Mercoledì 19 Dicembre 2018
   
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LA FRANCIA È TORNATA ALLA SUA MONETA?

euro

Lo scorso 8 aprile Paul Krugman, assegnatario del premio Nobel per l’economia nel 2008, ha riportato un intervento sul suo blog, curato per il “New York Times”, titolandolo France has its own currency again (la Francia ha nuovamente la propria moneta). Vista l’appartenenza della Francia all’Eurozona e la condizione di utilizzatrice di una moneta straniera, ché tale può essere definita la condizione di uno stato privo di sovranità monetaria, dunque impossibilitato a emettere la propria valuta, ci si domanda a quali cambiamenti alluda il titolo, ben presto esplicato da una serie di considerazioni, che mettono in risalto l’importanza, direi la necessità, di disporre di una Banca centrale che intervenga quando necessario.

Ispirato da alcune riflessioni espresse da Joe Weisentha in un suo elaborato, condividendole, Krugman riporta un grafico relativo all’andamento dei costi sostenuti negli ultimi mesi dalla Francia per finanziarsi sul mercato; contrariamente a quanto osservato negli ultimi anni nei paesi periferici ritenuti a rischio di insolvenza a causa della fase critica che attraversavano e perciò oppressi da un conseguente rialzo dei rendimenti dei titoli di stato, nonostante l’economia francese stia fronteggiando una serie di difficoltà, tale grafico mostra un calo dei rendimenti dei titoli di stato francesi. Ad attestare quanto la Francia vacilli è lo stesso “Financial Times”, che, nel riportare le decisioni prese dal governo francese, riferisce di una revisione del piano di stabilità, che rinvia l’obiettivo di riduzione del deficit di bilancio al 3 per cento al fine di non compromettere la ripresa dell’attività economica già gravata da precedenti misure di rigore. Il piano approntato dal governo si basa su ridotte proiezioni di crescita per l’anno in corso, 0,1 per cento, e per l’anno prossimo, 1,2 per cento; allo stesso modo del deficit, anche l’obiettivo di riduzione del debito in rapporto al Pil sarà procrastinato in previsione del culmine del 94,3 per cento nel 2014.

Tale revisione degli obiettivi di bilancio dovrà essere sottoposta al vaglio della Commissione europea, dalla quale ci si potrebbe aspettare qualche richiesta di variazione.

Sebbene in molti prospettassero per la Francia la stessa fine dell’Italia o, ancor peggio, della Grecia, il calo dei rendimenti dei titoli di stato francesi, al contrario, secondo Krugman, può spiegarsi solo in considerazione del fatto che i mercati non reputino possibile che la Bce lasci la Francia a corto di denaro; per la Francia, la Banca centrale europea sarebbe disposta a fungere da “vero e proprio prestatore di ultima istanza, fornendo liquidità” e garanzia di rifugio nel marasma europeo. Il noto economista spiega anche cosa significhi tutto ciò in termini finanziari, ossia che la Francia è divenuta uno stato dotato di una propria moneta, pertanto sempre dotato di soldi, con possibilità di finanziarsi a basso costo.

Giunti a questo punto, ancora una volta, sembrerebbe evidenziarsi la netta discrepanza tra le varie aree afferenti alla zona Euro; la moneta unica parrebbe smembrarsi in valute difformi, talune garantite, altre un po’ meno.

Correva l’anno 2011, seguito dall’estate 2012, quando noti economisti invocavano l’azione della Bce affinché intervenisse nel mercato dei debiti sovrani, acquistando i titoli delle nazioni in affanno per placare la speculazione. Mentre i sostenitori dell’austerità si mostravano contrariati a tale intervento a causa di un possibile allentamento dei vincoli imposti, dinanzi alla prospettiva di collasso del sistema, la Bce, dopo aver fornito le banche di liquidità, affermò che sarebbe stato fatto tutto il necessario. Sempre facendo riferimento al passato, l’intervento della Bce era riscontrabile a seguito del culmine raggiunto dallo spread e, soprattutto, condizionava all’adozione di misure restrittive.

Di fronte alla disparità che il caso francese evidenzia, continuavano a chiamarla moneta unica.

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