Mercoledì 19 Dicembre 2018
   
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“MO’ TI SPARO. NO, E NON PUOI..”

guardie e ladri

‘Guardie e ladri’. Chi ha visto il capolavoro cinematografico neorealistico di Monicelli degli anni Cinquanta si lascerà scappare subito un sorriso. Perché viene naturale pensare a quelle immagini impresse nella pellicola bianconera e ritrovarsi con il ghigno stampato sulla faccia. Trionfo del realismo espressivo del dopoguerra, che ha visto la costruzione dell’italica patria a fronte di lacrime e sangue. Un po’ evoca momenti contemporanei assai stringenti.

Ma a parte l’espressione artistica – che sempre è la corrispondenza per arte e cultura della società reale, che corre obbligo di richiamare visti i tempi – la riflessione si adagia sull’aspetto propriamente amaro della contemporaneità dei linguaggi e degli aspetti sociali. Oltre che narrare usi e consuetudini di questa italietta. Mai passata di moda.

Nel film un ‘ladro professionista’ (con garbo e costume scenico) si dà all’occupazione clandestina del mentitore libero, osando barare “con gli stranieri, con gli ammericcani” cercando di spillare qualche lira per sbarcare il pane quotidiano. “Solo a loro, commendatò. Solo a loro, mica agli italiani”..

La fuga e l’acchiappo, una rincorsa estenuante, ma alla fine il poliziotto acciuffa il ladro. Il bene trionfa sul male? Per la verità la cattura avviene per sfinimento dello stesso ladro: sa bene che tanto, poi, riuscirà a scappare. Riesce a fare fesso il poliziotto, che resta a guardia della porta di un ‘00’ (il gabinetto) con le manette vacanti. Faccia basita, alla fine pensa: “Va be’, tanto era un poveretto. Ruba per vivacchiare, che vuoi che sia?”.

Il commento della guardia diventa quello del capo alla stazione: “Non ti preoccupare, ci penso io”. Poi arriva ‘la telefonata’ del superiore che fa la tosse per conto del ‘potente’ ammericcano derubato.. solita storia all’italiana. Finché nessuno se ne accorge ‘chisenefrega’.. Poi si mette uno ‘grosso’ in mezzo, con la raccomandazione, e pace: occorre fare le cose in regola.

Casamassima, in fondo, è un’italietta.

Gare, appalti, incarichi.. ehi, che vuoi che sia. Agli amici si costruiscono ad hoc le procedure. E la legge, per carità, lo consentirebbe pure.

Accade un fatto improvviso? Tié, procedura d’urgenza (eccerto, che altro?). Non accade? Si farebbe accadere. Telecomando in mano: zapping. Che va in onda?

Se poi ci metti che gli avversari si prendono sotto braccio come nella sequenza finale del film, fai presto a vedere camminare per strada consiglieri di maggioranza e minoranza che se ne vanno a spasso come quando si faceva tra compagni di banco a scuola.

In verità accade pure che in consiglio comunale qualcuno si lanci strali aciduli e carichi di varichina, ma ‘tanto sono vecchi amici’.

Che passa in questo periodo sotto il nostro naso? Oh, tanta roba.

Nel film di Monicelli le famiglie della guardia e del ladro – poi – si frequentano assiduamente, tanto da organizzare pranzi e scambi di visite, amicizia dei figli, persino fidanzamenti. Poi si siedono a tavola uno accanto all’altro, si guardano e ridono, fanno finta che tutto vada bene. Sanno che a fine pasto la guardia dovrà condurre in prigione il ladro. Sorrisi amari. Solidarietà aliene. “Rubo per necessità, devo campare la famiglia”. “E pure io, se non ti arresto perdo il lavoro”.

In uno scenario così, dove bene e male si intersecano, si intensificano, si annullano, si comprendono, si fondono.. qual è il rivolo cinico? L’assalto carrieristico?

E chi avrebbe più il coraggio d’indignarsi?

Il film è un’espressione artistica che riflette la società del secondo dopoguerra, il 1951.

Siamo nel 2013, e ancora nella drammaturgia neorealista che recitiamo tutti i giorni a Casamassima, ritroviamo gli stessi accadimenti.

In Italia non cambia mai nulla.

Commenti  

 
#1 mery 2013-06-19 09:18
Rodi, basta con questi editoriali, non ne possiamo più.... Sembri Dio in Terra, questi articoli non hanno assolutamente valenza pratica
 

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