Lunedì 20 Novembre 2017
   
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LA LENTE SULL’AGITAZIONE DELLA MAGGIORANZA

potere arroganza

Da quando ho rimesso piede a Casamassima – non me ne vogliano quelli cui dedico solitamente questa pagina per guardare il mondo dalle stelle – dopo la campagna elettorale, non posso esimermi dal tuffarmi nelle follie di ordinaria quotidianità locale. E ci sta pure, ci mancherebbe. La noia che mi assale, tuttavia, è quella di dover affrontare – malauguratamente – argomenti di politica attuale, quando si potrebbe disegnare con un pennarello indelebile (anziché una matita ‘mozzicata’) il futuro di questa comunità con l’autorevolezza che spetta a una classe dirigente. E il nostro godimento (quello degli osservatori, degli analisti, degli storici, dei cronisti, dei fumettisti) sarebbe quello di confrontarsi con menti eccelse, che strutturano una pianificazione strategica per loro e per il popolo e che illuminano gli animi quando si esercita lo sviluppo territoriale. Lo scrivevo la settimana scorsa (ma per la verità era già accaduto in passato): questa città pare caduta in un sonno drogato da promesse vintage che odorano di naftalina. Eppure la naftalina viene utilizzata, solitamente, per scacciare le tarme. Ecco, un ossimoro formale per sottolineare che noi siamo le coperte riposte negli stipi, le tarme ci stanno mangiando, ma la naftalina ci ha confusi. Ossimoro, appunto.

Cioè. Sotto i nostri occhi, da vent’anni (forse da 30, giusto per essere precisi) si consumano atti secolari che hanno impresso a questa comunità una velocità nuova e non ce ne siamo accorti? I giovani di allora sono i sessantenni di oggi e portano sulle spalle l’evoluzione (qualcuno l’ha chiamata involuzione) di Casamassima: o allora se ne sono infischiati e oggi strumentalizzano opinioni politiche, oppure erano talmente inutili e distratti (da cosa poi, viste le vicende da villaggio?) da non immaginare l’oggi. Ma mi viene spontaneo, poi, passare al setaccio quei personaggi – come facevano i contadini che dovevano separare la farina dalla crusca – e ridipingere il quadro di Casamassima. Di quelle amministrazioni che hanno segnato il solco epocale chi è rimasto? Molti non li ho mai nemmeno conosciuti, compresi alcuni sindaci del periodo, figuriamoci i consiglieri comunali e gli assessori. Ero troppo piccola. Devo guardare gli atti comunali. Qualcuno è rimasto.. qualcuno che vuole rimanere ancora c’è, e magari sta calcolando strategicamente di restare ancora in futuro. Questione di incastri e di visione, eccerto. Vaglielo a dire tu, a quel qualcuno che non si può pianificare l’azione di governo cittadino in base ai propri desiderata. Solo perché tra un paio d’anni si potrebbe tornare a votare a Casamassima.

Ma così è, se vi pare, amici. Questa classe dirigente, oltre che aver perso i numeri strada facendo (“In democrazia contano i numeri”, dicevano, quando dovevano assegnare i posti in collegio dei revisori), si sarebbe messa a litigare pure con i funzionari pubblici, i dipendenti del Comune, che sono i nostri dipendenti. Pullulano richieste di ferie e di malattia, ma che è accaduto? Mica si capisce. Stando a quanto accadde un paio di anni fa a una funzionaria, ci dovrebbe sorprendere che qualcuno possa azzardare lo stato di mobbing? Per ora ignoriamo, le bocche sono cucite (terrorizzate?), ma il vociare si fa strada..

Noi, dal canto nostro, per ora ci limitiamo a osservare e riferire fatti di cronaca, ma non ci può scappare una riflessione sugli eventi dell’ultimo consiglio comunale, luogo deputato alla massima espressione politica di una collettività. A parte gli stracci verbali volati tra maggioranza e opposizione, abbiamo registrato una inclinazione ormai spiccata a chiamare in ballo magistratura, Procura, poliziotti, carabinieri e compagnia cantando, come se si aspettasse l’intervento supremo di quell’altri per dirimere questioni interne. Ma la politica, che tutto può e tutto comanda, non potrebbe valutare e decidere? Pare quasi che la magistratura serva – più che altro – a sospendere l’attività politica di qualche personaggio ingombrante, piuttosto che risolvere problemi. Che poi non le spetta nemmeno di risolvere i problemi, visto che quando un’inchiesta giudiziaria si abbatte su un luogo, quel luogo, automaticamente, viene svalutato. E Casamassima ne ha bisogno? No, così, per sapere.

[editoriale da La voce del paese del 21 giugno 2014]

Commenti  

 
#3 In veritas 2014-07-01 00:50
Per La Verità, beato te che vivi felice in un paese umile culturalmente, svenduto da pochi miserabili furbetti a potenti ormai sulla via del fallimento morale ed imprenditoriale, in un paese ricco del nulla e nelle mani di improbabili pseudo governanti.
Fuggiremmo in tanti se solamente avessimo l'opportunità per poterlo fare. E credo di esprimere il pensiero di tanti giovani delusi quanto me.
Il tuo insignificante commento rende onore alla stupidità imperante e offende l'intelligenza di chi tenta di migliorare le sorti di questo paese con coraggio e imparzialità.
Vergognati.
 
 
#2 redazione. 2014-06-26 23:19
Gentile lettore,
questo commento merita la pubblicazione. E sa perché?
Per l’ennesima volta la ricchezza antropologica di questo paese fa emergere, in tutta la sua naturalezza, spontaneità e veemenza, un dato certamente interessante per le ricerche che stiamo sviluppando e che, personalmente, conduco da quando ho cominciato a occuparmi di Casamassima (4 anni fa). Ecco, semplicemente. Resto per chiudere un ciclo, quello di una ricerca che – a chiusura – diventerà una pubblicazione. Sia orgoglioso, dunque, di essere annoverato. Lei e tutti quelli che pensano che operare su questo territorio debba essere necessariamente finalizzato alla politica. A una candidatura.
Deduco – da quanto asserisce – che nella sua realtà non vi sia posto per il mondo intellettuale. Eppure dovrebbe riguardare le sue posizioni, perché non è automatico che un intellettuale ambisca a ruoli politici, anzi spesso ne è talmente lontano da studiarlo con gusto e con la leggerezza di chi, non avendo nulla da temere – nemmeno la reputazione – vi ‘sguazza’ tanto da non aver mai demonizzato chi lei menziona.
Non faccia di tutt’un’erba un fascio, suvvia. In fondo noi studiamo l’antropologia contestuale, la raccontiamo, la analizziamo.. Chi si occupa di politica ha ben altro di cui occuparsi. Può perdere tempo con le ricerche antropologiche, sociologiche e storiche chi – invece – ha di meglio da ‘gestire’?
Così, per non distrarre l’attenzione dai veri protagonisti. Che certamente non vedono noi sul palcoscenico.
La libertà è un esercizio della volontà, caro lettore, e lo si esercita tutti i giorni, con qualunque condizione meteorologica o umore..
Saluti cari.
[m.r.]
 
 
#1 per la verità 2014-06-26 20:05
sig.ra Rodi, se si annoia così tanto a Casamassima, perchè non se ne torna dove è stata fino a due anni fa? Brava com'è che problema avrebbe? E poi, perchè non si candida e dimostra quanto vale invece di chiacchierare soltanto? Tanto il conflitto di interesse valeva solo per Berlusconi.
 

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