Domenica 16 Dicembre 2018
   
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ATTI SESSUALI CON MINORI: SEMPRE REATO?

violenza minori

Quando l’ignoranza sulla minore età della persona offesa può dirsi scriminata? In parole semplici, quando una persona che ha avuto rapporti sessuali con minorenni è innocente? Lo chiarisce la Corte di Cassazione, sez. III penale con la sentenza 18 ottobre 2013 n.42873.

Nel caso di specie, imputato è un uomo accusato di aver compiuto atti sessuali consenzienti con una minore di anni quattordici con la quale egli era entrato in contatto 'chattando' su un sito per adulti denominato 'Badoo'. Stando ai racconti della ragazzina, e di una sua amichetta che vi aveva partecipato, vi era stato un incontro in auto con l'uomo ed un suo amico. Risulta anche dalle conversazioni acquisite dal social network che la ragazzina aveva sostenuto di esser già quattordicenne.

L'indagato contestava le accuse mosse, dichiarando in primis la mancanza della condizione di procedibilità per difetto di querela, poiché il nome dell'indagato stesso non era tra quelli delle persone indicate in querela. Inoltre, contestava la manifesta illogicità della motivazione in punto di gravità indiziaria. Quest'ultima, infatti, veniva ritenuta fondata su una valutazione superficiale delle dichiarazioni delle due minori e si sottovalutava il fatto che si fosse trattato di un unico incontro avvenuto in un giorno imprecisato dalla parte offesa.

Tra l'altro la minore non ha riferito né spontaneamente né subito, ma solo a seguito di quanto contestatole dai genitori allertati dal fatto che la sorella maggiore avesse rinvenuto della corrispondenza telematica che la sorella minore (di 13 anni) intratteneva rapporti virtuali (e, forse, non solo) a sfondo sessuale.

Da ultimo, l'indagato evidenziava violazione di legge per mancata applicazione dell'art. 609 sexies ed in ogni caso che l'errore del ricorrente sarebbe scusabile perché la ragazzina si era qualificata come di età superiore ai 14 anni, chattava su un sito per adulti ed aveva detto di frequentare le superiori.

La questione che il ricorrente solleva con il primo motivo non può essere accolta perché è fin troppo ovvio che la persona che sporge querela lo fa e deve farlo sulla base delle nozioni in suo possesso in quel momento. Ciò che conta è che egli, nel proprio atto, manifesti una chiara volontà di punizione verso la o le persone che dovessero essere identificate come responsabili del/dei fatti reato da lui denunciati e sui quali egli porta all'attenzione dell'Autorità Giudiziaria tutto quanto a sua conoscenza.

Circa l'applicazione dell'art. 609 sexies c.p., la norma in esame è stata novellata nel senso che il colpevole di uno dei reati di violenza sessuale non può invocare a propria scusa l'ignoranza dell'età della persona offesa, salvo che si tratti di ignoranza inevitabile, dovendosi ritenere come tale l'ignoranza che non sia rimproverabile, quantomeno, a titolo di colpa. In merito, detta ignoranza 'inevitabile' non può fondarsi soltanto, od essenzialmente, sulla dichiarazione della vittima di avere un'età superiore a quella effettiva, essendo richiesto, a chi si accinga al compimento di atti sessuali con un soggetto che appare di giovane età, un 'impegno conoscitivo' proporzionale alla presenza dei valori in gioco. Il ricorrente, invece, nella specie, richiama l'attenzione sulla 'mistificazione' da parte della minore della propria età e sul fatto che ella frequentasse un sito per adulti.

Opportunamente, però, il Tribunale ha fatto notare che riesce difficile ipotizzare che, in occasione dell'incontro, l'indagato non si sia interrogato e non gli sia sorto qualche dubbio sulla reale età di una minore che, per quanto potesse sembrare più grande, aveva pur sempre 13 anni.

Rigida sul tema anche la precedente e recentissima sentenza della Cassazione, sez. III penale n. 40748 del 2 ottobre 2013, la quale si è pronunciata sulla corretta interpretazione dell'art. 609 sexies c.p. A tal proposito, il Giudice delle leggi ha precisato che, qualora gli strumenti conoscitivi e di apprezzamento di cui il soggetto attivo dispone lascino residuare il dubbio circa l'effettiva età - maggiore o minore dei quattordici anni - del partner, detto soggetto, al fine di non incorrere in responsabilità penali, deve necessariamente astenersi dal rapporto sessuale. Infatti, operare in situazione di dubbio circa un elemento costitutivo dell'illecito, ossia la minore età del partner, lungi dall'integrare una ipotesi di ignoranza inevitabile, equivale ad un atteggiamento psicologico di colpa, se non, addirittura, di cosiddetto dolo eventuale.

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