Mercoledì 22 Novembre 2017
   
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PENSILINE E TETTOIE, SONO ‘COSTRUZIONI’?

tettoia

L’eccezione conferma la regola, mille eccezioni creano anarchia. Per questa ragione in uno Stato democratico il rispetto delle leggi, delle norme e dei regolamenti è indispensabile affinché l'intesa di coesistenza fra i soggetti mantenga, salvaguardando il livello essenziale di equilibrio sociale. Ma nel paese delle libertà, in cui ognuno fa un po’ quello che gli pare, milioni di eccezioni garantiscono l’impunità e un’eccezione nemmeno si nota. Doverosa precisazione se teniamo anche conto del pensiero di Charles Lemesle (Misophilanthropopanutopies, 1833) il quale sosteneva che "Si fanno le regole per gli altri, e delle eccezioni per se stessi".

Quanti di noi, proprietari di case, hanno pensato bene di realizzare un pergolato o una tettoia senza preoccuparsi degli aspetti edilizi e urbanistici. Pergolati e tettoie, difatti, rappresentano uno dei maggiori interventi che frequentemente vengono realizzati dagli italiani in assenza di un titolo abilitativo, nell'erroneo presupposto che costituiscano un complemento decorativo o un manufatto pertinenziale alla dimora principale. Ciò, peraltro, non costituisce una verità assoluta e indiscutibile e la giurisprudenza, sia amministrativa che penale, ha, invece, nel tempo costantemente statuito. In venti anni di attività professionale, mi sono spesso occupato del tema delle strutture edilizie minori. Rispondo volentieri ad alcuni lettori che mi chiedono la differenza esistente tra un pergolato e una tettoia e il regime autorizzatorio occorrente. 

La domanda è piuttosto semplice e ognuno di noi sarebbe in grado, bene o male, di fornire una definizione accettabile. Una prima interpretazione, ma costante nel tempo, è stata quella fornita dai giudici di Palazzo Spada con una recente sentenza, la n. 5409 del 29 settembre 2011. Sulla definizione di pergolato, fornita dal Consiglio di Stato, rilevante ai fini edilizi, i giudici speciali amministrativi stabiliscono che trattasi di un manufatto avente natura decorativa realizzato in struttura leggera di legno o altro materiale di peso minimo, facilmente amovibile in quanto privo di fondamenta, che funge da sostegno per piante rampicanti, attraverso le quali realizzare riparo e/o ombreggiatura di superfici di modeste dimensioni. Ebbene, sulla base di questi concetti (natura ornamentale, facilmente amovibile, costituito da materiale leggero e di modeste dimensioni), l'organo costituzionale esclude categoricamente che una struttura costituita da pilastri e travi di legno di importanti dimensioni, tali da rendere la struttura solida e robusta e da farne presumere una permanenza prolungata nel tempo, possa essere ricondotta alla nozione di "Pergolato". Quindi, concludono gli ermellini, ricade nella nozione di "Pergolato" una struttura precaria, facilmente rimovibile, costituita da un’intelaiatura in legno non conficcata nel pavimento né affissa alla parete dell’immobile, non chiusa in nessun lato, compreso quello di copertura. Sul tema di che trattasi (distinzione tra pergolato e tettoia) torna il Tar di Brescia con una recentissima sentenza, la n. 1481 del 29 agosto 2012, nella quale, peraltro, si richiama una precedente pronuncia della Cassazione, dove i giudici chiariscono che "mentre il pergolato costituisce una struttura aperta sia nei lati esterni che nella parte superiore ed è destinato a creare ombra, la tettoia può essere utilizzata anche come riparo e aumenta l'abitabilità dell'immobile". La vicenda oggetto di esamina dal Tar di Brescia riguarda, nel particolare, un terrazzo insistente in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, il cui pergolato era stato coperto dal proprietario con un manto in tegole curve antiquate e chiudendo il fronte con serramenti mobili in legno, lo stesso aveva creato un vero e proprio "nuovo volume". I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso del soggetto, accusandolo non solo di abuso edilizio ma anche di violazione del vincolo paesaggistico.

In generale, infatti, un pergolato, se realizzato in strutture leggere, richiede solo la Dia (Denuncia inizio attività) per essere costruito; similmente non si può dire di una tettoia che viene a rappresentare una vera e propria modifica del fabbricato, nella sagoma, nel volume e nella superficie utile. In quanto tale, una struttura così concepita non è soggetta a sanatoria (previo parere di compatibilità paesaggistica).

Ma allora, cosa si intende per precarietà di una struttura?

In una recente sentenza, la Cassazione si è soffermata su questo concetto, al fine di stabilire se la costruzione di un'opera minore sia subordinata o meno al rilascio del permesso di costruire. A tal fine, è quindi essenziale capire cosa si intende per precarietà di una struttura. Ergo, la Corte spiega: "La natura precaria deve ricollegarsi all’intrinseca destinazione materiale dell'opera, utilizzata per fini specifici contingenti e limitati nel tempo; e l'opera precaria allo stesso tempo deve poter essere rimossa con facilità e velocità dopo aver terminato la sua funzione". Quindi né la natura precaria dipende dai materiali utilizzati e dalla facilità della rimozione: unico principio è "la valutazione dei bisogni che l’opera deve appagare", vale a dire se le stesse necessitino, per loro natura, di un manufatto durevole nel territorio. In un'altra importantissima sentenza, la Corte di Cassazione si è soffermata sulla necessità o meno di ottenimento del permesso di costruire per la costruzione di pensiline e tettoie che, per loro intrinseca natura, non possano essere catalogate come opere provvisorie e accessorie. Orbene, in tutte quelle circostanze in cui la realizzazione di tale manufatto non possa considerarsi precario, è necessario richiedere al Comune di appartenenza il permesso di costruire. Invero, secondo la Corte di Cassazione, "il permesso di costruire deve essere richiesto non solo per la creazione di nuovi volumi, ma per tutti gli interventi che, implicando una modifica del territorio, non possono essere considerati minori". Contrariamente ai pergolati, pensiline e tettoie (considerate, per la Corte di Cassazione, sinonimo l'una dell’altra) possono infatti accrescere l'abitabilità dell'immobile, non potendo più essere catalogate come mere opere precarie e complementari: va da sé che un simile intervento non può che necessitare del permesso di costruire. Altresì, secondo il Tar di Bologna, sentenza n. 233 del 28 febbraio 2014, è legittimo il provvedimento con il quale il Comune in questione aveva ordinato la demolizione di un tettoia di rilevanti dimensioni (nella fattispecie si trattava di una tettoia di circa 29 mq), apposta su una parte di un preesistente edificio residenziale, perché il manufatto è stato costruito senza il preventivo rilascio dell’atto di assenso edificatorio; tale tettoia, infatti, per le sue dimensioni, comportava una modificazione della sagoma e del prospetto dell’immobile, tale da produrre una perdurante alterazione dello stato dei luoghi, con la conseguenza che la sua realizzazione necessitasse del preventivo rilascio del permesso di costruire, in quanto - anche se costituisce pertinenza dell’immobile - incide sulla costruzione preesistente. Orientamento condiviso con giurisprudenza costante nel tempo, alla luce anche di una precedente sentenza, la n. 5519 del 4 dicembre 2013 del Tar di Napoli, secondo il quale gli interventi consistenti nell’istallazione di tettoie o di altre strutture analoghe che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici come strutture accessorie di protezione o di riparo di spazi liberi – cioè non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito – possono ritenersi sottratti al regime del permesso di costruire soltanto ove la loro conformazione e le loro ridotte dimensioni ne rendano evidente e riconoscibile la finalità di arredo o di riparo e protezione dell’immobile cui accedono, mentre non possono ritenersi installabili senza permesso di costruire allorquando le dimensioni siano di entità tale da arrecare una visibile alterazione all’edificio o alle parti dello stesso su cui vengono inserite, in particolare quando ne modifichino in modo significativo il prospetto o la sagoma e non possano quindi considerarsi le relative opere come mere pertinenze dell’immobile preesistente. In applicazione del principio nella specie è stato ritenuto che la tettoia in questione, per le sue rilevanti dimensioni e per l’oggettiva capacità di variare il prospetto dell’edificio del ricorrente, era assoggettata al regime del permesso di costruire.

Rebus sic stantibus, dall'analisi giurisprudenziale emerge quindi che, in caso di realizzazione di opere minori e non meglio classificabili, il criterio di discrimine in base al quale capire se l’opera in esame necessiti, al fine della sua realizzazione, di permesso di costruire, sia operare un’indagine non tanto sulla sua temporaneità o sui materiali utilizzati, quanto piuttosto sulla finalità e lo scopo della stessa.

 

Ebbene sì, il noto brocardo romano "Ignorantia legis neminem excusat" è sempre di costante attualità.

 

Giovanni Colucci

Consulente forense su crimini e reati in materia edilizia, urbanistica e immobiliare

Commenti  

 
#9 condominio 2017-02-02 12:31
Buongiorno,

Io posseggo una pizzeria sita al piano terra di un condominio. Ho l'uso esclusivo del suolo ( terrazza )adiacente alla pizzeria. Volevo fare una copertura, ma il condominio mi dice che posso usare in questa terrazza sono beni MOLIBI ! ora, la mia domanda è: una gazebo o pompeiana , è un bene mobile o immobile? premetto che non la fisso al terreno con bulloni, ma faccio ricedere i montanti della stessa all'interno di fioraie che a loro volta sono solo poggiate al terreno. grazie mille suo tempo.Cordialmente, ing.Bordon
 
 
#8 arrabbiato nero 2015-05-21 09:46
Che ignoranza bestiale ...non vediamo oltre il nostro naso!Ma qualcuno sa chi incarica i tecnici? i sindaci e i politici di turno eletti da noi...chiaro quindi che devono sottostare alle loro richieste, che sono lo strumento per perpetuare il sistema di corruzione che tangentopoli ha così ben legalizzato.
 
 
#7 Elio 2015-02-15 19:48
Una platea in cemento deve essere tolta per abuso edilizio.vi è eccezione tenendo conto dello spessore che sporge dal terreno ?
grazie
 
 
#6 poveri voi 2014-10-01 20:16
X 5
Un geometra mi ha detto che con il prossimo tecnico comunale si potrà fare quel che si vuole, ha avuto certezza dal nuovo sindaco guardando nella sfera magica.
 
 
#5 Roberto 2014-09-30 23:42
Ciao a tutti,
il mio appartamento affaccia su una chiostrina alla fine della quale si trova un lastrico di mia proprieta'. Secondo voi posso erigere una tettoia che mi ripari per raggiungere il lastrico?
 
 
#4 Gino 2014-05-28 17:08
Gli abusi edilizi si sono fermati!
Grazie a chi ha avuto il coraggio di esporre denunce.
 
 
#3 onor del vero 2014-05-22 18:52
Un tecnico ha fatto scomparire dal catasto un immobile confinante pur di arrivare ai propri scopi.Vi sembra poco?
 
 
#2 Fedele 2014-05-22 12:35
BIAGIO ha ragione da vendere! Mai sentito che un tecnico abusivista, qui a Casamassima, sia stato condannato. Possibile che in questa cittadina non vi sono cementificazioni illegali?
E allora la redazione ha dato false informazioni quando ha dichiarato che alcuni tecnici locali siano stati denunciati? Vedi l'ingegner *, il geometra *, dei quali personalmente ho grandissima fiducia!
Fedele.
 
 
#1 Biagio 2014-05-22 01:11
Ma si, con tanto abusivismo impunito che problema ci poniamo?
 

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