Giovedì 23 Novembre 2017
   
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IMPAZZA IL BARBECUE: ISTRUZIONI PER L’USO

barbecue

“C’è una tale crisi che la colomba servirà sia per Pasqua che per il barbecue di ferragosto” (Af. Di Fabrizio Caramagna). Nella sua fugacità e stringatezza, la massima è uno strumento mirabolante in grado di generare molteplici modelli stilistici: dall’aforisma al calembour, dal frammento filosofico alla greguerias, dalla notazione diaristica al wit (termine inglese traducibile come arguzia, umorismo pungente) etc, etc. Se Melpomene è la musa della tragedia, Proteo, divinità capace di cambiare forma in ogni momento, è il profeta dell’aforisma. Poche parole che possono generare fervore all’insegna della bizzarria e del dileggio su temi alquanto scottanti e attuali.

Con l’estate oramai alle porte, avere l’adorato barbecue nel giardino della propria villa o sul terrazzo di casa attizza il dotto come pure il wannabe, entrambi spesso costretti a demordere dall’allegro proposito nel timore di infrangere la legge. “Ho acceso il fuoco con la diavolina e poi sono usciti tutti gli altri condomini dei piani superiori a lamentarsi che stavo facendo molto fumo. Mi chiedevano di spostarmi e di smettere. Vorrei chiedere se posso fare sul mio terrazzo il barbecue”. Rispondo volentieri a una nostra lettrice. Ebbene sì, proviamo a chiedercelo: quali sono le leggi, le norme o i regolamenti cui far riferimento se con l'avvicinarsi della stagione estiva volessimo mettere il barbecue nel giardino della villa o sul terrazzo di casa? Se qualcuno si sta interrogando sul grattacapo è sulla buona strada. Generalmente l’ardente cultore del barbecue è ossequioso della emotività altrui ed è edotto che, in casi specifici, potrebbe causare disturbo al prossimo e appunto per questo chiede soltanto di potersi deliziare senza sentirsi malvisto, ingiuriato o, peggio, segnalato alle pubbliche autorità.

Principiamo con il dire che il dispositivo in materia di uso del barbecue si raccoglie sulla liceità delle immissioni di fumi o di calore derivanti dall'accensione o dalla cottura. Dunque la fonte è rappresentata dal Codice civile in generale e dall’art. 844 in particolare (Libro Terzo della Proprietà, Titolo II - Della proprietà, Capo II - Della proprietà fondiaria, Sezione I - Disposizioni generali) che recita: “Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi. Nell'applicare questa norma l'autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso”. Detta così la faccenda pare limpida: le immissioni di fumo o di calore emanate dall'uso del barbecue non possono essere impedite dal vicino di casa o dagli altri comproprietari se non superano i limiti della normale tollerabilità. Esiste, però, giurisprudenza discordante se non addirittura contrapposta: Giudice di pace di Torino Sez. II, sentenza del 10/06/2010: "L'art. 844 del Codice civile, in origine soprattutto orientato a tutelare le esigenze della produzione poste su un livello di importanza prevalente rispetto alla qualità della vita del privato, è progressivamente stato interpretato dalla giurisprudenza, anche della Suprema Corte, in senso contrario all'impostazione originaria che ne è risultata ribaltata privilegiando l'interesse della qualità della vita privata. I fumi e gli odori provenienti dal barbecue, vista la vicinanza e le immissioni che la cottura è in grado di sviluppare, sono in grado di provocare un "sensibile disturbo e disagio in un'abitazione privata e contribuiscono a deprimervi la qualità della vita", rendendo quindi applicabile la fattispecie di cui all'art. 844 del codice civile". Cassazione, sentenza del 18 marzo 1992, n. 3204 “in tema di emissione di gas, vapori, fumi atti ad offendere, molestare o imbrattare i vicini, tali immissioni possono essere autorizzate soltanto entro i limiti della tollerabilità normale, e quindi previa adozione delle misure necessarie ad evitare il superamento ditali limiti o di quelli imposti da specifiche normative (regolamento condominiale)". Quindi il Codice civile proferisce nel merito affermando che un vicino non può ostacolare le immissioni di fumo o di calore e vincola al rispetto della normale tollerabilità. Ormai dovrebbe esser chiaro, la chiave di volta sta proprio nella nozione di superamento o meno del confine della normale tollerabilità. Condensando, due sono le ipotesi che si evincono dalla norma: a) immissioni tollerabili: sono lecite e, perciò, al vicino di casa o al comproprietario che subisce l'immissione non è dovuto alcunché; b) immissioni intollerabili: in tal caso, occorre distinguere le immissioni che pur superando la normale tollerabilità sono lecite (è prevista l'indennizzabilità) e le immissioni intollerabili illecite, che sono quelle non autorizzate perché le ragioni proprietarie sono prevalenti. In quest'ultima ipotesi scatta a favore del soggetto danneggiato una tutela inibitoria e risarcitoria. Ma, allora, i fumi come li misuriamo? È il giudice che deve valutare della tollerabilità delle immissioni, e nel giudicare deve tener conto dei modi in cui queste avvengono e delle attività che le causano. Il giudice è, insomma, chiamato a bilanciare le opposte esigenze dei proprietari, e può anche disporre una modifica dei luoghi o delle opere. La Ratio Legis è che in dottrina si è precisato che il limite non è costituito dalla normalità dell'esercizio di una certa attività, bensì dalla tollerabilità per chi deve subirla. Tuttavia la soglia della cd. normale tollerabilità non è stata rigidamente definita dal legislatore, il quale se, da un lato, ha inteso svincolarla dalle ragioni soggettive di chi intende impedire le immissioni, ha preferito, dall'altro, ricollegarla alla «condizione dei luoghi» e, quindi, alle circostanze del caso concreto. lavori edilizi

A favore del vicino di casa danneggiato sorgono due distinte azioni, di cui l'una, di carattere reale, è rivolta all'eliminazione della causa delle immissioni (tutela cd. inibitoria) l'altra, di carattere personale, al risarcimento dell'eventuale danno ex art. 2043 (tutela cd. risarcitoria). Per far cessare le immissioni intollerabili il vicino di casa può agire anche col rimedio di cui all'art. 949. Più di recente si è ammesso il ricorso alla procedura d'urgenza ex art. 700 c.p.c., soprattutto quando il diritto che si assume essere stato leso dalle immissioni è quello alla salute e all'ambiente salubre. Nella normalità dei casi il barbecue viene considerato un intervento di modesta rilevanza urbanistica e pertanto rientra nella casistica convenzionalmente definita delle “Opere minori” ed è soggetto al semplice rilascio di autorizzazione amministrativa, secondo le disposizioni comunali. Detta Opera minore, in quanto non costituente “Costruzione” ai fini urbanistici, non è soggetta alle verifiche degli indici e dei parametri edilizi e urbanistici, salvo per quanto esplicitamente indicato, è però soggetta al parere della Commissione edilizia solamente qualora l’ufficio competente per l’istruttoria ne rilevi un significativo impatto sul paesaggio urbano. Rientrano in tale categoria di Opere minori, i barbecue, quando non superino le usuali dimensioni commerciali ed in particolare i 3,00 metri quadrati di superficie ed i 2,10 metri di altezza. Il superamento dei predetti limiti comporterà la necessità di conseguire il relativo titolo edificatorio per tramite di Permesso di costruire o Dia, ferma restando la facoltà dei confinanti di esercitare in sede di tribunale il proprio diritto di terzo portatore di interesse diretto (essendo le autorizzazioni amministrative rilasciate “fatti salvi diritti di terzi”), tale manufatto – in particolare se realizzato con materiali e tecniche tali da renderlo fisso e difficilmente amovibile – deve tenere conto delle norme regolanti le distanze dai confini, nonché delle disposizioni in materia contenute nei regolamenti locali di igiene, nonché in specifici regolamenti comunali (canne fumarie, emissioni in atmosfera, odori, rumori etc.). L’esecuzione di interventi in difformità o in mancanza di autorizzazione amministrativa è punita, ai sensi dell’art. 7 bis del D.Lgs. n. 267 del 18/08/2000, con sanzione amministrativa pecuniaria da euro 25,00 a euro 500,00.

Per farla breve, ce n'è a sufficienza per demoralizzare gli appassionati di barbecuing dotati di concetto urbano. Qualche piccola indicazione: collocate il barbecue in una zona del terrazzo di casa o del giardino della villa che non permetta ai fumi di entrare nelle dimore dei vicini di casa (attenzione alle folate di vento). Ordinariamente non è mai il singolo episodio che scatena il focolare ma un seguitato fastidio provocato dall'inadempienza dei più elementari dettami di comune coabitazione. Chiedete informazioni al comune di appartenenza circa la realizzazione o la collocazione di un barbecue, avvalendovi anche di un tecnico abilitato.

C’è una tale crisi che l’Italia sta andando verso il baratro. E quello che è peggio che in piena campagna elettorale uno degli slogan più diffusi è: “Italia, vai avanti”.


Giovanni Colucci

Consulente e perito del Tribunale civile e penale

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