Martedì 18 Dicembre 2018
   
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PIANIFICAZIONE URBANA, VERSO LA NUOVA NORMATIVA

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Casamassima va incontro all'allineamento normativo in fatto di urbanistica. O per lo meno, questo è quanto auspicato dall'attuale amministrazione, che tramite una conferenza pubblica ha presentato i tecnicismi alla cittadinanza.

091204_Rodi_Conferenza_pianificazione_02Il 4 dicembre scorso, presso la sala convegni dell'ex convento Monacelle, Alessio Nitti, vice sindaco e assessore all'Urbanistica, Nino Matassa, esperto legale in materia urbanistica, e Vincenzo Lasorella, dirigente dell'Ufficio tecnico del Comune di Noicattaro, hanno partecipato all'incontro promosso dall'Amministrazione comunale sul tema della pianificazione urbana e dei possibili sviluppi urbanistici del territorio. Presenti anche il sindaco, Domenico Vito De Tommaso, e il segretario generale, Maria Angela Ettorre.

Il vicesindaco di Casamassima, con un excursus sulle normative vigenti e sulle novità introdotte con il III correttivo della legge 152 del 2008, puntualizza l'esigenza di dover avviare un allineamento alle direttive europee per permettere una migliore progettazione civica, non solo riferibile a una vantaggiosa vivibilità cittadina, ma anche in merito all'espletamento amministrativo e burocratico degli atti.

Le novità legislative introduco un modo di intendere la sussidiarietà orizzontale e verticale (Titolo V della Costituzione) che fino ai precedenti provvedimenti normativi era impensabile. Non tutto deve nascere necessariamente dal pubblico: l'iniziativa privata si colloca come motore d'avviamento di processi di cambiamento nel tessuto sociale e apre nuovi scenari muovendo passi decisivi verso la condivisione nella programmazione della vita cittadina insieme al pubblico.

In questa ottica il III correttivo supplisce alla necessità, da parte dei cittadini, di partecipare al programma di sviluppo della città; in breve: proporre al governo locale l'organizzazione urbanistica di interi quartieri, partendo dalle esigenze quotidiane e guardando a spazi comuni da vivere e condividere, ove il ruolo del controllore e garante rimane il pubblico.

Ma addentriamoci nelle maglie delle novità.

La legge regionale 56/1980 prevedeva che il piano urbanistico fosse a cura del pubblico, per  quanto atteneva i piani particolareggiati, del privato per quel che riguardava i piani di lottizzazione. Con la legge 20/2001 si introduceva il consenso dei proprietari per il piano esecutivo, cosa che talvolta si è rivelata limitante anche durante la fase progettuale. L'urbanizzazione 'a scomputo' (la novità) avviene invece su base consensuale con lo strumento  di coercizione (in via eventuale) per l'attuazione del piano.091204_Rodi_Conferenza_pianificazione_03

Mentre la precedente normativa vedeva l'autonomia del privato nell'organizzazione dell'edificazione, con il III correttivo (che introduce la parificazione delle opere sotto/sopra soglia), questa deve avvenire necessariamente tramite gara: è necessario che i proprietari di aree edificabili si costituiscano in consorzio, ciò per permettere uno scomputo degli oneri, ma soprattutto per garantire la personalità giuridica nei rapporti con il pubblico. Il consorzio dev'essere regolarmente registrato, il cui presidente avere rappresentanza legale. Questa novità, dunque, suffraga la necessità, da parte del pubblico, di avere costantemente un interlocutore giuridico attendibile.

Il consorzio, nel proporre l'opera di urbanizzazione al Comune, deve favorire, altresì, una polizza fideiussoria relativa al valore di tutte le lottizzazioni e di durata decennale, oltre a criteri e modalità di esecuzione dei piani e dei lavori.

Altra novità lo schema di convenzione, che va modificandosi, quindi, rispetto al passato, dovendo riconsiderare i ruoli e tenere presenti le valutazioni di assegnazione delle aree. In definitiva, un piano regolatore completo.

Sulla scorta di quanto innovato dal III correttivo, il Comune di Noicattaro si è fatto pioniere tentando anzitempo l'allineamento. A testimoniarlo è proprio il dirigente dell'Ufficio tecnico, Vincenzo Lasorella: «Il soggetto attuatore deve portare a termine un progetto complesso […] Ad oggi abbiamo all'attivo dodici lottizzazioni approvate e adottate».

Stiano tranquilli i cittadini: la trasformazione d'uso dei terreni resta ad opera della Pubblica Amministrazione.

Commenti  

 
#5 Carlo Spinelli 2009-12-12 15:13
....Oltre l’istituto delle “osservazioni”, oltre la politica dei partiti si è aperto un nuovo canale tra i cittadini e il governo del territorio: quello del conflitto. Di un conflitto diffuso sul territorio, generato da gruppi, comitati, movimenti che spesso partono da sollecitazioni anguste ma promuovono azioni che tendono ad allargarsi, a connettersi con altri gruppi e movimenti, a passare dalla critica degli effetti alla consapevolezza delle cause.
Sono centinaia e forse migliaia le iniziative che partono dalla difesa di uno spazio pubblico, o dall’opposizione a un intervento inquinante, o dalla protesta per un processo di espulsione dalle case e dai quartieri, o dallo scempio di un paesaggio amato.
I cittadini quindi se vogliono una vita migliore non possono più svolgere solo il lavoro che gli produce un reddito ma devono interessarsia a tutto quello che riguarda la citta...e compito delle istituzioni e fare in modo di facilitare l'iterazione con i cittadini se vogliono veramente unj futuro migliore.
Lemontey scriveva:
“Noi restiamo colpiti da ammirazione al vedere tra gli antichi lo stesso personaggio essere al tempo stesso, e in grado eminente, filosofo, poeta, oratore, storico, sacerdote, amministratore, generale di esercito. I nostri spiriti si smarriscono alla vista di un campo così vasto. Ognuno ai giorni nostri pianta la sua siepe e si chiude nel suo recinto. Ignoro se con questa sorta di ritaglio il campo si ingrandisce, ma so bene che l’uomo si rimpicciolisce”
 
 
#4 Carlo Spinelli 2009-12-12 15:12
.....Che il ceto politico italiano abbia completamente trascurato le questioni della città e del territorio mi sembra un fatto assolutamente paradossale. In un mondo dominato, piaccia o non piaccia, dalla concorrenza, l’Italia ha un immenso patrimonio da mettere in gioco.
Pensiamo alle sue città e ai suoi paesi, ai centri storici e ai quartieri antichi e ai borghi disseminati nelle campagne, pensiamo alla loro bellezza, alla ricchezza dei beni che conservano ed esprimono, all’eccezionale insegnamento che offrono. E pensiamo ai paesaggi, alla loro varietà e alla loro bellezza, alle testimonianze dell’incontro tra natura e storia che in ogni luogo rivelano.
Nonostante le immani distruzioni che stiamo compiendo da mezzo secolo a questa parte mi sembra che ci sia ancora una ricchezza immensa, unica al mondo.
Che io sappia, negli ultimi decenni un suolo uomo di governo è riuscito a comprendere che questa ricchezza doveva essere tutelata per oggi e per domani e ad agire coerentemente ed efficacemente per farlo, raggiungendo risultati significativi. Finché le espressioni della politica miope e di quella rapace non lo hanno sconfitto. Mi riferisco a Renato Soru, già presidente della Regione Sardegna.
 
 
#3 Carlo Spinelli 2009-12-12 15:10
....Forse tentano, tardivamente, un simile percorso conoscitivo quegli adulti che si organizzano per protestare contro scelte urbanistiche sbagliate che incidono sulla loro vita e quella dei loro vicini, e quindi avviano una protesta e promuovono un conflitto per partecipare alle decisioni sul territorio.
Ma dobbiamo domandarci allora – passando dal cittadino all’istituzione – quali spazi la pianificazione urbanistica offra alla partecipazione. Nell’urbanistica italiana rivisitata dopo la Liberazione erano previsti due canali.
Il primo era quello diretto, pensato soprattutto per il cittadino direttamente interessato: è l’istituto dela “osservazione”, un documento con il quale il cittadino può esprimere la sua critica e la sua proposta di correzione al piano prima che questo sia definitivamente approvato. Il secondo canale è rappresentato dal percorso cittadino>partito>elezione>comune (più generalmente, istituto della Repubblica).
Oggi il primo canale è considerato del tutto insufficiente a garantire una partecipazione significativa della cittadinanza alle scelte. Il secondo canale è reso difficilmente praticabile a causa di tre circostanze:
1) perché i partiti hanno perso credibilità, e quindi non sono più considerati espressione adeguata dei gruppi sociali;
2) perché all’interno dell’ordinamento delle istituzioni si sono affermati l’esautoramento degli organi collegiali, quindi pluralistici e una governante nella quale l’istituto è rappresentato solo dal suo vertice e gli altri interessi coinvolti sono quelli legati alle rendite;
3) perché la cultura dei partiti ha largamente abbandonato l’attenzione al territorio, e in prevalenza lo considera come un mero strumento per lo “sviluppo economico” (uno sviluppo economico dal quale è scomparsa la critica alla rendita e non è entrata la consapevolezza dei limiti del pianeta).
 
 
#2 Carlo Spinelli 2009-12-12 15:09
....Abitare, lavorare, alimentarsi, muoversi, spostare, incontrarsi, apprendere, scambiare, divertirsi, curarsi, gestire i propri rifiuti sono alcune delle attività che hanno bisogno di una organizzazione dello spazio. Hanno bisogno che le cose (gli oggetti, le funzioni) necessarie per soddisfare quelle esigenze siano correttamente collocate sul territorio, abbiano tra loro le relazioni (fisiche e funzionali) necessarie per non danneggiarsi reciprocamente e per non renderne difficile l’uso. Anzi, per renderne l’uso e la percezione (la funzionalità e la bellezza) i migliori possibile.
Riprendendo il tema del rapporto tra urbanistica e società entrerò direttamente (e finalmente!) nel tema del mio intervento: l’urbanistica per la formazione del cittadino. La ragione per cui il cittadino è (dovrebbe essere) vitalmente interessato all’urbanistica è facilmente comprensibile. É attraverso l’urbanistica che il suo habitat viene organizzato, trasformato, gestito.
Solo se comprende il modo in cui queste operazioni vengono effettuate egli si pone nelle condizioni di poter concorrere alla formazione del proprio futuro (almeno, di quella parte del suo futuro che dipende dal suo habitat). Solo se comprende e conosce egli può partecipare alle scelte in cui la pianificazione urbanistica consiste.
Ma il cittadino oggi non è preparato a comprendere la città e le regole della sua trasformazione, perché nulla dell’urbanistica c’è nel suo processo di formazione, quindi nel suo bagaglio culturale. Eppure la conoscenza dell’habitat dell’uomo potrebbe essere uno strumento didattico formidabile per condurre la persona (a cominciare dal bambino e dall’adolescente) a comprendere, a partire dalla sua esistenza e dalle sue esigenze di individuo, le ragioni, le necessità e le opportunità della vita sociale.
 
 
#1 Carlo Spinelli 2009-12-12 15:08
Ormai da molti decenni l’urbanistica è soffocata da leggi, procedure, interpretazioni giuridiche; su queste si fanno convegni, la legislazione urbanistica è cresciuta a dismisura tanto da far perdere quasi il rapporto con la realtà e i piani regolatori vengono costruiti sulle leggi regionali non solo per dare ai piani la loro necessaria legittimazione giuridica, che sarebbe la regola, ma in base ai dettati delle leggi stesse piuttosto che sui dati reali delle città e del territorio.
Il pensiero comune è abbastanza incerto su che cosa sia l’urbanistica. Le opinioni sono oscillanti. Prevalgono due interpretazioni. L’urbanistica è quel mestiere (scienza? arte?) che si preoccupa di rendere belle le città: roba da architetti. L’urbanistica è quel mestiere composto da regole, procedure, adempimenti: roba da burocrati. Nel sapere dell’urbanistica (nei saperi dell’urbanistica) c’è l’uno e c’è l’altro, ma anche altre cose, di cui quelle sono un riflesso.
Si può dire che l’urbanistica è il primo rivelatore dell’insufficienza del mercato. Se si fosse lasciato a quest’ultimo il compito di organizzare l’insediamento dell’uomo sul territorio si sarebbero aggravati a dismisura le situazioni di confusione, disordine, malfunzionamento in molti decisivi aspetti della vita delle famiglie e delle aziende che già contrassegnavano la città. Insalubrità, disagio, caos del traffico, rischi per le persone, oscillazioni imprevedibili nei valori della rendita fondiaria.
Compito dell’urbanistica è quello di adoperarsi perché la società possa utilizzare il proprio habitat per l’insieme delle sue esigenze che hanno un rapporto con lo spazio e con il suo uso.
 

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