del “CLUB delle iDEE” e della “L.U.D.I.” Giovedì sera, 21 Maggio, erano al Teatro Petruzzelli di Bari, per la rappresentazione dell’Opera “Macbeth” di Giuseppe Verdi (1813-1901), dove si è esibita il Soprano Nadia DIVITTORIO, Socia del “CLUB delle iDEE” e della “L.U.D.I. (LIBERA UNIVERSITÁ delle iDEE)”.

 

Lo spettacolo per la regia di Giancarlo Cobelli, ripresa da Lydia Biondi è stata una produzione della Fondazione Teatro Comunale di Modena. Ha diretto l’Orchestra del Teatro il Maestro Fabrizio Maria Carminati, Maestro del Coro della Fondazione Petruzzelli Franco Sebastiani. Le scene e i costumi sono stati ideati da Carlo Maria Diappi, ripresi da Valentina Dellavia. A curare il disegno luci, Giuseppe Ruggiero. Assistente alla regia, Pia Di Bitonto.

 

HANNO DATO VITA ALLO SPETTACOLO:

 

Luca Salsi (Macbeth)

Ugo Guagliardo (Banco)

Tamar Iveri e Daria Masiero (Lady Macbeth)

Margherita Rotondi (Dama di Lady Macbeth)

Salvatore Cordella (Macduff)

Massimiliano Chiarolla (Malcolm)

Antonio di Matteo (il Medico e l’Araldo)

Gianluca Tumino (il Sicario e Prima apparizione)

Martina Pepe (Seconda apparizione)

Ivana D’Auria (Terza apparizione).


Nel foyer del Teatro Petruzzelli, il 6 Maggio, ha avuto luogo un appuntamento della rassegna “Conversazioni sulla Musica” dedicata al Macbeth a cura del giornalista e critico musicale Angelo Foletto. Il melodramma in quattro parti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, tratto da William Shakespeare, fu rappresentato per la prima volta al Teatro della Pergola di Firenze, il 14 marzo 1847. Una seconda versione alla cui partitura lo stesso Verdi apportò alcune modifiche fu rappresentata al Théâtre Lyrique di Parigi il 19 aprile 1865.

 

L’OPERA:

 

Macbeth è tra i più conosciuti drammi di Shakespeare, nonché la tragedia più breve. Frequentemente rappresentata e riadattata nel corso dei secoli, è divenuta archetipo della brama di potere e dei suoi pericoli. Per la trama Shakespeare si ispirò liberamente al resoconto storico del re Macbeth di Scozia di Raphael Holinshed e a quello del filosofo scozzese Hector Boece. Molto popolare è anche la versione operistica di questa tragedia, musicata da Verdi su libretto di Francesco Maria Piave.

 

La tragedia si apre in una cupa Scozia d'inizio Basso Medioevo, in un'atmosfera di lampi e tuoni; tre Streghe (Le Sorelle Fatali, le Norne) decidono che il loro prossimo incontro dovrà avvenire in presenza di Macbeth. Nella scena seguente, un sergente ferito riferisce al re Duncan di Scozia che i suoi generali, Macbeth, barone di Glamis, e Banquo, hanno appena sconfitto le forze congiunte di Norvegia e Irlanda, guidate dal ribelle Macdonwald. Macbeth, congiunto al re, è lodato per il suo coraggio e prodezza in battaglia. La scena cambia: Macbeth e Banquo stanno facendo considerazioni sul tempo e sulla loro vittoria. Mentre passeggiano nella brughiera, le tre streghe, che li stavano aspettando, compaiono a loro e pronunciano profezie. Anche se Banquo per primo le sfida, esse si rivolgono a Macbeth. La prima lo saluta come Barone di Glamis, la seconda come Barone di Cawdor, e la terza gli preannuncia che diverrà re. Macbeth è stupefatto e silenzioso, così Banquo ancora una volta le sfida. Le streghe lo informano che sarà il capostipite di una dinastia di re. Poi le tre streghe svaniscono e un altro barone, Ross, messaggero del re, subito arriva e informa Macbeth che questi ha appena acquisito il titolo di Barone di Cawdor: la prima profezia è così realizzata. Immediatamente Macbeth incomincia a nutrire l'ambizione di diventare re. Macbeth scrive alla moglie riguardo alle profezie delle tre streghe. Quando Duncan decide di soggiornare al castello di Macbeth a InvernessLady Macbeth escogita un piano per ucciderlo e assicurare il trono di Scozia al marito. Anche se Macbeth mostra preoccupazione all’idea di un regicidio, Lady Macbeth alla fine lo persuade a seguire il suo piano. Nella notte della visita, Macbeth uccide re Duncan. Macbeth non viene scoperto, ma rimane talmente scosso che Lady Macbeth deve assumere il comando di tutto. Secondo il suo piano, dirotta i sospetti sulle guardie del re addormentate davanti alla porta della stanza di re Duncan, facendo trovare i pugnali insanguinati in mano loro. Il mattino dopo arrivano Lennox, un nobile scozzese, e MacDuff, il leale barone di Fife. Il portiere apre il portone e Macbeth li conduce nella stanza del re dove MacDuff scopre il cadavere di Duncan. In un simulato attacco di rabbia, Macbeth uccide le tre guardie prima che queste possano reclamare la propria innocenza. MacDuff è subito dubbioso riguardo alla condotta di Macbeth, ma non rivela i propri sospetti pubblicamente. Temendo per la propria vita, i figli di Duncan scappano: Malcolm in Inghilterra e Donalbain in Irlanda. La fuga dei legittimi eredi li rende però sospetti e Macbeth sale al trono di Scozia in qualità di congiunto dell'ex re assassinato. A dispetto del suo successo, Macbeth non è a suo agio circa la profezia per cui Banquo sarebbe diventato il capostipite di una dinastia di re. Così lo invita a un banchetto reale e viene a sapere che Banquo e il giovane figlio, Fleance, sarebbero usciti per una cavalcata quella sera stessa. Macbeth ingaggia due sicari per uccidere Banquo e Fleance (un terzo sicario compare misteriosamente nel parco prima dell'omicidio). Gli assassini uccidono Banquo, ma Fleance riesce a fuggire. Al banchetto si presenta il fantasma di Banquo che siede al posto di Macbeth, ma solo Macbeth può vederlo. Il resto dei convitati è spaventato dalla furia di Macbeth verso un seggio vuoto finché una disperata Lady Macbeth ordina a tutti di andare via. Macbeth, sconvolto, si reca dalle streghe. La paura che ora lo attanaglia lo spinge a mandar sicari al castello di Macduff per ucciderlo, ma una volta lì i mercenari scoprono che non c'è (era andato in cerca di consiglio in Inghilterra), e allora decidono di uccidergli moglie e figli. Lady Macbeth incomincia ad essere tormentata dal peso degli omicidi ordinati. In una famosa scena, Lady Macbeth cammina nel sonno e prova a lavare via l'immaginaria macchia di sangue dalle sue mani. In Inghilterra MacDuff e Malcolm pianificano l'invasione della Scozia. Macbeth, adesso identificato come un tiranno, vede che molti baroni disertano. Malcolm guida un esercito con MacDuff e Seyward, conte di Northumbria, contro il castello di Dunsinane. Ai soldati, accampati nel bosco di Birnan, viene ordinato di tagliare i rami degli alberi per mascherare il loro numero. Con ciò si realizza la terza profezia delle streghe: reggendo i rami degli alberi, innumerevoli soldati rassomigliano al bosco di Birnan che avanza verso Dunsinane. Nel frattempo Macbeth pronuncia il famoso soliloquio ("Domani e domani e domani") alla notizia della morte di Lady Macbeth (la causa non è chiara; si presume che ella si sia suicidata). La battaglia culmina con l'uccisione del giovane Seyward e col confronto finale tra Macbeth e MacDuff. Macbeth pensa con arroganza che non ha alcun motivo di temere MacDuff perché non può essere ferito o ucciso da "nessuno nato da donna". MacDuff però dichiara di "essere stato strappato prima del tempo dal ventre di sua madre" e che quindi non era propriamente "nato" da donna. Macbeth capisce troppo tardi che le streghe lo avevano fuorviato. I due combattono e MacDuff decapita Macbeth, realizzando così l'ultima delle profezie. Anche se Malcolm, e non Fleance, salí al trono, la profezia delle streghe riguardante Banquo fu ritenuta veritiera dal pubblico di Shakespeare, che riteneva che re Giacomo I fosse diretto discendente di Banquo. Si tratta di una tragedia fosca, cruenta, in cui domina il male e in cui i personaggi sono complessi ed ambigui. Lady Macbeth, personificazione del male, è animata da grande ambizione e sete di potere: è lei a convincere il marito, spesso indeciso, a commettere il regicidio. Macbeth presenta una certa ambiguità: la sua sete di potere lo induce al delitto, ma ne prova anche rimorso pur essendo incapace di pentimento. Il soprannaturale è presente con apparizioni di spettri, fantasmi, che rappresentano le colpe e le angosce dell'animo umano. Nella follia sanguinaria Macbeth ha un solo conforto attraverso il contatto con il soprannaturale, egli si reca nuovamente dalle streghe per conoscere il proprio destino. Il responso è solo in apparenza rassicurante, in realtà è molto enigmatico, eppure Macbeth vi si appiglia con convinzione ed affronta i nemici fino al momento in cui scopre il vero significato di quelle oscure profezie. Il tema del potere è sviluppato anche da altri personaggi, come il giovane figlio di Duncan che finge di essere indegno del titolo di re e allora il nobile scozzese gli spiega quale sia la vera essenza del potere e quale differenza intercorra tra il regno, anche quello di una persona ambiziosa e corrotta, e la tirannide. Interessante poi è la riflessione esistenziale con una famosa definizione della vita umana, dominata da precarietà ed incertezza, temi dominanti nel Barocco, età in cui Shakespeare visse: "La vita non è che un'ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla".

 

Lo studio e l’approfondimento di argomenti inerenti il Canto e la Musica sono tra le priorità della “L.U.D.I.” (LIBERA UNIVERSITÁ delle iDEE) di Casamassima e fanno già parte dei principali Corsi promossi dal “CLUB delle iDEE”, infatti sono già aperte le iscrizioni per il nuovo Anno Accademico 2015/2016. Per ulteriori informazioni e iscrizioni telefonare al numero di cellulare 338.5966934 – www.clubdelleidee.it – oppure recarsi in Piazza Aldo Moro, 35 – Casamassima (BA) dal martedì al venerdì, ore 18,00 – 20,30.

 

 

Commenti  

 
#1 debariangela 2015-06-04 11:56
C'era anche L'UNITRE DI CASAMASSIMA, è stato bellissimo
 

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