SCHIAMAZZI: CHE PREVEDE LA LEGGE?

locali-allaperto

In questo numero del nostro giornale locale, mi soffermerò su cenni normativi inerenti la diffusione di musica all'aperto, nonché le dotazioni di sicurezza delle strutture sportive, al fine di fornire delucidazioni all'utente "Giacinto V.", in relazione al post pubblicato in data 27 luglio 2013 alle ore 10.45 sul sito web "www.casamassimaweb.it", essendomi stato chiesto un parere sulla materia. Tengo a precisare, in merito, che trattasi, per quel che mi riguarda, di mere delucidazioni giuridiche così come richieste sul web e di non avere alcun intento di giudicare o interferire nelle scelte amministrative locali.

Ciò precisato, riguardo la diffusione di musica all'aperto, si è espressa la Corte di Cassazione Penale, sezione I, con Sentenza 25 giugno 2008, n. 25716. Nella fattispecie, la Suprema Corte ha affermato che il reato contestato non richiede alcun superamento di soglie predeterminate, purché la condotta sia idonea ad arrecare disturbo ad una serie indeterminata di persone ed è del tutto irrilevante che una serie indeterminata di persone si sia lamentata effettivamente, basta però che la condotta sia in sé idonea ad arrecare disturbo. In particolare, il reato contestato e che viene in ballo è quello di cui al primo comma dell'articolo 659 Codice Penale. È del tutto irrilevante che una serie indeterminata di persone abbia denunciato l'oggetto del disturbo. Ciò, in linea con precedenti pronunce della stessa Corte di Cassazione (Sez. III 1 dicembre 2005 n. 3678, rv. 233290; Sez. I 8 ottobre 2004, n. 40393, rv. 230643). Ha rincarato la dose la Corte di Cassazione Penale, sezione I, con la sentenza del 5 aprile 2011 n. 13599, ai sensi della quale risponde della contravvenzione di cui all’art. 659 c.p. il gestore di un locale pubblico che non ottempera all’obbligo di controllare il volume delle emissioni sonore musicali prodotte persino all'interno del locale e di impedire schiamazzi da parte degli avventori, specie in ora notturna dedicata al riposo dalla massima parte dei cittadini.

Le situazioni illustrate, dunque, rientrano nelle previsioni del reato contravvenzionale di cui all'art.659 del Codice Penale (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone), che recita: "Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 309 euro. Si applica l'ammenda da 103 euro a 516 euro a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell'Autorità". Ma Cosa si intende per schiamazzo? Come può notarsi, tra l'altro, il disturbo alle persone – nel senso sopra delineato – non è un fatto necessariamente notturno (che è un’ipotesi classica), perché, ad esempio, se il proprietario del bar sotto casa alle 11 di mattina imposta il volume della radio in modo da essere molesto in tutta la strada, potrà essere denunciato ai sensi dell’art. 659 C.P.

In particolare, anche il gestore di impianti sportivi può incorrere nel reato di disturbo della quiete pubblica a causa degli schiamazzi dei propri clienti e/o di altre emissioni intollerabili, infatti, spesso, gli impianti sportivi sono strutture complesse nelle quali si svolgono attività parallele rispetto alla mera attività sportiva. È configurabile il reato di cui all'art. 659, comma primo, c.p. a carico del gestore di un pubblico locale, sia per la diffusione di rumori e musiche ad alto volume sia per gli schiamazzi prodotti dagli avventori all'esterno del locale senza che il gestore medesimo cerchi di impedirli, anche mediante ricorso alla competente autorità, nulla rilevando in contrario che trattisi di esercizio regolarmente autorizzato di un'attività da ritenere per sua natura rumorosa, atteso che una tale autorizzazione non può giustificare qualsiasi effusione sonora anche quando questa sia intollerabile e non necessaria” (Cass. pen., sez. I, 11/11/2004, n.45484).

In ogni caso, ci si deve anche attenere alle norme previste dal Dpcm 16.4.1999 n. 215, che stabiliscono i limiti di ‘esposizione al rumore’, ossia i decibel consentiti, che segnano il limite della normale tollerabilità delle emissioni rumorose.

Inoltre, in risposta alle richieste postemi on line, informo che l'affidamento della gestione di un impianto sportivo, poichè trattasi di concessione di servizi, va espletata mediante avviso di selezione pubblica. All'uopo, il Coni ha stabilito norme per l'impiantistica sportiva, approvate dalla G.E. del CONI con deliberazione n. 851 del 15 luglio 1999, per l'affidamento in concessione di strutture a norma e con le dovute dotazioni di sicurezza. Ogni struttura, ai sensi dell'art. 2 della normativa, deve essere dotata di parti funzionali (spazi per attività sportiva, spogliatoi, pronto soccorso, deposito attrezzi, uffici amministrativi, parcheggi); impianti tecnici e o spazi per il pubblico (posti spettatori, servizi igienici, posto di pronto soccorso, parcheggi). Ai sensi dell'art. 3 della medesima normativa tutti gli impianti sportivi dovranno essere realizzati ed attrezzati in modo da consentirne l'uso da parte dei disabili per quanto attiene gli spazi destinati pubblico, quelli relativi all'attività sportiva, i servizi di supporto e quelli ausiliari e complementari. Tuttavia, ai sensi dell'art. 5, in caso di impianti di esercizio, ossia impianti non destinati ad attività agonistiche di alcun livello, di interesse sociale e promozionale dell’attività sportiva, le prescrizioni di cui ai punti precedenti, pur rimanendo valide, potranno subire adattamenti in relazione alle effettive condizioni di utilizzazione.

[da La voce del paese del 3 agosto 2013]