LA POLITICA PERSONALIZZATA DI CASA NOSTRA

consiglio 30 set 2013

Ognuno fa quel che può, come può, quando può.. soprattutto se può

Chi se ne frega se fuori, per strada, gruppi di persone protestano contro la cafoneria dilagante della classe politica. Chi se ne frega se queste persone alzano la voce per far sentire che sono agonizzanti per il senso di nausea che riviene dall’atteggiamento impassibile dei politici. Quelli, i politici, stanno al calduccio, si tengono stretti gli spazi e vicini per auto-sostenersi. Solo a Torino, Genova, Roma le proteste? No, pure dietro l’angolo dell’ombelico del mondo casamassimese. Of course. L’aspetto buffo? Mentre gruppi di cittadini si organizzano per dimostrare che anche in provincia qualcosa accade, in consiglio comunale, i politici di casa nostra parlano-parlano-parlano.. e che concludono? Ce lo stiamo chiedendo ancora. Che avranno fatto lunedì pomeriggio in assise cittadina, oltre che lanciarsi stracci l’un l’altro? I geni della strategia politica mondiale si confrontano viso a viso per rinfacciarsi 2mila euro. Li paghiamo-non li paghiamo. Spettano-non spettano. Ce l’hai con me-no, non è vero. Trattiamo-no, non ne vale la pena. Smettetela-no, è una questione di principio. E intanto fuori le bombe carta, la cronaca nazionale incalza, i tafferugli degli estremisti e gli attacchi ai negozianti che restano aperti per campare nelle città più colpite. Giungono notizie tristi, ma a Casamassima si rinfacciano questioni personali. Ma il malcontento aumenta.. pure Casamassima, a breve, sarà teatro di manifestazioni. Un consiglio comunale che approva vecchi debiti fuori bilancio, alcuni vecchissimi. Epperò, primo cittadino e capogruppo del Pd se le tirano giù di santa ragione. Si mormora che qualcuno potrebbe beccarsi qualche denuncia, stasera. Ma si va avanti. E noi tra il pubblico spettatori agghiacciati dalla contesa presunta personale tra i due. Una vignetta che un satirista si sarebbe divertito a definire assai buffa.. per essere cortesi.

Non la smettono: è una questione di principio, dice il piddino. Certo, la legge, quella che dovrebbe tutelare tutti i cittadini in ugual modo, è dalla sua parte. Perché ostinarsi a urlare in sala consiliare per far valere un principio che non occorre forzare in quel modo? Perché restare in aula a dibattere con chi provoca? Intanto i malumori verso le lentezze della politica e degli interessi di pochi infastidiscono i cittadini e quelli si attrezzano. Mercoledì pomeriggio va in scena la prima adunata. Un centinaio di persone si danno appuntamento davanti a uno degli accessi dell’Auchan – a due passi dal paese – per fermare gli automobilisti e gli eventuali clienti per invitarli a scioperare insieme a loro. Vogliono alzare la voce anche verso le multinazionali, che ritengono colpevoli della debacle economica del commercio al dettaglio. Ma ce l’hanno anche con la globalizzazione, immorale, secondo loro. Urlano che sono disoccupati, che hanno disabili in famiglia da mantenere, che non possono pagare le tasse perché non hanno più nemmeno una casa, pignorata proprio per pagare tasse pregresse. C’è qualche ex studente con due lauree, da 4 anni senza lavoro. Ci sono operai, donne sfruttate e con stipendi (a nero) non ancora versati, sposate e con una casa da mantenere (molte di queste esperienze sono casamassimesi). Ci sono giovani precari. Non sanno nemmeno loro con chi prendersela. La disperazione acceca. Tutti contro tutti in piena confusione di ruoli. “Colpa dei politici corrotti! Tutti a casa, torniamo a votare”, urlano. E intanto i giornali del mattino avevano dato la notizia che l’assessore pidiellino di Andria, Francesco Lotito, avrebbe intascato 500mila euro di tangenti (indagine della Procura di Monza) per controllare un appalto per la gestione della servizio spazzatura. Indignazione? A che serve? Questi sono facce di gomma. Soldatini d’avorio messi al governo di una nazione destinata a perire sotto i colpi della deficienza amministrativa e del privato interesse. Distinzioni politiche? Sono passati i tempi di Togliatti, Almirante e Di Vittorio. Eppure, proprio quest’ultimo fu ‘vittima’ di una protesta popolare sfociata in rivoluzione sanguinaria nel 1946 – ironia della sorte proprio ad Andria, alla vigilia del referendum ‘Repubblica sì o no’ che condusse l’Italia all’attuale sistema parlamentare – pilotata dalla malavita e che vide il barbaro eccidio di due donne pseudo borghesi. Ognuno ‘sta al suo posto al servizio’ per fare quello che si può, come si può, quando si può. Soprattutto se si può, nella sua accezione ironica. Chi se ne frega se il popolo perisce, il manuale Cencelli delle tangenti è trasversale.

[edtoriale da La voce del paese del 14 dicembre 2013]