Giovedì 23 Novembre 2017
   
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IL ‘FALLIMENTO’ DEL NULLA E DELLA FOLLIA

vignetta italia nazionale

Disastro annunciato, eliminazione meritata, figuraccia rimediata ad arte, squadra saccente e squalificante, direzione tecnica inefficiente, scelte sbagliate. Insomma, chi può condisca con motivazioni e opinioni più di quanto faremo noi, tanto su questo mondiale brasiliano – ormai – se ne sono dette di ogni. E figuriamoci se ci scappa di evocare complotti internazionali e arbitraggi quantomeno dubbi o cafoneria da campo-cannibali o ingerenze malavitose sulle scommesse calcistiche. Non sia mai. Chi ci pensa minimamente a tutto ciò. Non foss’anche perché in quella Bari dove il bulbo è scoppiato, un paio d’anni fa, non se ne deve parlare. ‘Stiamo’ (dove il noi non è altro che il riferimento antropologico a un territorio che ce la vuole fare e che in certi valori ci crede ancora, ingenuamente) tentando di rialzare la testa dopo le mazzate e ricostruisce la propria dignità. Con #laBari e con il tifo tricolore. Pur se – detto in maniera disincantata – è tutto uno show. Non esiste più nulla.

Or bene, un nulla inteso come il tutto che ha costruito la nostra identità per secoli e che ora la decostruisce per svalorizzare un’entropia alla deriva e ripartire con una scialuppa di salvataggio. Un nulla che giustifica l’esistente, cioè il concretamente osservabile, toccabile, odorabile.. “Abbiamo un naso e due occhi: laddove non sentiamo odori dovremmo vedere il doppio”, direbbe Shakespeare come nella tragedia ‘King Lear’.

Il nulla dicevamo. Il nulla non esiste, per sua definizione. Ma esiste per giustificare il resto, cioè quello che c’è e che possiamo comprendere. E dire che non c’è più nulla è come dire che abbiamo perso tutto quello che avevamo per cadere nell’oblio.

Che avevamo? Valori, emozioni, volontà, ingenuità, genuinità, spirito di sacrificio, dedizione, voglia di lottare, l’orgoglio di rappresentare una nazione nello sport più amato al mondo, il calcio, che in sé racchiude l’essenza dell’essere umano. Il mondo gira intorno a una palla.. fin troppo forse. In questo mondo in cui non c’è manco più il gusto di provare un’emozione per una vittoria realmente conquistata sul campo, allora il mondo si è ridotto a quel nulla. Non il buio, non la tenebra, che pur esistono per rappresentare il contrario della luce. “Nothing will come of nothing” (dal nulla non può venire che il nulla) direbbe ancora lo scrittore inglese; “the quality of nothing hath no such need to hide itself, […] if it be nothing I shall not need spectacles” (la qualità del nulla è che nessuno ha tanto bisogno di nascondersi.. se è nulla io non avrò bisogno di occhiali).

E finché restiamo aggrappati a quella scala gerarchica che ci impone di fissare come punti di riferimento i margini esistenziali per evaderli, nel mezzo collocheremo le finzioni, il palcoscenico del nulla. Perché il nulla rappresenta quello che non siamo ma che manifestiamo. La follia. La follia di rincorrere se stessi e l’ipocrisia di esibirsi in un ruolo che dobbiamo imparare a memoria. Ecco perché ci sentiamo delusi se una squadra di calcio tradisce le nostre aspettative. Loro no, gli sportivi no. Che amara scoperta quella di osservarli umani e scoprire – irrimediabilmente – che loro non sono tanto meglio di noi. Cos’è rimasto dello sport? Nulla. Cos’è rimasto delle nostre speranze riposte in loro? Nulla. Ma poi perché loro dovrebbero essere meglio di noialtri, che restiamo a casa – appiccicati a un monitor – a bestemmiare se loro sbagliano una partita? E le nostre partite quotidiane? Quelle sono un’altra cosa. Già.

Il potere che ha l’illusione rasenta il desiderio di restare folli. È legittimo attendersi dagli altri quello che non riusciamo a ottenere da noi stessi?

E allora, ‘follia’ e ‘nulla’ identificano un percorso di spersonalizzazione al quale ci stiamo sottoponendo senza accorgerci. Chi non resta nella follia e nel nulla e passa per la caduta e l’umiliazione avrà la possibilità di ri-affermare la propria identità. Sul cammino verso la verità dovrà affrontare ciò che non ha saputo vedere e l’emarginazione da un’organizzazione sociale che via via porterà alla scissione, di grado in grado, fino al nulla vero e proprio. La rappresentazione figurativa di questo nulla, la dimensione di povertà e nudità, di necessità estrema, ci rende più vicini e consapevoli della fragilità umana e dell’ingiustizia dominante.

La superficialità e l’artificialità appartengono al mondo in cui la ricchezza e il potere generano mostri e affliggono chi è ai margini della società.

L’individuo come la sua volontà sono sconfitti.

[editoriale da La voce del paese del 28 giugno 2014]

Commenti  

 
#5 vito cassano 2014-07-07 10:19
Pur senza sentirci, sullo stesso numero è stato pubblicato un mio pensiero che parte da un'altra ottica, e cioè quella di considerare “follia” e “nulla” quali elementi della natura umana da tenere ben lontani dal potere, in modo da poter giocare le nostre “partite quotidiane” con raziocinio e concretezza. Comunque complimenti a Marilena, che ancora una volta spinge sulla qualità della riflessione senza cedere alla più redditizia proposta di facili pensieri.

“Il sonno della ragione” di Casamassima
Già alla fine del '700 F. Goya, nell'illustrare un suo dipinto dal titolo “il sonno della ragione produce mostri” scriveva: “La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri: unita alla ragione (la fantasia ndr) è madre delle arti e origine di meraviglie.” Francamente non riesco a quantificare quanta fantasia e quanta ragione abbia utilizzato, il sindaco Birardi, per farne “origine di meraviglie”, fatto sta che la giunta Birardi non è in condizione di svolgere la funzione che le è propria: affrontare e risolvere i problemi.
E ora cosa succederà? Con un sindaco sfiduciato da tempo, ma mai andato in minoranza, se non nell'ultimo consiglio, noi cittadini non possiamo non sentirci come abbandonati a noi stessi. Se questa situazione dovesse perdurare i danni che ne riceveremmo sarebbero molteplici; a cominciare dall'essere fuori dal circuito della costituzione dell'area metropolitana che dal prossimo gennaio si dovrà costituire; Quale ruolo per Casamassima? Quali benefici? Quante risorse? Quanto lavoro?. Insomma senza un governo degno di questo nome, chi avrà l'autorevolezza e la forza di “contrattare”, nell'ambito dell'area, più benessere per noi casamassimesi? E nell'ambito ATO? E i tanti problemi (inutile rifare l'elenco) rimasti irrisolti? Mi auguro che il sindaco riesca a fare chiarezza nella sua maggioranza ed al più presto rilanci la propria azione amministrativa (finora fallace), altrimenti, non ci lasci languire in quel sonno della ragione che genera mostri, e dia le dimissioni così come un sostenitore della sua maggioranza ha chiesto nell'ultimo consiglio.
 
 
#4 El merendero 2014-07-06 16:08
Analisi profonda di alfiere nero! Io vedo però un altro particolare non proprio trascurabile: dove c'è il potere (quello dei *....... naturalmente, dove gira molto denaro) non si riesce, e nemmeno nello sport, a far rispettare la civiltà. Infatti, il cane mordace che gira in un campo di calcio senza la museruola, con l'accondiscendenza di arbitro, regolamenti e pubblica opinione ormai drogata dal tutto si può fare, andrebbe cacciato a calci nel * verso il ghetto da cui probabilmente proviene. E nel caso di calcio dato nel * producendo danni, no ricovero presso il medico ufficiale, ma ricovero presso il curandero (stregone o medico tradizionale) che in Sudamerica .... certamente non mancano.
 
 
#3 Alfiere Nero 2014-07-05 16:31
Calcio e politica sono speculari: gli italiani non hanno memoria.
Io vorrei sapere che opinione avreste oggi di Bearzot, Zoff, Gentile Cabrini, Scirea, Bruno Conti, Tardelli, Paolo Rossi, se la differenza reti nel 1982 fosse stata favorevole al Camerun e fossimo tornati a casa!
Ad esempio: Se Marchisio non fosse stato espulso ed invece Suarez si. Come sarebbe andata? Il calcio è fatto anche di dettagli; e nei dettagli si nasconde il diavolo.

Corsi e ricorsi.
1) eliminati al primo turno nel 1962 e nel 1966, nel 1970 andammo in finale con lo stratosferico Brasile di Pelè;
2) non si sfugge alla cabala: in finale ogni dodici anni. 1970, 1982, 1994, 2006, ...

E poi, strano Paese l'Uruguay: ha un Presidente che ha uno stile di vita da monarca scandinavo o da premier scandinavo socialdemocratico degli anni Sessanta, ma allo stesso tempo non chiede scusa al mondo tutto intero e a quello dello sport in particolare per avere messo e mantenuto nella propria rappresentativa nazionale un neanderthaliano
 
 
#2 tanto per chiarire 2014-07-02 11:07
Ma siamo proprio convinti che TUTTI avevano riposto ogni speranza nella squadra di calcio dell'Italia?
Non è il caso di pensare che è tutto un gioco al quale giochiamo tutti? Noi per passare il tempo e non pensare ai guai e i giornali-TVsportive per vendere la pubblicità?
Che tifare per una squadra non sia altro che "avere un argomento facile e comune per chiacchierare al bar e un'occasione per bere una birra".?
La mia opinione è che siamo tutti complici, masochisti e allenatori di una squadra " l'ITALIA " ma non quella di calcio ma quella di Nazione.
Ma è bello così, giochiamo e cantiamo e ci passa la paura del presente e qualche volta , se capita, ci sentiamo anche i più forti del mondo.
Quest'ultima sensazione, il sentirsi forti e primi, oggi la può dare solo lo sport , ecco perchè poi quando la squadra perde ci avviliamo e il PIL cala.
 
 
#1 Osservatore-arch 2014-07-01 18:03
Raramente aggiungo un mio commento..Brava Marilena,condivido gran parte di quello che hai scritto....Tante cose belle!!
 

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