Martedì 23 Maggio 2017
   
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IMPUGNARE LE DELIBERE DI CONSIGLIO COMUNALE

consiglio comunale

Il Consiglio di Stato, sez. V, con sentenza del 7 luglio scorso n. 3446 ha emesso una pronuncia rilevante, in quanto chiarificatrice di importanti aspetti che caratterizzano la vita politica quotidiana. Trattasi, in particolare, della legittimazione dei consiglieri dissenzienti ad impugnare le delibere dell’organo di cui fanno parte, nonché della funzione della Conferenza dei Capi Gruppo e del contenuto del parere dalla stessa espresso.

N primis, il Consiglio di Stato ha affermato che la legittimazione dei consiglieri dissenzienti ad impugnare le delibere dell’organo di cui fanno parte ha carattere eccezionale. Infatti, il giudizio amministrativo non sarebbe di regola aperto alle controversie tra organi o componenti di organi di uno stesso ente, ma è diretto a risolvere controversie intersoggettive. Ne scaturisce che la legittimazione all’impugnazione delle delibere consiliari da parte degli stessi consiglieri rimane circoscritta alle sole ipotesi di lesione della loro sfera giuridica, come per esempio lo scioglimento dell’organo o la nomina di un commissario ad acta; trattasi di casi in cui detto effetto lesivo discende ab externo rispetto all’organo di cui il consigliere fa parte.
E’ chiaro, pertanto, secondo la pronuncia dei supremi giudici, che la legittimazione ad agire del consigliere non risiede nella deviazione dell’atto impugnato rispetto allo schema normativamente previsto, quando dalla delibera non derivi la compressione di una sua prerogativa inerente all’ufficio.
Formalmente, dunque, la contestazione del componente di un organo collegiale nella fattispecie il consigliere comunale, non potrebbe limitarsi a censurare l’oggetto o le modalità di formazione della deliberazione del medesimo organo, senza dedurre che da esse ne sia derivata una lesione delle sue prerogative, giacché questa non discende automaticamente da violazioni di forma o di sostanza nell’adozione di un atto deliberativo.
In particolare, nell’ottica di esemplificazione delle cause di legittima impugnazione delle delibere, il Consiglio di Stato ha chiarito che l’omissione o il ritardo nel fornire ai consiglieri dell’ente locale la copia di atti presupposti ad una proposta di delibera non costituisce lesione delle prerogative inerenti l’ufficio di consigliere comunale. Infatti, la sua tutela rimarrebbe circoscritta in un ambito esclusivamente politico, all’interno dell’organo di cui fa parte, affidata all’espressione a verbale del proprio dissenso.
La pronuncia in esame si è, altresì, soffermata sul ruolo della Conferenza dei Capi Gruppo, formata dai portavoce, se così possiamo definirli, di ogni gruppo politico che compone l’assise consiliare, facente capo ad un partito o coalizione. Orbene, la Conferenza dei Capi Gruppo, secondo il Consiglio di Stato, svolge una funzione, sicuramente significativa, di natura consultiva, di ausilio e di supporto all’attività del Sindaco quale presidente delle adunanze consiliari. Tale funzione si concretizza nella possibilità di sottoporre al parere di tale conferenze questioni di particolare interesse o delicatezza prima di deferirne l’esame all’organo consiliare, fermo restando tuttavia la facoltatività, non obbligatorietà di tale richiesta di parere, e spettando solo al Sindaco il potere di decidere gli argomenti da inserire effettivamente all’ordine del giorno dei lavori dell’organo consiliare.
Altresì, è stato chiarito che non sarebbe condivisibile la distinzione tra verbalizzazione della riunione della conferenza - che sarebbe facoltativa e potrebbe mancare, senza intaccare la legittimità dell’operato dell’organismo - e parere scritto - che sarebbe sempre necessario e la cui mancanza inciderebbe sulla successiva attività dell’organo consiliare. In merito, i supremi giudici hanno ritenuto decisivo osservare che il parere, quale espressione della volontà manifestata su un determinato argomento dall’organo, non può che legittimamente e correttamente emergere da un previo verbale, ancorché redatto in forma semplificata e riassuntiva, cosicchè è la eventuale mancanza a poter incidere negativamente sulla stessa esistenza e sulla genuinità del parere.

Commenti  

 
#1 Pezzotti Ennio 2017-03-29 20:41
un consigliere comunale, decaduto per mancata partecipazione ai consigli. Il Sindaco non nomina la surroga e continua a convocare il consigliere decaduto dall'incarico, a cosa va in contro? - il consigliere entrante con la surroga cosa può fare?
 

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