Domenica 09 Dicembre 2018
   
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CASA DELLA SALUTE, IL PUNTO DI VISTA DI STASI

casa della salute osp

È il dott. Venanzio Stasi del Centro medici associati ad intervenire questa settimana per esprimere il proprio punto di vista relativamente alla questione 'Casa della salute'. Tutto sarebbe pronto per la sua apertura. E allora cosa impedirebbe all'ambizioso progetto di decollare?

Quali crede siano attualmente i problemi legati all'avviamento della struttura?

"Le incognite riguardano sia i medici che la Asl perché i primi forse hanno paura della nuova forma associativa, soprattutto chi tra loro non ha mai vissuto esperienze come quella che ci accingiamo ad intraprendere, mentre la Asl ha visto l'insorgere di remore circa alcuni presupposti che erano alla base della creazione del Cpt e che stabilivano ad esempio l'orario (dalle 8 alle 20, per un totale di 12 ore al giorno) e una quota di circa 250 euro da versare proprio alla Asl per le utenze (luce, riscaldamento, pulizia dello studio e così via) però al tempo stesso presupponevano che per agire sul territorio ogni medico dovesse essere dotato di proprio personale amministrativo ed infermieristico. Cinque o sei di noi hanno sposato l'idea della spesa mensile di 250 euro, altri invece si sono detti contrari a versarla. Tra di essi anche, per il Centro medici, il dott. Infantino che si è dissociato dal resto del gruppo. Abbiamo così sottoscritto un Protocollo d'intesa con la Asl e con la direttrice del nostro distretto socio-sanitario, la dott.ssa Laddaga, in cui ci dichiaravamo d'accordo a partecipare all'iniziativa con il contributo spese e ad essere dotati di nostro personale come stabilito dalla convenzione. Siamo quindi stati convocati in direzione generale per tirare le somme della contrattazione ma in quell'occasione si sono creati un po' di malumori".

Come si è evoluta la situazione?

"La questione relativa al personale sembrava essere diventata spigolosa tant'è che il sindacato ha cercato di trovare la panacea al problema che però secondo me non esiste. Basterebbe che ognuno continuasse ad avere propri dipendenti perché comunque al di là dei momenti d'urgenza siamo chiamati ad intervenire in primis sui nostri pazienti. Nei periodi di ferie o di malattia dei medici il problema della non presenza nella struttura si risolve adottando soluzioni a due. Pare invece ci si sia mascherati dietro paure estreme. C'è da dire che nel frattempo dalle voci che ci sono giunte nemmeno il sindacato si sarebbe ancora espresso su quella che sarà la regola definitiva".

Cosa sta accadendo in questo periodo?

"Da maggio siamo ancora in attesa di una risoluzione da parte del sindacato. Nel frattempo abbiamo disdetto i nostri contratti d'affitto perché il trasferimento presso la nuova struttura sembrava imminente. Siamo di fronte alla scelta obbligata di trovarci un'altra struttura o di fare riferimento alla Asl. La soluzione però ovviamente dovremmo trovarla di comune accordo perché a livello regionale siamo riconosciuti come 'super gruppo' il cui numero di componenti minimo è di tre medici. Alcuni paventano una potenziale soluzione nella cooperativa ma non può essere il caso nostro per una questione di responsabilità verso i pazienti e perché con i contratti regionali che abbiamo stipulato con i nostri dipendenti potrebbero sanzionarci perché in casi come questo si parla di subappalto di manodopera e perché entreremmo in un illecito amministrativo e penale. Ad ogni modo per creare il Cpt non è necessaria per regolamento la presenza di tutti i medici presso la nuova struttura bensì di almeno sette medici, ovvero di unità che abbiano un'utenza totale di almeno 10.000 pazienti. Del Centro medici a firmare il Protocollo d'intesa già la prima volta eravamo in cinque, in seguito si sarebbero aggiunti Bagnulo, un medico autonomo, eventualmente Musci di Super rete ed un'altra dottoressa. Insomma qualora venissimo convocati avremmo raggiunto quel numero. Tra l'altro recentemente io e il dott. Morelli ci siamo occupati della stesura di una lettera che dovrebbe arrivare per Pec a tutti i nostri colleghi nella quale gli si chiede di autodeterminarsi. Noi lo abbiamo sempre fatto sin dall'inizio sottoscrivendo i vari Protocolli, non ci è chiaro cosa abbiano deciso di fare gli altri".

Pensa che a causa di queste lungaggini Casamassima stia perdendo un'occasione?

"Assolutamente sì. Ho creduto in questo progetto sin dall'inizio, oltre 10 anni fa, quando abbiamo redatto la domanda e firmato. Siamo ubicati nel Centro medici da 11-12 anni per cui quando abbiamo intrapreso il percorso verso questa forma associativa sapevamo già della possibilità di creazione della Casa della salute. Persino la questione tanto tirata in ballo relativa al non poter tornare indietro una volta occupata la nuova struttura non sussiste affatto perché la Super rete ad esempio viene tutelata dato che i medici che ne fanno parte hanno a disposizione tre mesi dal loro trasferimento per decidere se tornare indietro. A mio parere, insomma, il regolamento per la Casa della salute non è affatto punitivo. È però a tutti gli effetti una carta che stabilisce regole precise e come tale va rispettata. Ho come l'impressione che chi ha paura teme piuttosto il fattore programmazione. Basterebbe lanciarsi con un po' più di flessibilità in questa nuova impresa".

[da La voce del paese del 2 novembre 2013]

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