Mercoledì 22 Novembre 2017
   
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LE PAROLE FOLLI NON INGANNINO

orizzonte

“Non sempre un grande discorso coglie le verità della sua epoca: a volte comunica una grande menzogna”. Scelgo di aprire questa riflessione con una citazione di Simon Sebag Montefiore, storico e autore di besteller internazionali, perché esistono parole che hanno illuminato il mondo. Ma esistono pure parole che lo hanno tradito o ingannato. Discorsi che – come scrive Montefiore – “hanno oscurato i cieli del mondo liberale: sono le parole dei mostri della storia e rappresentano una terribile lezione”.

Quando ho letto quelle parole nella mia mente si è ‘acceso’ un pensiero, quello di un popolo senza un faro che illuminasse l’orizzonte, che lo rasserenasse, che gli facesse da guida nei momenti bui della vita comunitaria. Un sindaco, un governatore, un parroco, sono figure che nella propria comunità hanno un ruolo fondamentale: devono orientare, proprio come un faro. Devono portare luce laddove si cammina a naso tra le tenebre. Che si tratti di una città, di una nazione o di credenti. La guida che cammina avanti, che traccia il sentiero, che avanza prima del suo gregge e lo conduce stabile sulla strada della vita.

E invece mi guardo intorno e scorgo rassegnazione che esala odore di anarchia, ribellione, dispetti ed egoismo. Il nostro Belpaese naviga in acque critiche da 5 anni ormai, ma il nostro cuore è triste perché continuano – da 2 anni a questa parte – a ripeterci che siamo fuori dalla crisi e invece siamo bloccati su dibattiti nazionali che rasentano il delirio. Abolizione del Senato e forza dell’euro sono venuti prima persino della riforma della legge elettorale, sparita dall’agenda parlamentare, mentre c’è ancora un popolo che necessita di trovare sponde operative concrete e stabili per ricominciare a produrre. E invece le grandi aziende spariscono. E il nostro presidente del Consiglio manda a chiamare un carretto di gelati per Palazzo Chigi.

Da Roma a Bari. La criminalità si riorganizza mentre i politici parlano solo di primarie per le regionali, spartizioni di potere e poltrone assessorili. Da Bari a Casamassima. Eh.

Veniamo a capo e ricominciamo. Quante volte abbiamo sentito dire che ‘stiamo lavorando per voi’? Fa nulla se i giardinetti sono invasi da immondizia e il verde è selvaggio e le strade sono sporche e non esistono parchi per i bambini e le aree verdi sono abbandonate e la gestione dei rifiuti è fallimentare e le scuole cadevano a pezzi etc etc. Fa nulla se negli ultimi 3 anni e mezzo abbiamo avuto l’impressione che il tempo si fosse fermato e che ci fosse d’importante solo il pericolo di ledere l’immagine del primo cittadino con i nostri articoli e con i nostri titoli. Fa nulla se la critica ha retto un equilibrio dialettico e politico fino a ieri. Fa nulla, adesso, se un’amministrazione va a casa. Forse se ne accorgeranno coloro che non ne potevano più. O quelli che erano stati sbattuti fuori a calci nel sedere. O i dipendenti comunali che sono fuggiti da Casamassima o che si apprestavano a farlo. Da oggi Casamassima guarda al futuro – che è già il presente – e torna a sperare, ancora, in una nuova classe dirigenziale. Non sappiamo se si tratterà di una nuova classe politica, qui la politica se la sono scordati in molti. Morì con la Prima repubblica. Da oggi Casamassima vivrà questi 8 mesi che la separano dalle urne nella speranza appunto di veder nascere nuove parole: non quelle folli di un despota che naviga a vista, ma quelle di un gruppo di persone serie che intendono donare il loro tempo, il loro cuore e le loro esperienze per la ricostruzione della città.

Una città che sale, una città radiosa, che emette luminosità perché brilla di luce propria, che responsabilizza i propri cittadini e che ricostruisce i perimetri culturali di un’identità persa. Una città vivibile e sostenibile, che non schiaccia i contribuenti, ma li accompagna nei valori dell’equità e della giustizia. Non siano i colori politici, adesso, a raccomandare i propri rappresentanti, ma sia l’astuzia della sopravvivenza a guidare la riorganizzazione degli uffici comunali, dei quartieri, delle scuole, delle attività produttive, dei rapporti istituzionali con gli altri enti, della collaborazione tra istituzione e città. Menti illuminate che hanno osservato i fenomeni sociali e il degrado comune degli ultimi anni e progettano la rimonta. Via la zavorra dunque..

[da La voce del paese del 13 settembre 2014]

Commenti  

 
#5 Ficcanaso 2014-10-03 22:27
#4 Cioe', la Rodi no ma il padre si (soltanto un pensionato...).
 
 
#4 Pensiero libero 2014-10-01 22:47
Ma come si fa a pensare che la Rodi con il grado di cultura e professionalità che possiede possa aver voglia di fare politica a Casamassima? Soltanto un pensionato potrebbe ragionevolmente aspirare ad una carica politica a Casamassima. Sarebbe una buona alternativa al burraco, non ad una carriera professionale... visto che ben potrebbe. Buonanotte
 
 
#3 Lilliput 2014-10-01 19:43
Vergognoso. Vedo che qualcuno è gia in campagna elettorale. Ma tutti conoscono la pubblicista che vuoi diventare sindaco di una colletivita da lei definita" popolo di camerieri". Da qui si notaqquando ama la collettivita casamassimese.
 
 
#2 MAGIA 2014-10-01 18:36
"Le PAROLE FOLLI NON INGANNINO" è il giusto titolo per tutti i suoi articoli visto che non fa altro che stumentalizzare l'informazione. Altro titolo straordinario, qualche tempo fa, a proposito della scuola superiore fu: "UN POPOLO DI CAMERIERI: AVANTI COSI'" .Ma lei crede davvero che i casamassimesi sono un popolo di sprovveduti? Io no!
 
 
#1 Emiliano 2014-10-01 17:37
Belle parole devo dire, ma zavorra c'era, zavorra c'è stata e zavorra ci sarà! Purtroppo.
Ai posterai l'ardua sentenza...
 

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