Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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RICOMINCIO DA TRE… MENO UNO

peta tonn in piazza

A conclusione di una serie di articoli volti sempre al tentativo di disincantare gli animi sopiti, in seguito al costante impegno delle associazioni di tutela che mai hanno perso la speranza, in una sorta di augurio che il nuovo anno (2013) fosse finalmente quello del riscatto per la ripresa di coscienza del bene comune, così scrissi: “Ricomincio da tre”: Tre simboli significativi da cui ripartire per ricominciare a sperare, riferendomi a tre “oggetti di culto” in cui meglio si sarebbe dovuto riconoscere il popolo casamassimese per il profondo significato del loro essere e che invece sono stati alienati per lungo tempo: il Menhir, la Pietra Tonda e il Crocifisso di Adolfo Rollo.

E se di miracolo si parla per uno dei tre, il miracolo si è compiuto e la Pietra Tonda è stata riconsegnata al suo popolo con una cerimonia pubblica lo scorso 16 luglio. Traccerò una breve cronistoria di questa lunga vicenda. Sorvolando la descrizione storico-architettonica del manufatto, ampiamente illustrata dal presidente Archeoclub Angelo Campanella nel n.15 di questo giornale (oltre nel passato Il Bando), mi limiterò a riportare per sommi capi l’excursus che la Pietra Tonda ha vissuto in un percorso non ancora terminato, ma che quanto meno l’ha “riportata alla luce”. Il reperto di circa 2000 anni è più o meno rimasto sempre allo stesso posto, incastonato poi in un muretto a secco costruito probabilmente qualche decennio fa come confino. Quando cominciò a delinearsi la necessità di un Piano regolatore e quindi l’apertura di nuove strade periferiche, il dovuto allarmismo ingiunse l’Archeoclub, il 27 aprile 1995 con nota 4888, a chiedere parere alla Soprintendenza di Bari in seguito all’interesse che la “pietra” aveva suscitato in diversi studiosi che la consideravano un “segnacolo di centuriatio romana”, ma fu la specifica Soprintendenza ai Beni archeologici di Puglia con sede a Taranto che con lettera n.12566 del 29 giugno 1995 pose il vincolo di custodia all’amministrazione comunale affinché il “documento non venisse danneggiato da eventuali lavori stradali ed altro e non fosse spostato dall’attuale ubicazione”, e così fu per diversi anni finché nel Piano regolatore (2001) fu prevista l’apertura di una strada, guarda caso proprio dove giaceva il prezioso blocco. Il primo a proporre una soluzione fu un comitato civico, appoggiato anche dalla Confraternita del Purgatorio, che nel gennaio 2003, propose sia al Comune che alle due Parrocchie, nonché all’Archeoclub, di collocare la “pietra tonda” nella piazzetta di Padre Pio, per il carattere religioso comune e perché ormai, per alcuni, era stata rimossa e decadeva il vincolo archeologico: la maggiore visibilità ne avrebbe conservato meglio la memoria storica e religiosa. Soluzione fortemente contrastata dall’Archeoclub che ha sollecitato l’allora amministrazione a prendere provvedimenti circa l’ubicazione della strada da aprirsi in considerazione della ricollocazione del reperto così come imposto dalla Soprintendenza, invano poiché la strada, denominata (bontà loro) via della Pietra Tonda si è aperta, e il reperto rimosso è rimasto in “custodia” per anni presso la Prefabbricati Pastore in via Turi. In attesa di soluzione l’Archeoclub, avvalendosi il presidente Campanella del titolo di Ispettore onorario della Soprintendenza dei Beni AAA di Bari, ha proposto un progetto (2004) di un monumento commemorativo in bronzo traforato a opera dell’indimenticato prof. Giuseppe Nitti che valorizzava sia il significato storico che leggendario.

Nel frattempo la Pro Loco dal canto suo, sosteneva anch’essa l’ordinanza della Soprintendenza con il progetto di studio nazionale portato avanti dai ragazzi del Servizio civile il cui tema riguardava un soggetto in cui si combinavano storia e leggenda, e altri non poteva essere che la tanto cara “Pietra Tonda”, e più recentemente (aprile 2013), con la ferma intenzione di riportarla al luogo di origine, con un sondaggio in cui il maggior numero di cittadini firmatari hanno confermato la volontà della ricollocazione nel sito in via Bari, magari con una maggiore visibilità. Le acque si erano smosse, l’attenzione sul proprio patrimonio in parte risvegliata. Animosi cittadini, da Amo Casamassima alla Confraternita del Purgatorio, volontariamente assumendosi tutte le responsabilità, hanno provveduto allo spostamento del reperto archeologico sul sagrato della chiesa per consentirne la visibilità in occasione della Madonna del Carmine e della serata revival anni ’70-80 “Mi ritorni in mente” curata da Nicola Pastore con i dj di RadioMaxima, mentre la Pro Loco provvederà alla ricollocazione nel sito originario, o negli immediati pressi, in accordo con l’amministrazione, e su nuova richiesta dell’Archeoclub. Non mancano quelli che la vorrebbero collocata al centro della rotonda di via Bari, mentre una mia azzardata proposta la colloca nei pressi del sito lungo un breve e attrezzato viale ciclo-pedonale che la collega alla “pescara” vicina, in un costituendo percorso archeologico, con possibilità di sosta per i visitatori, senza pericolo alcuno.

Comunque sia, uno dei “simboli” di Casamassima ritorna alla sua gente in attesa che anche il trafugato Menhir (individuato) e l’amato Crocifisso del Rollo (ordinanza Soprintendenza e nuova petizione popolare) siano ricollocati ai posti originari. Come detto più volte, si comincia dalle piccole cose e dalla presa di coscienza del bene comune per raggiungere gli obiettivi più grandi di una collettività felice.

Commenti  

 
#1 Silvio 2013-07-30 15:14
Architetto Pagliara, la stimo oltre la sua immaginazione, ma non condivido il suo morboso attaccamento a delle pietre anche se storiche (!?!?)e ad un Crocifisso di uno stimato artista che distolgono, al momento, l'amministrazione da quelle che sono le reali e vitali necessità dei casamassimesi!
Con l'infinita stima di sempre, un cordialissimo saluto!

P.S. Si interessi piuttosto a quegli abusi edilizi che hanno ridotto il paese ad una squallida cementificazione ed alla eliminazione delle cause!
Chi meglio di Lei?
 

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