Giovedì 23 Novembre 2017
   
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CARTELLE PAZZE: NEWS DA PALAZZO

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Sul settimanale de "La voce del paese" del 1° febbraio ho ritenuto utile parlare a voi lettori di questioni inerenti le "cartelle pazze" per gli anni dal 2008 al 2012, relative alla vecchia Tarsu, ossia la tassa sui rifiuti, che hanno fatto "ingresso" nelle case dei casamassimesi dagli inizi di gennaio 2014, oltre alle nuove cartelle Tares relative all'annualità 2013. Orbene, giovedì 30 gennaio scorso si è tenuta, nell'aula consiliare del Comune di Casamassima, una conferenza cittadina, organizzata dalla sezione locale Udc, proprio sul tema in questione, durante la quale sono stati posti vari interrogativi non solo alle parti politiche, ma anche ai funzionari comunali di competenza.

In primis, la sottoscritta ha sollevato dubbi circa la legittimità formale degli accertamenti inviati con correlate sanzioni. Infatti, come disciplinato dall'art. 1, comma 161-162 L. 296/2006, dall'art. 14, comma 37 del D.L. 201/2011 e dall'art. 25 del regolamento comunale vigente, "ai fini della verifica del corretto assolvimento degli obblighi tributari, il funzionario responsabile puo' inviare questionari al contribuente, richiedere dati e notizie a uffici pubblici ovvero a enti di gestione di servizi pubblici, in esenzione da spese e diritti, e disporre l'accesso ai locali ed aree assoggettabili a tributo, mediante personale debitamente autorizzato e con preavviso di almeno sette giorni". Si badi bene, solo "in caso di mancata collaborazione del contribuente od altro impedimento alla diretta rilevazione, l'accertamento puo' essere effettuato in base a presunzioni semplici di cui all'articolo 2729 del codice civile". Trattasi di disciplina comune sia all'attuale Tares sia alla vecchia Tarsu. Fatto sta che, se i metri quadri rilevati risultano maggiori di quelli dichiarati dal cittadino, a prescindere dalla modalità di calcolo attuata dall'ente, quest'ultimo non dovrebbe inviare al cittadino in prima battuta accertamenti con sanzioni né i cittadini devono essere costretti ad effettuare perizie attraverso tecnici a pagamento. Per giunta, se la superficie di riferimentola a fini Tarsu/Tares sia inferiore all’80 per cento della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138della 138, i comuni modificano d’ufficio, ma devono darne comunicazione agli interessati.

Per quanto riguarda la tassabilità dei locali diversi dalle abitazioni, vige di certo l'esenzione, per quelli inagibili o privi di arredo, utenze, attrezzature e licenze, ex art. 4 e 11 del vecchio regolamento Tarsu, approvato con delibera di consiglio comunale del 22 luglio 1994 n. 68, nonchè ex art. 7 del nuovo regolamento comunale Tares, approvato con delibera del consiglio comunale n. 67 del 29 novembre 2013, sebbene la sottoscritta abbia richiamato l'attenzione dei funzionari comunali circa la vaghezza dell'attuale articolo. La genericità sarebbe dovuta, secondo il Dott. Piedigrotta, ad una sorta di favor verso il contribuente, nell'intento di ampliare la possibile gamma di casistica che determini l'esenzione. In verità, tale genericità potrebbe riversarsi contro il contribuente, se si pensa che, nonostante la puntuale disciplina prevista dal vecchio regolamento Tarsu, è stato asserito dalla società gestore che i locali vuoti e privi di utenze sarebbero comunque utilizzabili. In primis, è necessario distinguere tra utilizzabilità astratta e concreta idoneità a produrre rifiuti. In secundis, la sottoscritta ha proposto una modifica dell'articolo attuale con una disciplina precisa in merito ad esenzione relativa a locali vuoti e privi di utenze o licenze, ferma restando la discrezionalità della pubblica amministrazione nell'accordare la sanzione anche ad altri casi ritenuti fondati e che il proprietariod eve provare. Si badi bene, però, che l'esenzione può essere fatta valere solo se il cittadino compili modello di autocertificazione, presso uffici competenti o Caaf, circa lo status del locale che giustifichi l'esenzione, nonchè il modello di cessazione di occupazione. Quanto certificato potrà essere oggetto di verifiche per false dichiarazioni e varrà per il futuro, non retroattivamente per sanare vecchie annualità. Dunque, nessuna certificazione può sanare le somme relative agli anni 2008-2012.

Preso atto, tuttavia, dei disagi scaturiti ai cittadini, ci si è accordati sulla possibilità di bloccare gli accertamenti ricevuti, mediante la procedura di accertamento per adesione, per 90 giorni. Il contribuente stesso può avviare, entro 60 giorni dalla ricezione della cartella di accertamento, la procedura, presentando una domanda in carta libera in cui chiede all’ufficio di formulargli un invito a comparire per un’eventuale definizione. Se le parti raggiungono un accordo, i contenuti dello stesso vengono riportati su un atto di adesione, che va sottoscritto da entrambe le parti. L’intera procedura si perfeziona soltanto con il pagamento delle somme risultanti dall’accordo stesso. L’accertamento con adesione permette al contribuente di usufruire di una riduzione delle sanzioni amministrative, che saranno dovute nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge.

Se non si raggiunge un accordo, il contribuente può pagare il dovuto o presentare ricorso al giudice tributario contro l’atto già emesso dall’ufficio.

Da ultimo ho proposto la questione dell'esenzioneper nuclei svantaggiati eliminata del tutto nel nuovo regolamento Tares. In merito, è stata garantita la reintroduzione dell'esenzione in questione in base a determinate soglie di reddito, che potrà provarsi con modello Isee, sessendo le persone a reddito basso esonerate da dichiarazione redditi. Inoltre, poiché il presupposto Tares, a differenza della Tarsu, è "chi più inquina paga", ho proposto anche che della soglia di esenzione potrebbero usufruire nuclei sulla base della sola componenete reddituale e non sulla base del numero dei componenti nucleo. In caso contrario il regolamento contrasterebbe con il presupposto Tares.

Ulteriore proposta giunta dal pubblico riguarda il caso in cui si possegga l'abitazione con più pertinenze: si tassino tutti gli immobili con quota fissa, mentre solo la casa con una pertinenza con quota variabile, altrimenti sarebbe troppo gravoso per il cittadino applicare la quota variabile (n.d.r. Relativa al numero di componenti del nucleo familiare) a tutte le pertinenze dell'immobile. Accola anche questa, ma per il futuro.

Ultimo tassello, la questione Barialto: è stato asserito che i residenti siano tenuti a pagare la quota per i servizi indivisibili di 0,30 centesimi a metro quadro.

Ritengo giuridicamente plausibile, in merito, che anche i residenti Barialto debbano pagare tale tributo, svincolato a livello contenutistico dalla tassa sui rifiuti e di natura statale, seppur accorpato alla Tares e a breve alla Tari. Trattasi di una quota standard, che i comuni devono applicare per forza a chi occupa aree idonee a produrre rifiuti e che riguarda i servizi indivisibili (erogati senza domanda individuale alla collettività): non solo illuminazione, verde, ma anche scuole, uffici comunali e vari. Onde, i residenti Barialto, pur risiedendo in una zona le cui aree non acquisite dal Comune non sono oggetto di erogazione di alcuni servizi, sono a mio parere comunque tenuti a pagare tale tributo servizi, poichè comunque sono residenti nel comune di Casamassima ed usufruiscono della generalità dei servizi ivi allocati, da intendersi in senso lato (si pensi al fatto che ad esempio si recano negli uffici di casamassima per estrarre certificati o che percorrono strade pubbliche quando si recano in paese o mandano i propri figli a scuola in paese). In merito, si badi bene che il D.L. 201/2011 stabilisce che i comuni possono, con deliberazione del consiglio comunale, modificare solo in aumento il tributo fino a 0,40 euro, anche graduandola in ragione della tipologia dell'immobile e della zona ove è ubicato.

Sperando di essere stata esautiva, vi auguro buona lettura, in attesa dei nuovi regolamenti Tari e Tasi.

[foto di archivio. Articolo da La voce del paese dell'8 febbraio 2014]

Commenti  

 
#7 caf sicurezza fiscal 2014-02-20 16:54
ancora per commento n°5: dimenticavo... il termine per la presentazione dell'istanza di acecrtamento con adesione è 60 giorni dalla data di notifica dell'avviso di accertamento. per data di notifica si intende la data in cui è arrivata a casa sua la raccomandata
 
 
#6 caf sicurezza fiscal 2014-02-20 16:45
x commento n°5: bisogna presentare istanza di accertamento con adesione specificando il tutto ed eventualmente presentando perizia a firma di un tecnico (geometra, ingegnere ecc) che attesta la reale superficie dell'immobile. e restare in attesta che il comune chiami x la definizione dell'atto. se ha bisogno di assistenza, può rivolgersi presso il nostro ufficio. saluti
 
 
#5 domanda 2014-02-19 21:01
Vorrei sapere da qualcuno piu preparato di me, se la superficie catstale stabilita dall'organo accertatore, non corrisponde a quella reale, quella calpestabile, cosa devo fare?
Posso fare istanza e chiedere un verifica sul posto agli organi preposti?
 
 
#4 caf sicurezza fiscal 2014-02-18 16:48
i miei recapiti sono:
tel. 0802475465
mail:
sede: Via parini, 12 (strada laterale il campo sportivo) a Casamassima
orari: dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00
 
 
#3 Neos 2014-02-18 11:51
@caf sicurezza fiscale:
non credo che sarebbe stato spam inserire i vostri recapiti completi...
Grazie del chiarimento, comunque.
 
 
#2 caf sicurezza fiscal 2014-02-17 10:56
In occasione della conferenza cittadina del 30 gennaio, il sottoscritto ha evidenziato un altro punto, che qui intende precisare:
con la legge finanziaria 2005 e precisamente all'art. 1 comma 340 della legge 311/2004, si stabiliva che a partire dall'01/01/2005, per le unità immobiliari urbane di proprietà privata a destinazione ordinaria, la superficie di riferimento per il calcolo della Tarsu, non poteva essere inferiore all'80% della superficie catastale. nello stesso articolo si legge che a determinare tale superficie saranno i Comuni sulla base dei dati catastali. se risulterà che la superficie dichiarata sia inferiore al minimo di legge suddetto (80%), il comune provvederà a modificare d'ufficio la superficie catastale per l'anno in corso, dandone comunicazione agli interessati. come si può notare, si sarebbe dovuto trattare di una semplice comunicazione e non di avviso di accertamento. a differenza della semplice comunicazione, con l'avviso di accertamento il Comune chiede anche interessi e sanzioni per infedele denuncia. a seguito di questa norma, gli interessi e le sanzioni non sono dovute. detto ciò, il Caf Sicurezza Fiscale di Casamassima, per coloro che hanno chiesto la nostra assistenza in merito, si è adoperato presentando una serie di istanze, che attendono solo di essere discusse con l'ufficio preposto. comunichiamo inoltre, che per tutti coloro che avessero provveduto al pagamento degli avvisi di accertamento (con interessi e sanzioni), la questione non è affatto chiusa, perhè appena avremo definito gli accertamenti dei nostri clienti, informeremo la cittadinanza, perchè chi avrà versato somme superiori al consentito, potrà rivolgersi da noi per il recupero delle somme indebitamente riscosse dall'Ente. sarà nostra cura tenervi aggiornati. sperando di essere stato abbastanza chiaro, saluto tutti i lettori ed auguro una buona giornata
 
 
#1 Neos 2014-02-17 08:06
Complimenti a chi ha scritto questo articolo chiaro, finalmente si capisce qualcosa! :-)
E comunque Reginella :sad: dovrebbe cambiare mestiere...
 

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