Giovedì 23 Novembre 2017
   
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“CIÒ CHE INIZIA IN RABBIA FINISCE IN VERGOGNA”

stati generali delle donne

Il profilo istituzionale nel quale ci specchiamo di questi tempi – in fondo – è proprio il riflesso del qualunquismo culturale. Citare Piero Calamandrei suona addirittura come una bestemmia, se le sue parole vengono accostate a quelle di gente che per sbaglio governa paesi e nazioni. La sua celebre frase «La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare» echeggia, anzi rimbomba, nella ‘nostra’ aria. Così rarefatta da avvertire la sensazione della nausea.

Ma coraggio pur.. «[...] morti e vivi con lo stesso impegno / popolo serrato intorno al monumento / che si chiama / ora e sempre / resistenza». La “Lapide a ignominia” noi sappiamo a chi dedicarla, oggi, mentre andiamo in stampa.

Discorsi istituzionali, talmente alti, da meritare l’oblio. Non ce ne vogliate. “Ciò che inizia in rabbia finisce in vergogna”, soleva ripetere Benjamin Franklin. E noi prendiamo a prestito queste poche parole per rappresentare lo status di questa cittadina.

Non mancherà molto prima che il vento del risveglio soffi sui luoghi della sofferenza; dopo il fondo del barile, la risalita – per quanto faticosa – diventa inarrestabile. Perché tanto, peggio non può essere. E quando quel vento soffierà anche su Casamassima assisteremo alla liberazione: dagli imbarazzi istituzionali, dalle violenze perpetrate alla città e alle persone che vivono la città, dai clamorosi abusi sulle donne, dalle vergogne che ci portiamo ormai appiccicati sulla pelle per non essere in grado di distinguerci dal qualunquismo. I cittadini casamassimesi sono creativi, entusiasti, eccellenti esempi di brillanti carriere sparse per il mondo (e da queste colonne di personalità ne abbiamo raccontate), persone per bene che restano ai margini di questa rappresentazione teatrale della (non)politica. Morendo la prima repubblica muore anche quella capacità di saper gestire le relazioni, le vicende, l’orientamento di un partito e di un popolo. C’è chi azzarda che si stava meglio quando si stava peggio.

Quel che è positivo, però, è che le crisi portano sempre rinnovamento, perché producono lo sforzo di doversi migliorare per sopravvivere. Producono rottura col passato e visione programmatica nuova, rinnovata nello spirito e nelle strategie. La crisi non viene per distruggere ma per riorganizzare, per fare pulizia. E qualcosa, anche questa crisi d’identità cittadina, produrrà.

A Bari, in concomitanza con la campagna elettorale per le elezioni amministrative ed europee, è nato un collettivo che presto si tradurrà in un organismo giuridico, che saprà dare spazio all’essere donna in quanto tale e in quanto profilo di rispetto per ruoli ai quali si dà per scontato che esistano solo gli uomini. Un collettivo che si è dato il nome di ‘Stati generali delle donne’, nato nel nostro capoluogo e che sta espandendosi nelle altre regioni italiane e che alimenta sentimenti simili anche all’estero. A breve partirà una campagna di comunicazione con la quale si sensibilizzerà l’opinione pubblica e gli elettori sulle modalità di voto: il 23 novembre 2013, con la legge 215, infatti, le modalità di voto sono cambiate. Si potranno esprimere due preferenze, purché di genere diverso ed espressioni della stessa lista (che si tratti di lista e/o partito all’interno della medesima coalizione).

Chi scrive ha aderito da tempo al progetto e molte altre donne casamasssimesi aderiranno. Non escludo che una casa politica possa sorgere anche a Casamassima con l’obiettivo di rimettere ordine sulla tematica femminile. Non foss’altro per fare chiarezza sul come ci si deve esprimere. E quali sono le regole di comportamento e di relazioni.

Pare brutto, nel 2014, doversi ancora porre il problema di dover alzare la voce per farsi ascoltare. Pare brutto che per difendere l’onore delle donne dai vandalismi dialettici di certi personaggi si debba ricorrere ai tribunali. Pare brutto che per occupare spazi pubblici occorra ricordare che gli stessi spazi pubblici sono della collettività e non di pochi sparuti associati.

Pare brutto, pure, che io debba scriverlo e ricordarlo – prima a me stessa – nel giorno in cui ricordiamo la Liberazione dell’Italia dall’oppressore.

Ma forse è buon auspicio.

[editoriale da La voce del paese del 26 aprile 2014]

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