Mercoledì 12 Dicembre 2018
   
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LETTERA APERTA AI "PICCOLI QUOTISTI" DEL GAL SUD EST BARESE

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Chi scrive è un socio “portatore di interessi singoli” (come definito dallo statuto della società) della società  consortile a r. l. Gal Sud est Barese.
Durante la riunione del 19 gennaio ho avuto  l’impressione  che i rappresentanti delle Amministrazioni Locali – le quali non possono detenere più del 49% del capitale sociale e che  attualmente rappresentano circa il 35% del capitale sociale – vogliano o pensino di pilotare “di fatto” l’operatività della società.  

Sensazione, per certi aspetti, confermata dalla procedura di nomina, senza un preventivo confronto, una condivisione o una presentazione, dei componenti del collegio sindacale e  dalla dichiarazione … ben più densa di significato: … che “ i componenti delle amministrazioni locali non rappresentano solo le amministrazioni  ma … in quanto portatori  degli interessi delle collettività  potranno rappresentare anche i soci minoritari”,  riconoscendosi, così,  una sorta …. di legittimazione a poter essere portatori  anche degli interessi dei singoli soci.

Ritengo necessario ed  opportuno che - anche allo scopo di salvaguardare gli interessi dei soci  e di evitare che la società consortile possa diventare un veicolo di interessi solo squisitamente politici di fatto gestita e controllata dalle Amministrazioni Locali -  i soci “privatistici”, che singolarmente sono poco o nulla rappresentativi essendo numericamente molto numerosi  e frammentati,  incomincino a pensare a forme di aggregazione (penso a dei patti parasociali) che permettano  una maggiore rappresentatività nella vita  della società, portando  in assemblea decisioni e proposte tra di loro condivise.

Necessità che si appalesa poi più stringente:

·         quando ci sarà da nominare il direttore tecnico( con il rischio che la “partita” per la nomina se la giochino solo le  Amministrazioni Locali, senza nessun coinvolgimento dei restanti soci e senza la necessaria trasparenza su competenze e professionalità );
·         nel caso si voglia convocare l’assemblea dei soci; infatti il codice civile, ed  ovviamente anche lo statuto, prevede  che gli amministratori devono convocare senza ritardo l’assemblea quando ne è fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno il decimo del capitale sociale.

Senza una aggregazione di almeno il 10%  del capitale,  i soci “privatistici” si troveranno nella condizione di nulla contare e di non poter esercitare alcuna forma di controllo della società.

L’iniziativa  di aggregazione dei “piccoli soci” non deve essere letta o considerata come un tentativo di  contrasto nei confronti delle Amministrazioni locali – verso le quali e con le quali ci sarà un leale, aperto e costruttivo confronto sui temi condivisi di interesse comune – ma, invece, avrà il solo  scopo di meglio esercitare e difendere (nelle forme previste dalla legge) il proprio ruolo di soci nella costituita società.

L’invito quindi ai soci  dei sei comuni interessati, che leggeranno questa mia, ad incontrarci per definire una strategia comune.

Antonio Fortunato
Contrada via Mola 2
Rutigliano

Per chi fosse interessato, Il mio indirizzo e-mail è il seguente: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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