Venerdì 14 Dicembre 2018
   
Text Size

CARO DON CARLO, SIAMO NAUFRAGHI..

donna nuda-milano

La nostra bussola è finita come un cristallo schiantato sulla roccia mentre la bufera si scaglia con violenza e spazza via i resti risucchiandoli nel cuore degli abissi. Così. Si sta come d’autunno le foglie. Con il destino cadenzato da avvenimenti che segnano il ritmo delle stagioni. E prima o poi tocca anche l’inverno. Cupo e gelido come la morte. E alla morte si sopravvive con un miracolo terrestre, oppure con il passaggio alla vita eterna. Per chi ci crede. Ma un suicida non ne ha diritto. Lo dicono le Sacre scritture. La depressione è quel cane che ti morde al polpaccio e che – come la lebbra – ti sbrindella le carni.

La salvezza? No, non è per questa terra. Si vive proiettati verso una dimensione ‘edenistica’, è vero, ma in quanti ci credono davvero? Tutti a strapparsi i capelli quando arriva una notizia che oltre che lasciare senza fiato e senza parole porta con sé la severità delle emozioni. A quel paese la vita. Già, a quel paese. Viviamo la schizofrenia delle giornate senza senso, rincorrendo le emozioni giovanili. Poi ti accorgi che i giovani stanno peggio, anelano la morte perché sono senza futuro. Loro non ne hanno mai avuto uno, figuriamoci se riconoscono il passato. Si intrattengono con l’idea della morte perché non conoscono la vita, forse. Una tempesta vitale, scappa da dire. Cioè viviamo nella tempesta perpetua, senza schemi, senza indugi, andiamo ‘Cuor di leone’ spavaldi nell’ironia (perché non ci resta che quella) delle avventure off-limits di tutti i giorni. Poi, i grandi, si chiedono perché le quattordicenni si fanno toccare dagli uomini avidi di sesso per una borsa griffata. O perché i trentenni passano ancora le giornate con lo spinello in mano ‘tanto per passare il tempo’. Che capiscono loro di spinelli? È un metodo anche curativo altrove, fuori dall’Italia bigotta. I grandi si chiedono perché i figli non hanno voglia di cercare un lavoro, o fare sport. O dedicarsi alle opere. Di qualsiasi genere.

I grandi non capiscono. E se capiscono manipolano la realtà.

Le regole? La deriva, si dice, è vicina ma non tocchiamo mai terra. Forse perché una terra non esiste. E le regole sono un palliativo. Chi le rispetta? Viviamo senza regole, senza dignità, senza visione. A che serve tutto ciò se poi il mondo è dominato dal caos, dalla viltà, dall’affarismo finalizzato all’arricchimento? E dalla depressione che smantella quel po’ di materia grigia? Stiamo consumando – o forse lo abbiamo già fatto e non riusciamo a rendercene conto – l’epidermide sociale che ci garantiva l’equilibrio tra generazioni e tra modelli di vita. La dicotomia bello-brutto, anziano-giovane, ricco-povero, brillante-sfigato, si è spappolata in quella (in)civiltà che abbiamo creato come un mostro: quell’abominevole peccato di ingordigia che ha azzerato le coscienze.

Chi ci orienterà ora che si è sbriciolato l’universo di quelle regole? I genitori fanno gli amici, gli amici fanno gli amanti, gli amanti si scambiano i partner per vantaggi sociali, si confondono, si infilano negli scenari clandestini della società per erodere consenso politico e professionale. La confusione ci rende schiavi senza volto in balia del mostro.

Dov’è la salvezza senza le regole? Solo renella tra le mani che presto il vento porta via. Una lieve folata e la storia di quella sabbia dispersa nell’aria. Se la nostra vita è fondata sulla sabbia è facile che vacilli.

Chi farà rispettare le regole ora che il mostro s’affaccerà e ruggirà dagli abissi marini? Lo stridore ci rende sordi e la confusione ci rende ciechi..

Con coraggio, don Carlo, durante la sua prima dichiarazione pubblica (la fiaccolata per Vincenzo Massaro) ebbe a sottolineare: “La voce del paese è la voce del silenzio”, e non si riferiva al nome della nostra testata giornalistica. ‘Un bel tacer – in ogni caso – non fu mai scritto’, e per quanto ci consta registriamo il desiderio di restare nelle regole e di ripristinarle. Se la bussola si è rotta, con l’aiuto di una lanterna, si può consultare la mappa. E non occorre essere boy-scout per imparare a leggere una mappa. Così come non occorre essere un uomo di legge per rispettare le regole.

Ecco, questo è quello che ci ha ispirato il montaggio dell’immagine di copertina della settimana scorsa.

[editoriale de La voce del paese del 9 novembre 2013; la foto raffigura una donna in stato di incoscienza a Milano, tratta dal Giornale]

Commenti  

 
#7 Ex boy scout 2013-11-14 14:45
Coraggio don Carlo, presenza tra la gente, colonia per i bimbi meno fortunati, ritiri con giovani, adulti e bambini e mi raccomando, presenza del parroco, sempre!
La Parrocchia Santa Croce deve rivivere, così come la buonanima di Don Nicola e del giovane prete don Giannni, la lasciarono!
 
 
#6 pro giovani 2013-11-13 19:55
Oggi come sempre si tenta di capire il presente e lo si confronta con il passato augurandosi il meglio per il futuro.L'uomo è fatto così , è portato a dimenticare le tragedie del passato remoto ma anche del passato prossimo, si emotiva del presente e secondo la propria situazione sociale vive superficialmente o si preoccupa per i disagi con la speranza di un futuro migliore. Quest'ultimo , un futuro migliore, almeno questo non dobbiamo far mancare ai giovani, perchè se non c'è prospettiva si scoraggiano sia i forti che i deboli e naufragano senza speranza di salvarsi. Il nostro passato è pieno di morti, di fame, di tragedie, di arroganza del potere , non può essere preso ad esempio , lo abbiamo dimenticato in fretta e non abbiamo saputo inculcare nei giovani il rispetto della vita donando loro solo il benessere acquisito sulla sofferenza del passato. I giovani di oggi ( non tutti ) vivendo nell'agio sono poco propensi al sacrificio, al risparmio, al non etichettato a non avere il telefonino. Bisogna che ci rieduchiamo un pò tutti.
 
 
#5 CURIOSONE 2013-11-13 19:17
Tralasciando chi non capisce non per causa sua ma perché dalla scuola italiana oggi escono solo ciucci e presuntuosi ( amico mio del post 1 non si dice scrivere da populista, la Sig.ra Rodi ha semplicemente scritto in italiano, se purtroppo non hai capito sarà il caso di fare qualche ripetizione), l'articolo offre molti spunti di riflessione, pongo una domanda alla Sig.ra Rodi, Lei crede che la gente abbia capito le parole profonde di Don Carlo? Provi ad andare a messa la domenica, e' una desolazione, la Chiesa e' sempre più vuota, la gente ha solo in mente che San Rocco deve uscire con l'oro addosso del resto non frega nulla a nessuno e del profondo disagio e delle immani incertezze dei ns. giovani chi si interessa? E pensare che se i nostri giovani sono ridotti così la colpa e' solo nostra che abbiamo pensato a star bene noi, ricordate il motto del sindaco De Tommaso? C'è n vogg sape' abbast ca sta la salut. ( scusate il pessimo modo di scrivere il dialetto). Comunque complimenti alla Sig.ra Rodi che ha centrato l'argomento.
 
 
#4 TERESA CATANZARO 2013-11-13 17:21
SAI COSA PENSO MARILENA.....PENSO CHE QUESTO MOMENTO STORICO SIA PEGGIORE DEL PERIODO DELLA GUERRA.....MIA NONNA MI DICE SPESSO CHE DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE LORO HANNO PATITO LA FAME, LA SETE, HANNO VISSUTO LA MISERIA...MA CHE CON CORAGGIO E TANTA FORZA DI VOLONTA' HANNO SUPERATO QUEL PERIODO TRAGICO.MA NOI? COME CI DIFENDIAMO DA QUELLO CHE CHIAMI MOSTRO? FORSE AMANDO UN PO' DI PIU' LA VITA. I BAMBINI NON HANNO REGOLE PERCHE' AI LORO GENITORI NESSUNO HA DETTO CHE ERA NECESSARIO RISPETTARLE PER UNA SANA CONVIVENZA SOCIALE. COME POSSIAMO PRETENDERE CHE IL FUTURO SIA DIVERSO DA COM'E'? QUALCOSA DEVE CAMBIARE ALLA RADICE, NON CREDI? MA POSSIAMO FARLO SOLO NOI FERMANDOCI UN MOMENTO E GUARDANDOCI DENTRO. E' QUESTA LA DIFFERENZA TRA LA GUERRA VISSUTA DAI NOSTRI NONNI E LA NOSTRA GUERRA. LORO CON TENACIA SONO SOPRAVVISSUTI. MA NOI? GRAZIE.
 
 
#3 Pecorella S. 2013-11-13 16:04
Caro don Carlo, siamo davvero dei naufraghi, ci conforti un po'
Lei con la presenza più frequente tra la gente, con le parole del buon pastore probabilmente ci sentiremmo protetti e meno soli, forse ameremmo di più la Chiesa!
Grazie don Carlo per quello che potrà dare a noi poveri derelitti!
 
 
#2 Annarita 2013-11-13 15:57
Potessimo leggere di questi editoriali almeno una volta al mese, capiremmo quale deficienza opprime la nostra comunità!
Poveri noi Vito del post 1, questo il motivo per cui da tempo ci costringono a subire amministrazioni indecenti!
E meno male che per i sempliciotti come noi c'è chi organizza balli, balletti, musichette e * varie!
Questa la ragione per la quale un consigliere comunale, tra le tante baggianate sputate dalla sua inutile bocca, un tempo ha dichiarato:
"la cultura non da da mangiare"!
Che dire, caro sventurato Vito, forse il non capire ci rende più felici!
Evviva il non conoscere!
 
 
#1 Vito 2013-11-13 14:55
Non ho capito una mazza di ciò che ha scritto dovresti scrivere un po' da populista non tutti riescono a comprendere certi discorsi e pensieri!!!
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI