Lunedì 20 Novembre 2017
   
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APPALTI: LA RESPONSABILITÀ PER DANNI A TERZI

progetto appalti

Recentissima pronuncia della Corte di Cassazione, IV sezione penale n. 18459 del 5 maggio 2014, ha stabilito che anche il committente di lavori in un cantiere è responsabile non solo verso i lavoratori, ma anche in caso di morte di soggetti terzi, ribaltando il convincimento dell'esclusiva responsabilità dell'appaltatore. In capo al committente, in particolare, sarebbe configurabile l'accusa di omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Nel caso de quo, in un cantiere moriva una bimba, la quale, entrata nell'area non recintata e non segnalata del medesimo cantiere edile, veniva a contatto con il cancello scorrevole, del peso di 250 kg, che, ribaltandosi, le cadeva addosso, cagionandole lesioni, che ne determinavano, dopo poche ore, il decesso. Agli imputati veniva contestato di aver cooperato a causare l'evento, con le condotte, per alcuni commissive per altri omissive, connotate da colpa sia generica che specifica. Interposto gravame da parte di tutti gli imputati, tale sentenza era confermata dalla Corte d'Appello di Milano. Tutti gli imputati, allora, proponevano ricorso per cassazione, denunciando, tra gli altri motivi, violazione degli art. 40, comma secondo, e 589 cod. pen. per avere il giudice a quo erroneamente individuato una posizione di garanzia in capo ai committenti in relazione all'evento dannoso verificatosi. Posto che la fonte degli obblighi di cui si contesta l'inadempimento è indicata in imputazione negli artt. 3, commi 1 e 6, e 6, comma 2, d.lgs. n. 494/1996, si rileva che tale normativa trova applicazione solo nell'ambito relativo alla sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei o mobili, mentre non si rinviene alcuna disciplina relativa alla responsabilità del committente per la tutela del terzo. Ciò del resto, secondo la difesa dei ricorrenti, risponde alla distribuzione di responsabilità nell'ambito del contratto di appalto, essendo questo caratterizzato dall'autonomia dell'appaltatore nell'organizzazione e nello svolgimento dell'opera, il quale, pertanto, deve considerarsi l'unico responsabile dei danni cagionati a terzi. All'uopo, i giudici della Corte Suprema evidenziano che, con il d.lgs. 14 agosto 1996, n. 494, di attuazione della direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili, la figura del committente trova esplicito riconoscimento e definizione e ne vengono esplicitati gli obblighi. Ciò, diversamente dalle altre fonti che compongono il quadro normativo di riferimento in tema di sicurezza nel lavoro (D.P.R. n. 547 del 1955, D.P.R. n. 164 del 1956, D.P.R. n. 302 del 1956, D.P.R. n. 303 del 1956, d.lgs. n. 626 del 1994), in relazione alle quali la giurisprudenza di legittimità in precedenza escludeva che il committente potesse rispondere delle inadempienze prevenzionistiche verificatesi nell'approntamento del cantiere e nell'esecuzione dei lavori, salvo che non si ingerisse nell'esecuzione dei lavori o privasse l'appaltatore di autonomia tecnica o operativa nell'attuazione delle misure di prevenzione degli infortuni. Normalmente la figura di vertice della sicurezza è costituita dal datore di lavoro che, come è noto, è individuato non solo nel titolare del rapporto di lavoro, ma anche nel soggetto che ha la responsabilità dell'impresa ed è, quindi, chiamato a compiere le più importanti scelte di carattere economico, gestionale ed organizzativo e ne porta le connesse responsabilità. In tale contesto, tuttavia, emerge anche la figura del committente, il soggetto che normalmente concepisce, programma, progetta, finanzia l'opera. Tale ruolo giustifica l'attribuzione di una sfera di responsabilità per ciò che riguarda la sicurezza e la conseguente assegnazione del ruolo di garante. La legge, infatti, gli attribuisce alcuni obblighi sia nella fase progettuale che in quella esecutiva da cui discende una posizione di garanzia. Infatti, secondo pacifico indirizzo, in tema di prevenzione nei luoghi di lavoro, le norme antinfortunistiche non sono dettate soltanto per la tutela dei lavoratori nell'esercizio della loro attività, ma anche a tutela dei terzi che si trovino nell'ambiente di lavoro, indipendentemente dall'esistenza di un rapporto di dipendenza con il titolare dell'impresa. Ne consegue che, se si verifichino a danno del terzo i reati di lesioni o di omicidio colposi, perché possa ravvisarsi l'ipotesi del fatto commesso con violazione delle norme dirette a prevenire gli infortuni sul lavoro, di cui agli artt. 589, comma secondo, e 590, comma terzo, cod. pen., nonché la perseguibilità d'ufficio delle lesioni gravi e gravissime, ex art. 590. u.c., cod. pen., è necessario e sufficiente che sussista tra siffatta violazione e l'evento dannoso un legame causale. Nel caso di specie non è certamente predicabile un carattere di eccezionalità e atipicità della presenza della bambina e dei suoi genitori sui luoghi del tragico sinistro, attesa la mancanza di recinzione e segnalazione e la prossimità di edifici destinati a civile abitazione, onde l'esistenza della causalità e la responsabilità del committente.

[da La voce del paese del 7 giugno 2014]

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