Domenica 16 Dicembre 2018
   
Text Size

UFFICIALE LA LIBERALIZZAZIONE DEGLI ESERCIZI COMMERCIALI

auchan

Dal 2 gennaio 2012 gli esercizi commerciali sono liberi di stabilire orari di apertura e riposo settimanale. È il risultato della manovra finanziaria varata dal governo che ha dato il via alla liberalizzazione: negozi, bar, ristoranti, locali, grandi magazzini e supermercati di tutti i centri italiani (e non solo per quelli localizzati in città turistiche o d’arte come ipotizzato inizialmente) potranno decidere in autonomia come gestire il servizio al pubblico.

Ma trattasi di opportunità o danno?

In Puglia, la Regione annuncia il ricorso contro la legge nazionale, a Casamassima ancora i commercianti sono frastornati, ma ci ripromettiamo di sentirli proprio tutti per capire come vorranno organizzarsi e cosa ne pensano.

Per alcune imprese del commercio di piccole e medie dimensioni la maggiore libertà rappresenterebbe un danno – stando ai primi commenti raccolti – perché causerebbe una nuova flessione per l’economia e la perdita di posti di lavoro, visto che tali attività temono di essere schiacciate dai ‘giganti’, i centri commerciali.

Confesercenti è contraria: «Non possiamo assistere ancora a interventi di governi nazionali e locali che colpiscono esclusivamente le piccole e medie imprese del commercio. La misura è ormai colma, o si interviene a sostegno delle Pmi o sarà serrata» ha minacciato Giammaria, presidente dell’ente romano.

Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori) invece è favorevole: per Carlo Pileri, presidente, «questa situazione del tutto nuova per l’Italia darà l’opportunità al commercio di rinnovarsi e di lavorare sulla vera concorrenza per conquistare la clientela» riducendo i prezzi e risollevando l’economia del paese.

In regime di libera concorrenza si comincia a far pronostici: molti piccoli esercenti potrebbero puntare su orari in netta controtendenza col passato adeguandosi alle esigenze dei lavoratori/clienti, chiudendo nelle ore lavorative – ad esempio – e aprendo la sera, quando il proprio target tipico (impiegati ecc. appunto) ha più probabilità di avere tempo libero per determinati consumi e acquisti. Dalle librerie all’elettronica di consumo, dalla enogastronomia ai saloni di estetica.

La liberalizzazione degli orari offre quindi pari opportunità: con questo provvedimento Auchan non sarà più tenuto a sostenere il Comune di Casamassima con contributi finanziari.

Il 2011 si era chiuso – ricorderemo la lunga discussione in Consiglio comunale dello scorso settembre – con circa 50mila euro, versati dall’Auchan al Comune e girati alla Pro Loco per gestire l’organizzazione degli eventi culturali e le sagre.

 

Intanto, nelle scorse settimane, la Regione Puglia aveva varato il nuovo regolamento sull’apertura di nuovi centri commerciali, chiaro e innovativo (ad adottarlo è la prima in Italia), con una vocazione particolare allo sviluppo sostenibile del commercio: mette insieme le esigenze sulle liberalizzazioni, i principi costituzionali, le direttive comunitarie e – soprattutto – quelle dei consumatori e dei lavoratori. Dovranno assumere lavoratori con regolare contratto, favorire la vendita di prodotti locali alimentari e non, ma soprattutto essere a ‘impatto zero’.

“Con questo regolamento – aveva dichiarato la vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone – stiamo creando l’ipermercato a ‘impatto zero’. È una vera rivoluzione che tutela l’ambiente, i consumatori, i lavoratori e l’intero territorio. Una vera rivoluzione che non costringerà più gli utenti a recarsi in luoghi individuati solo in base agli interessi di chi costruisce, ma che porterà le stesse grandi strutture lì dove più vicino è l’utente. Teniamo conto della liberalizzazione che lo stesso Monti ci chiede, rispettando il principio costituzionale dell’utilità sociale dell’iniziativa commerciale e tenendo conto di tutte le norme comunitarie in materia”. Il regolamento è il risultato del tavolo di concertazione svolto con il mondo del partenariato.

Dopo la firma ‘urgente’ del presidente, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Puglia, entrerà definitivamente in vigore.

Le domande per gli ampliamenti e le trasformazioni potranno partire dopo la pubblicazione del regolamento sul Burp; le richieste per i nuovi insediamenti dovranno rispettare due fasce temporali a disposizione: dal 1° al 30 aprile e dal 2 al 30 novembre di ogni anno.

Per effetto del nuovo regolamento, alla provincia di Foggia vede riconosciuto un corretto equilibrio tra numero di abitanti e superfici di vendita ammesse; ciò consentirà nel foggiano un incremento dell’indice e della media tra punti di vendita alimentari e non, e quindi più ipermercati.

Commenti  

 
#8 michele 2012-01-22 23:40
Ho una piccola attività commerciale nel "centro" di casamassima, si potrebbe lavorare meglio se avessimo la possibilità di far parcheggiare i nostri potenziali clienti, se le strade fossero più pulite e non piene di escrementi vari(da animali domestici ai beneamati piccioni), se la pavimentazione stradale fosse adeguata, (ormai su parte di corso garibaldi bisogna stare molto attenti per cercare di non toccare con la parte inferiore della autovettura), se ci fosse una buona illuminazione, se fosse garantita la nostra sicurezza ecc. Forse solo provvedendo a queste piccole cose realizzabili in poco tempo, con costi quasi irrisori e non solo pensando, e sbandierando la prossima costruzione di una nuova (peraltro utilissima) scuola si riuscirebbe ad ottenere, per lo meno, una riduzione del continuo, inarrestabile, calo delle vendite che porterà, cosa già avvenuta in quei centri urbani di piccole dimensioni su cui gravita un grosso centro commerciale del quale siamo allo stesso tempo vittime e carnefici,alla progressiva desertificazione del nostro amato paese (desertificazione ampiamente documentabile e già avvenuta in molti comuni europei). Inoltre, una gestione familiare di un esercizio commerciale non si può protrarre per oltre le 8 ore giornaliere, sopratutto perchè tale lavoro continua anche a casa dove, spesso, si effetta la contabilità, si pensa agli acquisti da fare,e .....dove tempo fa si progettava il futuro. Ho sempre pensato di dover LAVORARE PER VIVERE E NON VIVERE PER LAVORARE.
 
 
#7 Antonion 2012-01-09 09:50
Io ho una piccola impresa e credo che in molti non sanno mettersi nei panni degli altri e pensino solo al proprio interesse, il contrario di quello che dovrebbe essere il senso di comunità. Mi spiego i tanti impiegati, dipendenti, d'azienda, o chi ha un ufficio(secondoquintoprimo ad esempio) non capiscono che molti piccoli non possono permettersi dipendenti e, quindi, per rimanere aperti dovrebbero rinunciare a famiglia, hobby, tempo libero. Vi chiedo sareste disposti A RINUNCIARE ALLA VOSTRA DOMENICA. Voglio allora uffici statali aperti di domenica, uffici di avvocati, notai, etc aperti di domenica, così anch'io che dovrei lavorate 7 giorni su 7, 24 ore al giorno potrei magari rivolgermi da loro. Un altro aspetto: io penso anche ai dipendenti dei centri commerciali che hanno il loro diritto a passare la domenica con i loro figli e di non essere ricattati con l'obbligo di lavorare di domenica. In molti paesi la domenica è il giorno della famiglia, della comunità e del giusto RIPOSO PER TUTTI. Trovo squallido che diventi il giorno dello shopping di massa!
 
 
#6 bah 2012-01-06 20:07
faremo la fine di Apu dei simpsn...
 
 
#5 Romeo 2012-01-06 13:43
Se le piccole attivita' adeguassero i prezzi, e capissero se si puo' lavorare anche contro la concorrenza dei grandi, tutto andrebbe per il meglio.Solo che ci siamo abituati a tante comodita' e a nasconderci dietro il dito per poter responsabilizzare qualcun'altro dei nostri fallimenti.Alziamoci le maniche e lavoriamo.Ci sono tante piccole realta' che non temono la concorrenza ne' dei piccoli, ne' dei grandi, perche' pensano solo a lavorare!!
 
 
#4 michele 2012-01-05 11:25
nn potra esigere solo soldi? e no ora viene il bello.
 
 
#3 secondoquintoprimo 2012-01-05 10:09
Non capisco tutto sto polverone...

Come giustamente fa notare Carlo Pileri (presidente di Adoc), si stimola la concorrenza e si da al negoziante un'insperata autonomia che gli permetterebbe una maggiore visibilità proprio nelle fasce orarie diverse da quelle canoniche "d'ufficio".

Io, che faccio orari d'ufficio, ho difficoltà nel reperire tutto ciò che mi serve dal momento in cui esco dall'ufficio e questa soluzione viene incontro alle mie esigenze.
Il mio è solo un esempio, ma come me credo ci sia una moltitudine di gente.

Certo, i contributi finanziari di Auchan hanno sempre fatto comodo, ma ora sta ai piccoli commercianti far vedere di che pasta s'è fatti aggiornando e innovando le proprie realtà.

Signori...vorrei ricordarvi che siamo in recessione, perciò rimbocchiamoci le maniche!
 
 
#2 Scettico 2012-01-05 00:32
Basta informarsi leggendo... In Francia dove gli ipermercati esistono da molto piu' tempo il saldo tra vantaggi e svantaggi pende per gli svantaggi: gli ipermercati creano disequilibri ed ammazzano le microimprese presenti nel circondario, in fondo questi tecnici che sono al Governo hanno lavorato e possiedono molte azioni di multinazionali!!! Altro che i conflitti d'interessi del berlusca. Quando la finanza avrà distrutto tutta la produzione di renderanno conto che non e' possibile mangiare il denaro!!!
 
 
#1 bah 2012-01-04 15:39
Questo è ciò che produce il libero mercato e la globalizzazione. Il gigante avanza sulle spalle di tutti i piccoli, che poco alla volta si inginocchiano e chiudono bottega. Questo è schiavismo puro e la colpa di tutto ciò la si deve dare a chi ci ha inserito in questo contesto di liberismo economico, che ha prodotto si profitti, ma non per la gente, bensì per i soliti noti grandi affaristi, sporchi finanzieri che grazie all'euro e a questa europa costruita su questo, stanno godendo di privilegi immensi a scapito di noi schiavi. E' ora di ritornare alle nostre sovranità nazionali e rimandare a Bruxelles queste richieste di liberalizzazioni. Ora il comune non potrà neanche più esigere dei soldi dall'uccello che invece bivacca alla faccia di tutti quelli che hanno piccole attività nel paese. Un dato: Un centro commerciale 500 nuovi posti di lavoro. 1500 posti in meno nel circondario. Direi che basta per chiudere questo mio commento..
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI