Lunedì 10 Dicembre 2018
   
Text Size

BUSTO: “CON BIAGI PER USCIRE DA VECCHIE RIGIDITÀ”

marco biagi portici

Ricorre oggi, 19 marzo, il 10° anniversario dalla morte del giuslavorista Marco Biagi, assassinato ‘sotto i portici’ dalle nuove Br (Brigate rosse). I brigatisti agirono nella logica terroristica di annientamento di professionisti e servitori dello stato legati a un contesto di ristrutturazione del mercato del lavoro. A Marco Biagi venne dedicata la riforma del lavoro varata dal Governo Berlusconi-bis poco tempo dopo l'attentato (Legge 30/2003 "Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro"). Determinante nella redazione della legge è l'argomentazione sostenuta da Biagi secondo cui nel Codice civile italiano il potere organizzativo e direttivo dell'azienda spetta esclusivamente al datore di lavoro, e non può quindi essere sindacato o sottoposto a giudizio di merito dalla magistratura del lavoro. Nella risoluzione dei licenziamenti sarebbe quindi illegittima un'ordinanza di reintegrazione nel posto di lavoro, potendosi la controversia risolvere al massimo con un'indennità pecuniaria (tema ardente di discussione al tavolo tra il ministro Fornero e le parti sociali delle ultime ore).

Secondo Biagi i contratti di lavoro flessibili, piuttosto che la libertà di licenziamento in un contratto a tempo indeterminato, erano visti non soltanto come una via per creare o mantenere nuova occupazione, ma come una questione di diritto e legalità nei confronti dell'imprenditore. “Biagi diede un impulso importante per uscire da vecchie rigidità che rendevano e rendono il nostro mercato del lavoro obsoleto – dice Antonio Busto, coordinatore della Uil di Casamassima – riteneva che ci fosse bisogno di ripensare il mercato del lavoro perché esso proteggeva solo chi era già garantito senza dare opportunità a chi era fuori, pensando che ormai fosse il tempo di superare la contrapposizione capitale-lavoro. Per il giuslavorista Biagi c’era bisogno di un quadro di regole volto a favorire una dinamica in cui nel comune interesse, lavoro e impresa potessero sinergicamente affrontare la già impegnativa competizione globale”.

La Legge Biagi, secondo i suoi sostenitori, avrebbe in realtà solamente dettate norme per regolarizzare quei rapporti di lavoro, come quello a tempo indeterminato oppure il job on call (lavoro a chiamata), che già esistevano, in una condizione di carente regolamentazione. Tali contratti non sono quindi stati creati da Biagi. Secondo i sostenitori della legge attraverso la legalizzazione del cosiddetto ‘lavoro flessibile’ Biagi proponeva il risultato di aumentare il numero dei lavoratori occupati regolarmente, offrendo tutele e discipline, sia pur minime, a vantaggio del gran numero di precari privi di reali diritti.

Fortunatamente il sacrificio di Biagi e dei tanti che come lui hanno pagato con la vita, non ha spezzato il percorso riformista che tanti sindacalisti, politici, uomini d’impresa, ogni giorno, tra tante difficoltà, continuano a portare avanti”, prosegue Busto. “Oggi c’è una trattativa tra governo e parti sociali complessa e delicata per cercare di riformare il mercato del lavoro. Essa include questioni come l’articolo 18, che sono oggetto di tensione e conflitto, permettendo a chi vuole perseguire altri fini di cavalcare populisticamente certi temi contro chi si impegna per cambiare e migliorare le cose. Sicuramente la situazione politica ed economica in cui versa il nostro Paese è difficilissima. In un contesto in cui si è obbligati a scelte impopolari e dure c’è lo spazio per il rigurgito di quel massimalismo deteriore che conosce solo il linguaggio della forza, della prevaricazione fino a sfociare nella violenza. Per non rivivere mai più certi momenti e importante riconoscere, isolare e non avere nessuna indulgenza nei confronti di quell’estremismo sordo e cieco alle regole della democrazia e della civiltà proprie dello stato di diritto, nel sindacato, in politica e nella società”.

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI