Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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IL PRESEPE VIVENTE NEL BORGO ANTICO: UN BILANCIO

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Non è certo un mistero che a Casamassima le manifestazioni in grado di tirare fuori di casa la cittadinanza siano scarse: cosa dire allora di un evento che per ben due sere di seguito è riuscito a richiamare spettatori anche da fuori regione, con code che sono arrivate anche a 50 metri?

L’Oratorio Pier Giorgio Frassati ce l’ha messa tutta per raggiungere questo risultato e le aspettative non sono state deluse: un esito davvero molto positivo, che incoraggia ad andare avanti e a riprovarci il prossimo anno. Un grande lavoro di squadra che non si è fermato davanti alle difficoltà di conciliare diverse attitudini e diversi ambiti di provenienza dei partecipanti e ha coinvolto oltre ai figuranti in costume anche elettricisti, falegnami, cartapestai, sarte e soprattutto gli abitanti del centro storico, che si sono pazientemente adeguati a due giornate con un pò di trambusto. Molto interessante anche l’espediente di far entrare i visitatori per gruppi: così si è riusciti ad evitare un viavai sovraffollato che avrebbe generato solo confusione e nello stesso tempo ognuno poteva concentrarsi sulla scena che aveva davanti e sulle parole delle guide.

Certo, gli ostacoli non sono mancati, sopratutto il primo giorno: un ritardo di un’ora e mezza a causa di qualche buontempone che non avendo altro da fare ha tranciato i cavi della rete elettrica, mandando in tilt tutto il sistema di audio e luci, o anche qualche imprevisto dovuto al vento che non permetteva di tenere accese le lampade, ma il risultato è stato apprezzato ugualmente, considerando che il giorno dopo tantissima gente era di nuovo in coda.

“L’idea di base è proprio quella di leggere il Vangelo non solo come libro ma come una storia vissuta” ci dice Don Gianni “e noi abbiamo cercato di portarlo a livello dei ragazzi facendo rivivere l’epoca e descrivendo i momenti della nascita di Gesù”. Una vera e propria mistagogia, un incontro fra liturgia e vita quotidiana.

Proprio per questo è molto forte anche il simbolismo del percorso: si inizia con gli evangelisti che leggono stralci del vangelo, una scelta che può sembrare fuori contesto, ma inserita prima del percorso vero e proprio, ha effettivamente il compito di invitare i visitatori a calarsi nell’atmosfera religiosa che pervade il presepe e accompagna tutto il cammino. Subito dopo, il tempio con i sommi sacerdoti che non credono che il Messia annunciato sia quello che loro aspettano perché la pienezza dei tempi non è ancora giunta e poi ci si immerge in quella che era la vita in Palestina duemila anni fa: lavandaie, sarte, mugnai, pescatori, vasai, fabbri e falegnami, tutti i mestieri che richiamano la quotidianità “proprio perché il sacro si immerge continuamente nel quotidiano e noi ogni giorno possiamo scoprire il messaggio evangelico nelle nostre vite ed essere testimoni della parola vissuta.”

La corte di Erode, con i centurioni e le danzatrici, simbolo della vita terrena e mondana in opposizione alla spiritualità dell’evento che sta accadendo e la visita dei Magi che raccontano di voler seguire la stella che li porterà dal Messia appena nato.

Nell’Annunciazione, il raggio di luce che investe Maria alle parole dell’Angelo fa risaltare il mistero e sottolinea la straordinarietà del momento, mentre  nella visitazione alla cugina Elisabetta, nella suggestiva cornice di Palazzo Amenduni, Maria viene apostrofata come Madre del Signore e il nascituro Giovanni che sussulta nel grembo della madre, inizia già la sua funzione di precursore. Ella risponde a sua cugina con l’inno al Magnificat e Casamassima si è aperta a questa scena di duemila anni fa, rivivendone l’importanza. Il percorso continua fra altri mestieri, fino a giungere alla Natività, accompagnata dal suono delle cornamuse che racchiude l’essenza ultima del Natale e del nostro essere cristiani.

“L’esperienza è stata molto positiva soprattutto per i ragazzi: si sono resi protagonisti del cammino vissuto nella vita comunitaria perché la celebrazione eucaristica non è solo la funzione della domenica, ma è anche realizzare il mistero ad aprirsi che è in noi.”

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