Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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LA POLITICA MONDIALE AL FREESTYLE

freestyle murales antonio giorgio e marco radogna 1

Un manifesto di denuncia, ispirato per giunta a un argomento di risonanza internazionale, tant'è che la creazione artistica finisce per imporsi come uno degli esiti più significativi della due giorni svoltasi a Casamassima lo scorso fine settimana. È il murales realizzato da due artisti di Acquaviva delle Fonti, in grado al tempo stesso di esprimere un'elevata creatività e di lanciare un messaggio carico di significato a chi durante e dopo l'evento avrebbe contemplato il graffito.

Marco Radogna e Antonio Giorgio, rispettivamente di 20 e 30 anni, hanno raffigurato in un'unica istantanea Barack Obama, Papa Francesco, scene di guerra e tanto altro ancora. Abbiamo chiesto al più giovane dei due, diplomato al Liceo artistico e tatuatore di professione, oltre che autore di dipinti realizzati soprattutto a olio e con l'utilizzo di spray, di spiegarci l'essenza della sua arte e nello specifico della sua ultima creazione.

Cosa raffigura il vostro murales?

In questi ultimi giorni Barack Obama ha annunciato che probabilmente sarà attaccata la Siria. È strano pensare che per questioni di geografia internazionale un premio Nobel per la Pace sia disposto a dichiarare guerra ad un altro paese. Il murales che abbiamo realizzato io e Antonio raffigura proprio Obama colto nell'atto di impartire l'ordine ai suoi soldati di partire verso la nazione da attaccare. In questo modo abbiamo voluto mettere in luce l'ipocrisia prodotta dai giochi di potere insiti nella politica. Al centro abbiamo inserito i soldati costretti a partire per non venir meno alla volontà del loro Presidente e due bambini siriani indifesi e malnutriti simboleggianti le sofferenze a cui i popoli in guerra sono soggetti. Sul lato opposto Papa Francesco va a smorzare l'atmosfera di guerra che il resto del murales trasmette dato che probabilmente rappresenta l'unico soggetto che potrebbe avere un peso sostanziale nella risoluzione di questa delicata questione. La frase riportata in alto, inoltre, va a riprendere le parole più emblematiche della nota canzone "Il mio nome è mai più" scritta qualche anno fa contro la guerra da Piero Pelù, Ligabue e Jovanotti.

Quanto tempo avete impiegato per ultimarlo?

Sabato pomeriggio il murales era già pronto, domenica mattina l'abbiamo solo leggermente ritoccato. Il soggetto tra l'altro l'abbiamo scelto all'ultimo momento perché l'episodio in questione si sta verificando proprio in questi ultimi giorni. In genere tendiamo a dipingere ciò che ci colpisce perché crediamo l'arte non sia un artificio, bensì uno sfogo. Il nostro scopo è sempre quello di rappresentare la realtà, mettendoci anche del nostro nel farlo.

Cosa pensi a proposito della polemica recentemente innescatasi a proposito dei danni arrecati dai murales nelle città italiane?

Credo quella dei graffiti rappresenti una forma d'arte e di protesta, soprattutto giovanile, nonché una moda. Da ciò scaturisce che dipingere in posti illegali costituisce un desiderio che man mano cresce dentro di chi si esprime attraverso questa arte perché è un comportamento che suscita emozioni. So per certo, comunque, che imbrattare i muri delle città in zone in cui non è consentito farlo è sinonimo di grande immaturità.

Come pensi possa essere risolto questo problema?

Io l'ho superato col passare del tempo, crescendo e cercando di non lasciarmi tentare da comportamenti che sfociano nell'illegalità. Essendomi prefissato di essere artista per professione ho imparato le regole e fatto di tutto per rispettarle. Credo però che per arrivare ad esprimere la propria arte in modo corretto bisogna essere dotati di solide basi.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Cercare di stare bene con me stesso, di trasmettere al pubblico esattamente quello che sento. Sono sempre stato dell'idea che ciò che semini raccogli. Impegnandosi sul serio ognuno di noi prima o poi raggiunge i propri obiettivi.

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