FESTE PATRONALI, TARANTELLE E SAGRE: FLOP?

san rocco 2013

La domanda è provocatoria, chiariamolo subito. Se le ultime, le sagre, godono ancora di buona salute perché mettono al centro il patrimonio culinario di un luogo, ne fanno risaltare le bellezze insieme alle prelibatezze (il tutto condito con un tocco di buonumore che non guasta), le altre feste accusano una battuta d’arresto. Un po’ per partecipazione, un po’ per gusto. Inteso come sobrietà, o sacralità se vogliamo. Le feste patronali erano un tempo il momento di aggregazione, di evasione, di esaltazione, di comunione spirituale e di ricerca della condivisione. Oggi sono ricettacolo di cimeli, esposizione piratesca, alcolici e zozzerie. Gli anni Cinquanta sono passati da un pezzo, non funziona più che le massaie – in occasione della festa – sfoggiavano il loro abito nuovo di zecca e agghindavano i figli all’uopo: nel 2013 siamo ormai un po’ oltre quella accezione di vanità. Semmai resta la necessità di sfoggiare la griffe o la nuova famiglia allargata.

E così cammini per le vie del paese e scorgi la gente affacciata al balcone mentre aspetta che passi il santo in processione: cos’ha che non va? Problemi di deambulazione? Niente pericolo, c’è la statua che forse fa il miracolo. Vero è che Gesù andava a trovare i malati, ma è anche vero che i malati, per cercar guarigione, lo raggiungevano fin dove lui incontrava pubblicamente le persone. La visita a un infermo è un conto. La condivisione in chiesa è un altro. Ma al di là di questo aspetto ‘religioso’.. quello che notiamo (non solo noi per la verità, ma anche lettori del Corriere, tanto per citarne uno) è che la spiritualità sia un dato evanescente. “Di queste feste paesane – scriveva proprio sul Corriere Edgardo Grillo – ciò che rimane sono tonnellate di spazzatura, i resti della gozzoviglia smodata, il segno avvilente di uno scomposto spettacolo finalizzato a tutto meno che al richiamo e al mistero della spiritualità”. Per non parlare dei soldi: “Vi è anche – continuava Grillo – in tutto questo uno sperpero peccaminoso di denaro – sperpero di cui molto spesso la Chiesa è complice – che potrebbe essere destinato non a una popolazione ormai adusa ai cimenti ludici ma ai tanti poveri cristi condannati all’indigenza più mortificante”. “L’unica preghiera che mi esce dal cuore in questo bailamme – concludeva – è “Libera nos, Domine, a malo”.

La disamina di Grillo, molto più articolata, è uno spunto di riflessione divampato soprattutto dopo le tante polemiche scoppiate proprio in occasione dei festeggiamenti di San Rocco. A chi era presente (o ha visto o gli è stato riferito) durante la processione della domenica mattina, non sarà sfuggito il tono con il quale si sarebbero affrontate alcune persone che discutevano del percorso, forse deviato improvvisamente, senza che fosse stato concordato. ‘Era solo una strada cambiata’, penserebbe un ateo o un ignaro. Invece non era solo una strada. Era un pezzo di equilibrio tra istituzioni e popolo. Chiesa e organizzatori. Credenti ed enti coinvolti. Un sasso nello stagno di cui a breve potremmo percepire le onde.

Intanto l’estate si è conclusa, siamo in autunno, e l’organizzazione di nuovi eventi non si arresta. Cosa buona, così almeno si tengono in fermento gli attori che volta per volta si alternano nel ravvivare questo ‘inverno della socialità’, che ormai miete vittime ovunque. Il problema è: se le sagre più o meno tengono, le feste patronali vivono il gelo, le tarantelle e le danze popolari forse non interessano, i concerti non sono graditi per l’alto volume, il teatro è da scordarselo perché non abbiamo un contenitore, che ci resta? Il deserto dell’‘humus urbano’.

[da La voce del paese del 28 settembre 2013]