Martedì 18 Dicembre 2018
   
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CASTELLO OFF-LIMITS: DALL’INTERDIZIONE AI LAVORI

castello lavori

Proprio 2 anni fa (aprile 2011) – con tutte le intimidazioni e le denunce del caso – aprivamo uno dei capitoli più tristi della storia casamassimese, un vaso di Pandora che mercoledì scorso ha visto adempiere l’atto di estrema unzione. Non era, dunque, solo una nostra ‘invenzione’ o faziosa ricostruzione della realtà. Qualcosa, in fondo, giace nelle segrete stanze del Palazzo ducale, quasi a farci beffa di una storia mai valorizzata che, invece, riconquista il palcoscenico dando ragione a noi di una battaglia che avrebbe dovuto vedere tutti i cittadini in prima fila. Ma andiamo per ordine e ricostruiamo i fatti. Ripercorriamo le tappe a partire dalla cronaca di un paio di giorni fa.

Che il Castello (già menzionato la settimana scorsa nell’articolo relativo al piano triennale dei lavori pubblici approvato dalla giunta su proposta dell’ufficio tecnico) fosse in condizioni estreme era visibile a occhio nudo (a dispetto del Piccolo principe); che fosse pericolante era altresì noto, tanto da aver prodotto una serie di interventi nei decenni precedenti; che quegli interventi si fossero rivelati insufficienti lo si notava dal numero di tegole che cadendo dal soffitto avrebbero potuto provocare danni; che fosse in stato di abbandono era ormai talmente normale da rasentare il cinismo. Tanto cinismo ha permesso persino che l’ingresso del Palazzo fosse utilizzato per svariate manifestazioni animate nel centro storico.

Un bel giorno, il proprietario di uno dei locali a pian terreno del Castello si sarebbe stufato della burocrazia amministrativa dell’ente comunale e avrebbe chiamato i Vigili del fuoco con lo scopo di accertarne lo stato pericolante. E così è stato mercoledì. “I vigili – ha riferito al telefono Donato Capacchione, responsabile del servizio – hanno allertato l’ufficio tecnico comunale che, intervenuto, ha disposto il transennamento dell’area ritenuta a rischio e predisposto la messa in sicurezza”, il che significa mettere al sicuro i soffitti (bucati e decadenti) con un intervento di ‘puntellamento’, come ci è stato poi confermato da Salvatore De Benedictis, titolare dell’impresa cui sono stati affidati i lavori, la Caporale di Gravina, specializzata in interventi su pietra antica (ditta regolarmente attestata Soa). Quanto dureranno i lavori? Circa 45 giorni lavorativi per la messa in sicurezza. “Per ora – ha riferito De Benedictis – stiamo isolando l’area, poi faremo un’attenta analisi all’interno per intervenire sui soffitti”. I lavori sono cominciati giovedì mattina. Il primo provvedimento del Comune sarebbe stato quello di imbastire con provvedimento di urgenza l’affidamento dell’incarico e, inizialmente, la somma presunta stanziata per l’operazione pareva di 200milla euro. L’assegnazione pare sia arrivata per sorteggio.

castello lavori in corso 2013

L’accesso sarà interdetto al pubblico? Evidentemente non a tutti: le famiglie residenti all’interno potranno continuare a vivere nella loro abitazione e sarà previsto un passaggio ad hoc attraverso un cancello, la cui chiave dovrebbe essere consegnata solo a loro.

L’interdizione coinvolge l’ingresso del Castello e un paio di abitazioni adiacenti, oltre a chiudere il passaggio della via laterale che conduce all’Arco delle ombre.

Dalle primissime battute emergeva la preoccupazione incalzante di alcuni residenti, che all’improvviso si erano sentiti orfani della propria dimora: “Non vorrei restare fuori da casa mia per 15-20 anni finché mettono a posto tutto – è stato il commento di un abitante a caldo – ho speso un sacco di soldi per risistemarla”. Un’ala del Castello sarebbe ‘sana’ dal punto di vista strutturale, motivo per cui le famiglie non sarebbero state evacuate.

C’è chi, invece, ha comprato casa adiacente al Palazzo qualche anno fa e ancora sta capendo con chi interagire, visto che le case antiche funzionavano a mo’ di labirinto e alcuni muri o pavimenti o soffitte risultano a incastro con gli edifici di altri proprietari. L’aspetto singolare è che una parte del Castello sarebbe di proprietà privata, un’altra parte pubblica. Per la pubblica risponderebbe il Comune, ma per la privata? Finché i proprietari sono in vita si fa ancora a tempo a contattarli, ma in un caso (che sarebbe quello più esteso) il proprietario è defunto da tempo immemore, e i presunti eredi (non diretti perché pare non avesse figli) non sarebbero nemmeno a conoscenza dell’eredità. Un rebus. Del resto il Palazzo ducale ha centinaia di anni..

Chi risente del provvedimento restrittivo, però, sarebbero anche altri abitanti della zona: “Mio figlio si è innamorato del centro storico – ha riferito il titolare dell’impresa Cristantiello – e ha deciso di acquistare una casa qui, proprio dove è stato chiuso il passaggio (mostrandoci il cancello di ingresso). Avevamo appena cominciato i lavori di ristrutturazione. La casa un po’ di anni fa fu data alle fiamme e stavamo ricominciando proprio dal soffitto, che vorremmo ricostruire in legno, com’era in origine”. Ovviamente queste intenzioni dovranno diluirsi nel tempo..

Intanto, da voci di corridoio si apprende – voci tutte da accertare – che alcuni locali di utilizzo comunale potrebbero essere ceduti a qualche sloggiato bisognoso.

Le nostre indagini cominciano 2 anni fa

Come riportavamo in apertura, nell’aprile 2011, avevamo pubblicato un’inchiesta riguardante proprio il portale del Palazzo, svestito delle sue bellezze architettoniche, lo stemma, il rosone dell’architrave e le cornici.

castello rosone2

(Il rosone sparito in una foto degli anni Ottanta)

Era il novembre 1987 quando la giunta municipale prendeva atto della necessità di intervenire con lavori di ristrutturazione sul portale di ingresso del Castello e deliberava la rimozione del rosone e dell’architrave in legno perché “pericolanti” (per avviare lavori di ristrutturazione?) e disponeva la “messa in sicurezza” di quanto rimosso.

Ma dove siano il rosone e lo stemma non sarebbe chiaro. Gli atti dicono che siano finiti in “un locale attiguo di proprietà comunale” (ma quale?). L’architrave in legno non sarebbe ancora al suo posto? Quella delibera n. 893 del 9 novembre 1987 sarebbe tutta da ‘rileggere’.


L’impegno dell’amministrazione

Non più tardi di sabato scorso, dalle pagine di questo settimanale, riferivamo del piano triennale delle opere pubbliche che l’ufficio tecnico aveva predisposto e che era stato approvato con provvedimento di giunta il 29 marzo scorso: al Palazzo ducale, secondo quanto riportato in quel piano, andrebbero già dal primo anno (il piano è 2013-2015) 2milioni di euro (come da immagine), vincolati a trasferimenti regionali. 


La storia

Secondo uno scritto del 1685 dell’arciprete de Bellis “Casamassima ebbe i suoi principi da quelli Romani antichi, la famiglia Massimi, in tempi che li Romani facevano la guerra co’ li Tarantini”. Ma la prima documentazione scritta risalirebbe a un documento datato 962. Fu feudo del Conte di Conversano e acquistata, nel 1609, da Michele Vaas, portoghese, che era stato Conte di Mola. Vaas avrebbe dato vita, nella zona nella quale sorgeva il Castello, detto del Centurione, al cosiddetto Casale di Sammichele. A lui subentrano i de Ponte, famiglia napoletana che ne avrebbe conservato il possesso fino a quando, ai primi anni dell’Ottocento, il Re di Napoli, Giuseppe Bonaparte, non abolisce la proprietà feudale. Della ‘dinastia’ de Ponte si ricorda lo spirito di eguaglianza voluta da Scipione, fratello minore del duca Antonio, cui era affidata l’amministrazione del feudo. Scipione “preoccupato innanzitutto di ricuperare le spese dell’acquisto, riscosse senza remissione il dazio della mezza semenza, divenuto già di semenza intera almeno per i coloni forestieri. Il clero, però, a riparo dell’immunità ecclesiastica, si rimaneva esente dall’imposta e per don Scipione, guadagnato alle teorie dell’uguaglianza, il privilegio era uno scandalo”.

Nel 1690 divenne signore di Casamassima Giacomo de Ponte, figlio del duca Antonio, che fece stabile dimora nel Castello, cui portò a termine le riparazioni.

Casamassima, in ogni caso, nel 1848, contava 6.055 abitanti e disponeva – unica città della provincia – di un ospedale con 20 posti letto. In quel periodo solo Bari poteva vantare la presenza di un ospedale consorziale. Casamassima fu anche sede di Curia.


[da La voce del paese del 20 aprile 2013]

Commenti  

 
#8 Circe 2013-05-05 13:08
Franchino, nella mia sfera vedo le immagini dell'epoca, non vedo ancora gli "interroganti" di oggi! Non ti mangiare la testa, non pensarci! Non se ne frega nessuno di queste cose.... risparmiati. Ma, se qualcuno se ne fregasse, vorrei che prendesse il ladro e lo infilasse nella vacca di legno di mia sorella "Pasifae".
 
 
#7 franchino 2013-05-03 22:11
Circe se ricordi il nome dell'operaio perchè non parli? Almeno ricordi chi era *** all'epoca?
Non commetti alcun reato se parli, non accusi nessuno ma dai la possibilità di interrogare persone che SANNO!
CORAGGIO!
 
 
#6 Volontario…….. 2013-05-03 13:06
Caro volontario LIPU, fai bene a chiamare i dirigenti della tua associazione, per far prendere i dovuti provvedimenti.
Se puoi ricordagli che qui stanno morendo di fame oltre che gli uccelli, anche le persone.
Fai prendere provvedimenti anche per noi!
Grazie
 
 
#5 Volontaria LIPU 2013-05-03 11:19
l'amministrazione avrebbe dovuto intervenire chiamando la LIPU
saranno presi provvedimenti
 
 
#4 Antitutto 2013-05-03 08:45
Chiedete ai signori amministratori dell'epoca dove sia finito il rosone..
 
 
#3 Circe 2013-05-03 02:45
franchino, franchino ..... chiedi all'operaio che smontò quel rosone, magari ricorda dove lo portò!
 
 
#2 Franchino 2013-05-02 22:16
Possibile che si siano fregati stemma e rosone e nessuno sia in grado di illuminarci?
O forse somiglia alla storia della"PETATONN" che tanti vogliono sparita nel nulla, mentre è custodita in luogo opportuno fino alla sua messa in opera?
 
 
#1 segnalo 2013-05-02 18:16
stanno facendo abbandonare i nidi hai falchi grillai, bisogna segnalare il fatto alla LIPU, bisognerebbe mettere nidi artificiali come fanno nella regione basilicata, altrimenti il prossimo hanno non credo che ci saranno più
 

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