Mercoledì 12 Dicembre 2018
   
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ABORTO, UNA LEGGE COSTANTEMENTE SOTTO ATTACCO

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Con le recenti dichiarazioni di obiezione di coscienza da parte di alcuni medici e assistenti sanitari dell’ospedale San Paolo, la già difficile accessibilità a Bari al servizio di Ivg nei presidi pubblici peggiora ulteriormente, in una situazione regionale che complessivamente, al di là di qualche caso positivo (Asl Bat, per esempio), non riesce ad attuare completamente la legge 194.
È incredibile che a 35 anni dalla sua promulgazione la legge sull’aborto non riesca a diventare un fatto pacifico nella discussione pubblica e nell’organizzazione del servizio sanitario, capace di mettere al centro la salute di genere, l’autodeterminazione delle donne e la maternità come scelta. La legge 194 è continuamente posta sotto attacco, diretto o indiretto: la continua riduzione dei consultori, la difficoltà di accesso alla pillola RU486, la quantità crescente di obiettori che spesso sono spinti anche da motivazioni non legate alla loro coscienza ma alla organizzazione del lavoro nei reparti, sono circostanze che di fatto ledono un diritto e indeboliscono la norma. Per non parlare degli episodi di terrorismo etico come la proposta di istituzione di cimiteri per feti, che anche nella nostra regione è stata avanzata in un comune.
La Puglia è al quinto posto in Italia come numero assoluto di Ivg (sono state 9123 nel 2011, di queste solo il 13% passa da un Consultorio), con una recidiva oltre la media nazionale e al primo posto per rapporto di abortività (cioè ogni mille nati vivi ci sono 270 Ivg). Nella Asl Bari le due case di cura private che praticano la Ivg hanno effettuato nel 2011 ben 2606 Ivg a fronte delle 1071 eseguite nel pubblico, e al Policlinico di Bari in un anno ne sono state praticate soltanto 272. Un rapporto pubblico-privato che nel dato generale italiano è completamente invertito.
A Bari e in tutta la Puglia le donne hanno sempre difeso con tenacia la 194, molto prezioso lavoro è stato fatto su questo terreno da associazioni, gruppi, singole, sia con azioni di lotta e protesta che con azioni di sostegno attivo alle istituzioni per una politica della salute integrale e di genere. Oggi una nuova emergenza si affaccia, ed è necessario affrontarla con la stessa tenacia di sempre.
La nomina di Elena Gentile come assessore alla Sanità regionale apre sicuramente uno spazio di confronto e di ricerca delle soluzioni che recentemente sembrava affievolito su questo argomento, ma accanto all’azione istituzionale ci sembra necessario fare appello a tutte le donne e alle associazioni che hanno a cuore la piena applicazione della legge 194, a costituire forme di raccordo e di coordinamento, che portino ad iniziative politiche, legali, di mobilitazione. Scegliamo insieme, facendo sì che a tutte le donne sia consentito di scegliere.


Le donne di Sel

Commenti  

 
#3 vito Cassano 2013-03-30 17:19
Cara Nica, propongo al dibattito alcune mie osservazioni sulla quastione in quanto ormai mature per una riflessione più generale, osservazioni che ho già inviato alla redazione che per motivi di spazio non hanno potuto pubblicare nel numero di sabato 30. ABORTI ZERO credo sia questo l'obiettivo che accomuna, o dovrebbe accomunare, i difensori e i detrattori della legge. Infatti la 194 è nata, ed ha fatto scuola e cultura nel mondo, per il suo obiettivo dichiarato e cioè la PROCREAZIONE RESPONSABILE, così come previsto dall'art. 1 della legge.
L'aborto quindi non inteso come contraccettivo, o problema di ordine pubblico come era in precedenza, ma pratica sanitaria tesa a tutelare la salute delle donne visto che l'aborto spinto nella clandestinità, anche per interessi tutt'altro che morali, procuravano anche la morte delle donne. Ma oggi, dopo più di trent'anni, questo strumento è ancora efficace? Di sicuro gli aborti sono drasticamente diminuiti, ma la pratica abortiva (parlo di quella procurata) non è stata sconfitta, anzi tende a stabilizzarsi. Perché? Secondo il mio modesto parere perché lo strumento non è stato aggiornato per rispondere ai nuovi problemi che l'applicazione della legge ha prodotto. Innanzitutto la nuova (sia pur labile, e comunque necessaria) sensibilità maschile nel rivendicare un coinvolgimento nella decisione che oggi è (e comunque deve rimanere quale decisore ultimo) della sola donna. Se la responsabilità della fecondazione è duplice, è importante che il maschio non possa essere esonerato dalla propria parte di responsabilità. I servizi sanitari deputati alla valutazione preventiva della pratica abortiva, devono essere messi in condizione di affrontare, con più risorse economiche e professionali per rispondere concretamente alle ragioni materiali che spingono all'aborto. L'educazione sessuale, deve trasformarsi in educazione alla procreazione responsabile e deve coinvolgere non solo i professionisti sanitari e sociali, ma anche quelli spirituali. Infine l'obiezione di coscienza che si è evoluta in modo negativo fino a diventare “obiezione organizzativa”, nel senso che il minor numero di medici ed infermieri addetti a queste pratiche sono stati confinati sempre più in una sorta di “specializzazione” che in molti mal sopportano. Io ritengo che una ridefinizione dell'obiezione che coinvolga gli ordini medici e infermieristici, la società italiana di bioetica e comitati etici, le organizzazioni sindacali, la Conferenza Episcopale Italiana, ecc. potrebbe aiutare a far si che il personale medico ed infermieristico obiettore non tratti più le donne come “colpevoli” di aborto ed eviti che si finisca con il ritrovarci senza medici ed infermieri non obiettori.
 
 
#2 nica lilli 2013-03-21 07:21
Risposta :non credo lei conosca la differenza tra pubblico e privato. Rendere un servizio, con così tanti utenti, pubblico, vuol dire offrire la possibilità a TUTTI di eseguire un IGV in un ambiente sano e protetto, vuol dire anche evitare il ritrovamento di feti nei bagni pubblici e neonati nei cassonetti. La nostra proposta va nel senso dell'istituzione di presidi diffusi, della regolamentazione delle pratiche, non si può chiedere a pochi medici di praticare IGV per tutta la vita ( è psicologicamente devastante)e tanto altro...sentirete ancora parlare di noi!
 
 
#1 Domanda 2013-03-20 17:53
Qual è il senso di questo comunicato? Dove vogliono arrivare la Donne di Sel dopo aver sciorinato queste cifre? Cosa chiedono in concreto all'Assessore reionale?
 

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