Giovedì 23 Novembre 2017
   
Text Size

TI MANIPOLANO IL CERVELLO: TI PIACE?

rivoluzionari

La furia grillesca sta nel Parlamento come l’esaltazione della democrazia. Ed è subito fuga. Oltre un anno fa, ben prima della tornata elettorale, scrivevo dell’onda mediatica che aveva invaso il paese e che gli elettori si sarebbero trovati a scegliere tra la rivoluzione linguistica di Beppe Grillo, la retorica di Antonio Ingroia, la fierezza intellettuale di Oscar Giannino e Mario Monti.. e la delega. Ovvero laddove si gioca la partita della cattura del voto. Cosa è rimasto di quella partita? La retorica di Ingroia non l’hanno capita in molti; la fierezza intellettuale è passata per inganno o snobbata perché ‘saliva’ troppo in alto per il popolo; e la delega ha fatto il resto. Poi la rivoluzione con la matita nelle urne e la battaglia nello streaming durante gli incontri ufficiali ci portano alle considerazioni attuali. Un’Italia che rincorre il benessere senza sapere esattamente cosa sia. La consapevolezza fa la differenza. E gli italiani non sono consapevoli perché è davvero facile plasmare le idee e manipolare i pensieri. “A parte i nostri pensieri – sosteneva Cartesio – non c’è nulla che sia davvero in nostro potere”. Or dunque, se è così semplice definire il nostro popolo come ‘di voltagabbane’ è innegabile che non vi sia, di fondo, un tratto caratteriale emergente.

Ma ohibò, l’oggetto del contendere attuale sta nella valutazione dell’azione del movimento dei cittadini coordinati da Grillo e Casaleggio a confronto con il giovine italico fiorentino. «Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d'accordo tra loro imperatori, re e papi. Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe Mazzini». Nella storia vi è sempre una risposta, non c’è nulla che accada che non sia già accaduto; cambiano le persone, cambiano le forme, le strutture, le sovrastrutture. Ma la sostanza è sempre la stessa. Le parole succitate sono di Klemens von Metternich, cancelliere austriaco che non vide per un soffio l’unità d’Italia.

Non intendo evocare parallelismi arditi tanto meno collegare i personaggi attuali con quelli storici, ma dalle vicende belliche si dovrebbe trarre insegnamento per dominare le contese, le rivalse, le diplomazie, la storia stessa. Renzi ha scritto una pagina – per molti criticabile per altri dovuta – della storia italiana, ma non è stato incostituzionale. A dicembre, dopo la sentenza di bocciatura del Porcellum, scrivevo che l’ennesimo palliativo era stato servito. A farla da padrone l’ignoranza. “Ogni membro del Parlamento – sancisce l’art. 67 della Costituzione – rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, sicché la democrazia rappresentativa (quella che abbiamo in Italia è democrazia parlamentare) è una forma di governo nella quale gli aventi diritto al voto eleggono dei rappresentanti per essere governati. E – inoltre – il vincolo di mandato degli eletti non è imperativo (cioè direttamente responsabili nei confronti dei loro elettori e con il dovere di conformarsi alla loro volontà, tanto che, in caso contrario, possono essere dagli stessi revocati). Il mandato previsto dalla nostra Carta costituzionale – come sancito – è “senza vincolo”, cioè l'eletto riceve un mandato generale dai suoi elettori, in virtù del quale non ha alcun impegno giuridicamente vincolante nei loro confronti; cioè ancora, questi non gli possono impartire istruzioni né lo possono revocare, possono solo non rieleggerlo al termine del mandato. L'eletto, dunque, non ha alcuna responsabilità politica o giuridica nei confronti degli elettori. Detto questo, la rivoluzione berlusconiana dell’elezione diretta del presidente del Consiglio è una specie di trucco. Voti uno-prendi tutta la lista. E il colpo di spalla di Renzi a Letta (simbolicamente) suona la sveglia, ricordando che in Italia funziona ancora la prima Repubblica. Perché la Costituzione non è mai cambiata. Semplicemente. E le nostre menti – negli anni – sono state convinte a pensare che eravamo in grado di votare il nostro leader di governo, invece ci esercitavamo a legittimare un uomo politico cui è piaciuto avviare una sorta di rivoluzione copernicana che non si è mai compiuta. Del resto, da un’indagine di qualche settimana fa emerge un dato curioso: nel 2014 un essere umano su 3 – tra America ed Europa – crede che la Terra sia al centro del Cosmo e che il Sole giri intorno. Un dato che lascio a te, caro amico, valutare. L’influenza delle propagande politiche possono – e lo fanno – modificare le nostre credenze, il nostro modo di vivere, di pensare. Persino di amare. Quanti di noi amano uno status e poi, dopo anni, si accorgono di non riconoscere nell’oggetto amato la loro identità? La ricerca del sé – e dell’io – diventa imprescindibile per decodificare la giungla nella quale pensiamo di aver imparato a vivere.

[editoriale da La voce del paese del 1° marzo 2014]

Commenti  

 
#4 Chiara 8 2014-03-08 17:58
La rivoluzione si fa con l'agire quotidiano, il fare lavorativo quotidiano, manuale od intellettuale che sia, di tutti i giorni e nel mezzo di tutto inserendo la parola pensata, detta, letta o scritta al momento giusto, con diplomazia, nel rispetto reciproco. La rivoluzione non si fa con le barricate. Le barricate rappresentano un atto difensivo dopo, magari, aver attaccato l'avversario, lascio perdere il nemico che rimanda in modo piu' spiccato all'odio, all'annullamento dell'altro. La persona agisce, tutti agiscono, questa e' la rivoluzione, piccoli, anche se nel breve impercettibili, passi progressivi della persona e della collettività. "Le barricate con i petti e i didietro degli altri" e' esattamente l'opposto.

Chiara 8
 
 
#3 pro il cervello 2014-03-08 09:43
Articolo intelligente, interessante e base di una discussione più ampia da fare, mi permetto di aggiungere solo un contributo al titolo :
" Siamo un popolo di rivoluzionari.
Ma vogliamo fare le barricate con i petti e il didietro degli altri."
Per poi continuare con la strumentazione dei politici della miseria,del disagio, della vecchiaia e a continuare con ogni necessità primaria dell'uomo o della natura ecc.
Termino con una domanda :
SIAMO RIVOLUZIONARI ?????????
Quanto lo sono i nuovi protagonisti politi attuali ???????
E noi che ne scriviamo e non scendiamo in piazza lo siamo ????????

PARLIAMONE
 
 
#2 Chiara 8 2014-03-07 22:49
...il suo se'....
 
 
#1 Chiara 8 2014-03-06 22:58
L'eletto ha una responsabilità politica, non e' un mandatario e quindi non ha una responsabilità giuridica, ma il voto, attraverso il medium del partito, legittima il parlamentare a sedere in parlamento e a seguire l'indirizzo politico del gruppo parlamentare cui si appartiene, diversamente si confluisce nel gruppo misto. A fine legislatura si dovrà "dar conto" del percorso fatto per la rielezione ed e' qui che la responsabilità politica del parlamentare trova il suo " banco di prova".

Una semplice mia considerazione.

L'articolo e' perfetto, da' un senso di equilibrio che rende piacevole la lettura. Per il resto, con rammarico penso che in non molti sanno dell'esistenza di una Costituzione a fondamento dello stato; le qualità carismatiche di taluni in certi periodi storici, come quello attuale, amplificate dal mezzo di massa manipolante per eccellenza, la tv, sono in grado di oscurare i meccanismi di funzionamento politico di uno Stato, con effetti evidenti: "il premier e' eletto dal popolo". Il premier? Non mi sembra che la Costituzione disciplini la figura del premier. C'e' un Presidente della Repubblica eletto dal parlamento in seduta comune, a camere riunite, c' e' un presidente del Consiglio nominato dal Presidente della Repubblica. Allora, chi avrà avuto nell'ultimo ventennio la genialità di "lanciare" la parola premier? Qualche venditore di spot pubblicitari. Ed e' stato così che la politica, scalzata da nuove, meticolose e scientifiche tecniche comunicative, ha perso la sua identità, il suo s'è, il suo io, "con pace all'anima sua" della Costituzione.

Chiara 8
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI