Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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I NOSTRI CONCITTADINI IN ZONA CALDA. DAL LIBANO

copertina 4 feb

E' delle ultime ore la notizia che nostri concittadini in Afghanistan abbiano perso la vita. Altri invece sono ostaggi. Militati rischiano la vita ogni giorno per la patria, ma evitiamo qualsiasi commento. Pubblichiamo di seguito, in onore di nostri compaesani in terre di conflitto, l'articolo del settimanale in edicola qualche settimana fa. Scongiurando una guerra fredda che si prepara proprio nelle zone dove sono impegnati i casamassimesi.

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Era il 19 marzo 1978 quando, per la prima volta, con la risoluzione 425 veniva approvata, da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, la “Missione Unifil”, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele. Le successive Risoluzioni hanno prorogato, nel tempo, la durata della missione con cadenza semestrale.

E infatti è proprio di 6 mesi la missione in corso tuttora e che vede partecipi 6 nostri giovani concittadini, tutti in servizio presso il 7° reggimento Bersaglieri di Bari: il maresciallo Claudio Savino, il caporal maggiore capo scelto Pietro Verna , il caporal maggiore scelto Marino Pugliese, il caporal maggiore scelto Alberto Cesario, il caporal maggiore Modesto Dell’Aera, e il caporal maggiore Andrea Ettorre. La conclusione è prevista per aprile, ma in realtà il rientro è previsto a scaglioni.

I nostri ragazzi sono impegnati a 1821 chilometri di distanza: “Siamo lontani dalle nostre famiglie – ci riferisce il caporal maggiore Dell’Area, nostro interlocutore via etere – e questa nostra esperienza ci ha permesso di ritrovarci in questa terra lontana e di conoscerci meglio fra noi, come non potevamo farlo nel nostro paese”.

Sono in missione dall’ottobre scorso, ci racconta, e l’obiettivo è quello di “assistere il governo libanese a esercitare la sua sovranità e di sostenere le forze armate libanesi nel garantire la sicurezza in una specifica area”.

Degli equilibri precari nella zona e dei rischi per l’Italia, in realtà, avevamo scritto nel numero 26 del 12 novembre scorso, nel periodo, cioè, in cui l’Aiea (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) annunciava al mondo la preparazione della bomba nucleare da parte dell’Iran che riportiamo: «L’Italia è un Paese della Nato, se la base sarda vicino Cagliari dovesse essere usata dagli alleati per il blitz in Iran, secondo queste fonti, gli iraniani potrebbero reagire con attacchi nella zona calda (Afghanistan) dove sono presenti basi italiane; inoltre, i nostri soldati caschi blu in Libano sarebbero a rischio in caso di attacco iraniano allo stato israeliano, visto che si troverebbero nel mezzo, su di un terreno, per altro, sul quale Hezbollah si farebbe carico di annientare qualsiasi ‘nemico’ dell’Iran».

La situazione nelle ultime ore non è migliorata, piuttosto va complicandosi con Israele che chiede supporto agli Usa e Mosca che fa orecchio da mercante sulla vicenda siriana.

“L’area nella quale siamo impegnati è quella a sud del Libano al confine con Israele ed è proprio lungo questo confine che effettuiamo la maggior parte dei nostri pattugliamenti”, continua Dell’Aera.

Un po’ di storia. A seguito di un attacco alle Israeli defence force (Idf), avvenuto il 12 luglio 2006, a sud della Blue line da parte di elementi Hezbollah, vennero uccisi 8 soldati israeliani, altri 6 furono feriti e 2 catturati. Al rifiuto della richiesta di rilascio, Israele iniziò una campagna militare in Libano mirata ad annientare le milizie di Hezbollah; la conseguenza fu che le milizie Hezbollah condussero attacchi contro infrastrutture civili israeliane nel nord del paese. Le ostilità proseguirono per 34 giorni durante l’attività diplomatica internazionale non si arrestò cercando il cessate il fuoco e per successive condizioni di pace, culminata con la Risoluzione n. 1701 dell’11 agosto. Dall’inizio del cessate il fuoco, le Idf continuarono a occupare larghi tratti dell’Area di operazioni di Unifil mentre gli Hezbollah e gli elementi armati rimasero nel sud del Libano.

Il Consiglio di sicurezza delle nazioni unite, richiedendo la cessazione delle ostilità fra Hezbollah e Israele e sollecitando l’intervento delle Nazioni per assumere una vasta gamma di responsabilità di carattere politico, umanitario e militare, prevedeva il potenziamento del contingente militare di Unifil (che allora contava circa 2mila unità) fino a un massimo di 15mila uomini, da schierare in Libano in fasi successive, espandendo l’area di operazioni a tutto il territorio libanese.

Prendeva così il via la “Missione Leonte”, e quella in cui sono coinvolti i 6 casamassimesi è l’undicesima.

In settimana, intanto, la Camera dei deputati ha approvato il decreto con il quale vengono prorogate le missioni internazionali fino al 31 dicembre 2012, e per la prima volta vengono autorizzate spese relative alla partecipazione di personale militare alla missione dell’Onu nella Repubblica del Sud Sudan, in questi ultimi giorni teatro di altre stragi.

“Le nostre giornate sono lunghe e piene di attività operative – continua a raccontarci Dell’Aera – e abbiamo orari sempre variabili, alcune attività si svolgono sia di giorno che di notte”. Poi, il caporal maggiore torna alle famiglie: “Questo è il nostro lavoro, ci porta a restare per lunghi mesi lontano dalle nostre famiglie, sempre pronte a sostenerci”. E all’impegno libanese: “L’esperienza che stiamo vivendo ci sta permettendo di conoscere questa splendida terra e questo popolo, così diverso da noi sia per cultura che per religione”.

Infine, con tono patriottico aggiunge: “Ogni giorno cerchiamo con il nostro impegno e la nostra professionalità di portare alto il nome di Casamassima. L’unione e l’affiatamento sono le caratteristiche che contraddistinguono il nostro gruppo e da buoni casamassimesi riusciamo a sentirci a casa anche solo scambiando due chiacchiere fra noi, magari in buon dialetto casamassimese e davanti a un caffè”.

Non mancano, ovviamente i saluti di rito: “Dal lontano Libano vi mandiamo i nostri calorosi saluti, in particolare alle nostre famiglie, e speriamo che anche voi da buoni casamassimesi ci aspetterete a braccia aperte al nostro rientro”.

Commenti  

 
#2 Mmm 2012-02-22 17:38
Se si sapesse per cosa i nostri ragazzi rischiano la vita in quei posti, penso che ci si incazzerebbe parecchio; oggi sono morti 3 nostri uomini, per consentire alla CIA di continuare ad esportare oppio dall'Afghanistan e rimetterlo in circolo illegalmente sul mercato. Monti ha rifinanziato le missioni di supporto agli USA ed israele, sulla nostra pelle e su quella dei nostri soldati. Tornate in patria!
 
 
#1 marina 2012-02-22 10:50
sono tanto orgogliosa dei nostri concittadini e specialmente di mio marito che è li a rischiare la vita per la patria.
 

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