Lunedì 10 Dicembre 2018
   
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GOVERNO E AMMINISTRAZIONE: DESTINI COMUNI?

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Dai quotidiani, oggi, i titoli sono per il gelo tra Pd e Pdl sul voto in giunta fissato per il 9 settembre nel quale si decideranno le sorti di Berlusconi. Ma intanto, a Casamassima - come preannunciato - di nuovo il consiglio comunale non riesce a riunirsi per mancanza del numero legale. Voci di corridoio riferiscono che la riunione successiva di maggioranza si sia protratta fino a tardi, ma si ignorano ancora gli sviluppi. Fatto sta che si è aperta una seria crisi e non sarebbe più così scontata la tenuta politica dell'amministrazione. 

La lettura dei quotidiani è offerta dall'edicola Macchianera in via Salvo d'Acquisto.

Clicca sul play e ascolta la puntata!

Commenti  

 
#6 Alfiere Nero 2013-09-08 13:06
Sì, i tuoi piaceri equini...
Gangnam Style e il cazzeggio basso (basso). Gioca Jouer. Un Pulcino Pio gigante, che nitrisce invece di pigolare. Oppa oppa.
 
 
#5 Cavallo bianco 2013-09-06 21:34
Cavallo bianco mangia alfiere nero...
Caro Alfiere stai diventando noioso, saccente e paranoico !
La vita offre anche altri piaceri, oltre che scrivere post su Casamassimaweb... cerca di scoprirli !
 
 
#4 Alfiere Nero 2013-09-06 19:38
PS: Governo nazionale e governo locale per amore di simmetria, quindi, come due vasi sopra un caminetto. Un caminetto che brucia, come legno, la parte onesta del paese, un caminetto che tira molto bene eche si accende con i biglietti di banca di B. ai suoi plaudatores. Oh!!....Santa…Nche?
“Uno che viene colto con le mani nel sacco e che subisce una condanna definitiva in cui si dimostra che lui è stato evasore del fisco, io credo abbia il buon gusto di mettersi da parte”. Questa frase di Berlusconi del 1995 alla trasmissione di Santoro che si chiamava "Tempo reale" è un esempio, fra i tanti, che si è davanti ad un ipertimico o cialtrone che crede alle sue stesse menzogne. Una personalità con disturbi d’identità e dei confini del sé. Siamo nel campo dell’’egolatria. Un giorno pensa una cosa, il giorno dopo il contrario.
Questa sua frase, oggi, la commenterebbe così; “ Mi hanno travisato. Volevo dire che la condanna è accettabile solo se pronunciata da un giudice non comunista”.
Insomma, sempre la stessa solfa; l’eterno ritorno di una pantomima criminalpsicotica.
Ex adverso noi diciamo imputet sibi. Non è allegro né confortevole vivere nei quadri deformi di una mente psicotica. Ormai è inutile riabadirlo.
 
 
#3 Alfiere Nero 2013-09-06 16:38
Infatti appaiono lunatici o da perfetto stile “mirror climbing”, e non si prevede affatto, e anzi è dato per impossibile, l'unico gesto risolutore dell'intero garbuglio, in un paese di persone serie, non ancora dimentiche della dignità: le dimissioni del condannato.
Nuova tassa dal nome esotico, anni di reclusione dell'ex capo dell'esecutivo, sciorinamento a Strasburgo dei panni sporchi del Bel Paese: per i prossimi giorni, un repertorio monstre da leccarsi i baffi.
Signore escluse, ovviamente.
 
 
#2 Alfiere Nero 2013-09-06 16:35
L'azione politica non deve svolgersi in un’aula di giustizia penale. Ma le norme penali sono poste per l'individuazione dei fatti e delle condotte riprovevoli, vale a dire realizzate in dispregio dei valori ritenuti patrimonio comune della collettività che si riconosce nello Stato di diritto. Il danno ingiusto (perché estraneo al giudizio sull'azione di governo e sui risultati conseguiti) minacciato al premier, in vista di un vantaggio che non riguarda la collettività e neppure il partito dell'intimante, ma soltanto la persona di quest'ultimo, in un contesto che non è elegante qualificare, costituisce l'elemento oggettivo del reato di tentata estorsione; circostanze esimenti e qualità del soggetto agente e dei suoi concorrenti possono rendere non punibile la condotta, che rimane permeata di intrinseca antigiuridicità. Mi rendo conto del fatto che , alla fine di un ciclo, la nostalgia dei bei tempi che furono, vela occhi e coscienze, ma i fatti, quelli, non possiamo cambiarli con il gioco delle tre carte. Anche se, al solito, si tratta di carte truccate.

Ancora.
L'accordo intervenuto all'interno della compagine di governo, con il quale la "strana" maggioranza ha deciso la concreta soppressione dell'imposta municipale unica (IMU), a ridosso delle scadenze di settembre e di dicembre, conferma, negli osservatori disincantati e non manifestamente schierati, le perplessità suscitate, sin dall'inizio, dalla formula di governo delle "larghe intese".
Esulta, a giusta ragione, l'ex premier Berlusconi, devoto alla consuetudine ventennale di promettere agli elettori quello che gli stessi vogliono sentirsi dire, specie se non si tratta di "sangue, sudore e lacrime" (Churchill era un ometto, al confronto). Tranne, però, la restituzione ai cittadini dell’IMU 2012. Troppo ridicola.
In compenso, al posto della IMU cancellata, il governo annuncia l'istituzione di una "Service tax" (il ricorso alla lingua inglese, per indicare un tributo legittima i peggiori sospetti in ordine alla convenienza per i contribuenti, gabbati ma rassicurati dalla lingua di Obama).
Tra poco avrà inizio il secondo, e più periglioso, tormentone per la maggioranza: la votazione al Senato sulla decadenza di Berlusconi da senatore; ieri sono stati depositati sei pareri pro veritate, quanto alla competenza della Consulta per eventuali eccezioni di costituzionalità della legge anti-corruzione, e la lettera del senatore periclitante, con la quale si annuncia il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo.
Si sono viste straordinarie performances di costituzionalisti improvvisati: si chiamano “consilia sapientis” o pareri “pro veritate”, un genere molto screditato, e stavolta pesano meno d’una piuma.
 
 
#1 Alfiere Nero 2013-09-06 16:34
La fine, forse, della laide intese
In effetti, specularmene al governo nazionale, anche l’amministrazione di Casamasima è sull’orlo di una crisi. La prima anomala, la seconda nondimeno, per via di essere perfetta emanazione dell’infestante satrapo B. e per un dilettantismo monstre.
Infatti, “i falchi” della satrapia berlusconiana parlamentare sta (forse) per far esplodere la crisi della strana maggioranza che governa l’Italia.
Le immagini degli arrivi alla reggia di Villa San Martino, ad Arcore, in provincia di Monza e Brianza, già “dimora nobiliare della contessa Casati Stampa”, mi hanno suggerito pensieri tragici (i “ricevimenti” nel bunker della Cancelleria del Reich annientato dalle bombe; i velleitari progetti di “ridotta della Valtellina”, nella agonizzante Repubblica Sociale del 14 aprile 1945).
Un’atmosfera da fine-corsa, da imminente resa dei conti, con le reciproche punture di spillo atte a screditare, e con le rancide repliche destinate a ferire; il vaudeville quotidiano (ignoravo l’esistenza e la simbologia del “Twiga” versiliano, e me ne dolgo) sta tramutandosi in malanimo diffuso, malinconico ambasciatore della fine dello spettacolo.

Ma tutto non accade per caso. Tout se tient.
La designazione di Monti e poi di Letta a capo dell'esecutivo è stata un gravissimo errore politico, e una forzatura costituzionale, del Capo dello Stato ( Napolitanus Rex ), suggerito dalla considerazione del "male minore". La minaccia di far cadere una maggioranza e un gabinetto, profferita in vista di un vantaggio illecito estraneo al pubblico interesse (l'elusione del contenuto precettivo di una sentenza passata in giudicato), è altra cosa e ne risponde chi l'ha profferita, in concorso con coloro che hanno condiviso la formazione della volizione minacciosa e contribuito a farla pervenire al soggetto minacciato. E' di tutta evidenza che non intendo impinguare il canestro dei carichi pendenti del Cavaliere. Volevo solo ricordare, a coloro che fingono di non capire, qual è lo schema logico - giuridico del meccanismo estorsivo, ci sia o no l'intervento di un rappresentante della pubblica accusa. L'estorsore comune va mandato in carcere, il responsabile di tentativo di estorsione, operante nella mischia diciamo così politica, va mandato a casa. Definitivamente, e senza tante chiacchere che non ingannao più nessuno. E poi:
 

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