Mercoledì 12 Dicembre 2018
   
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2400 EURO PER FAMIGLIA DI ENERGIA ELETTRICA

domenico morrone

Professore, le ultime notizie sulla spesa a carico delle famiglie italiane riguardo l’energia elettrica stimano cifre ragguardevoli: si parla di 2400 euro all’anno. Com’è possibile?

Il livello di spesa sull’energia ha raggiunto ormai dei valori elevati. La causa principale di tale fenomeno è una produzione legata fortemente ai combustibili fossili, di cui l’Italia non è detentore. Pertanto, oltre la problematica ambientale insita nelle emissioni derivanti dai cicli produttivi, esiste un problema economico legato alle importazioni di risorse costose e concentrate in poche aree del pianeta. Osservando solo petrolio e gas naturale, nel corso del 2010 i consumi di elettricità legati ai due combustibili hanno raggiunto un valore del 47%, una percentuale molto alta che si lega di conseguenza a delle quotazioni fortemente oscillanti. Alla quotazione del petrolio è legata quella del gas e per il greggio, dopo i livelli record del 2008, il prezzo del barile è tornato a crescere sino a un valore odierno che si aggira sui 100 dollari, nonostante il periodo di crisi. Oltre questi limiti, il nostro sistema soffre anche per una produzione che non è in grado di coprire interamente il fabbisogno nazionale. L’Italia ha importato nel 2010 il 12,9% dell’elettricità consumata, grazie a dei punti di interconnessione della rete elettrica con paesi quali Francia, Svizzera, Austria, Slovenia e Grecia. Pertanto, da un sistema troppo legato ai combustibili tradizionali e all’import diretto di energia, deriva una “dipendenza” onerosa che si riversa sui consumatori finali e quindi sulle famiglie.

A beneficio dei pigri: si parla di mercato libero, ma cos’è esattamente? E lo ritiene utile per limitare i costi degli utenti?

Con il Decreto Bersani del 1999, il settore dell’energia elettrica ha subito delle profonde trasformazioni. Per fornire un quadro completo è utile fornire alcune informazioni di base. L’intero comparto si divide in 3 attività e più precisamente produzione, distribuzione e vendita. Dal 1962 al 1999 Enel ha gestito ogni passaggio in regime di monopolio. Con la riforma si è assistito invece a una separazione che ha liberalizzato le fasi della produzione e della vendita. La distribuzione sulle reti ad alta tensione è stata affidata invece a un unico operatore, Terna spa, società in cui azionista di riferimento è, con quasi il 30% del capitale, la Cassa Depositi e Prestiti. Tale scelta è motivata dal fatto di avere un soggetto terzo che garantisca condizioni di accesso alla rete uguali per ogni operatore, al fine di evitare posizioni privilegiate. A Enel, per quanto riguarda la produzione, è stato da subito imposto di scendere al di sotto del 50%, per cui diverse centrali sono state alienate ad altre società e attualmente l’ex monopolista si attesta sul 30% della produzione nazionale. Sul fronte della vendita, si è proceduto gradualmente. Abbiamo assistito a una prima fase in cui la scelta libera del fornitore è stata garantita solo alle grandi imprese, quelle con alti consumi, definite “energivore”. La completa apertura è avvenuta invece dal 1° luglio 2007. Da questa data, qualsiasi utente, e quindi anche la clientela domestica, può decidere a quale offerta aderire. Nel caso di non passaggio al libero mercato si rimane nel mercato tutelato, ovvero quella condizione in cui, trimestralmente, l’Autorità Garante per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) stabilisce le tariffe da corrispondere. Tuttavia, anche nel libero mercato, quasi il 30% della bolletta è stabilito dall’Aeeg, poiché in questa percentuale sono ricomprese le remunerazioni per i servizi di distribuzione, di ricerca, di incentivazione delle fonti rinnovabili e altro ancora. Pertanto, la vera concorrenza tra le società di vendita, si basa non sul totale ma su una componente che mediamente si aggira sul 60% del costo della bolletta (il restante 10% è la componente fiscale). Inoltre, per i soggetti che sono rimasti nel mercato tutelato, dal 1° luglio 2010 sono state applicate gradualmente delle tariffe biorarie, ovvero i consumi delle ore notturne e del week end vengono conteggiati con una tariffa più conveniente. È questo un incentivo per evitare delle richieste di energia troppo altalenanti durante il giorno, con un consumo maggiormente equilibrato che permette a sua volta una produzione più stabile e con costi inferiori. Certamente il libero mercato è uno strumento nella direzione della competitività e dell’efficienza ma, una forte dipendenza dai combustibili fossili, non consente una reale e sensibile riduzione del prezzo corrisposto per il servizio. Inoltre, anche a causa di una scarsa informazione, a fine 2010 solo il 14% dei volumi della clientela domestica sono collocati nel libero mercato. Evidentemente gli strumenti attivati non hanno ancora sortito gli effetti sperati ma, a mio parere, occorrono anche altre misure per limitare i costi sostenuti dagli utenti. Tra questi, una produzione distribuita e non accentrata in pochi e grandi impianti e un maggior ricorso a soluzioni alternative che comportino una minore dipendenza dall’estero. Inoltre, il primo risparmio sui costi, si ottiene intervenendo su un consumo più razionale dell’energia. Ciò significa ridurre gli sprechi e recuperare il più possibile. Un esempio è quello riferito alle abitazioni. Garantire un maggior isolamento termico comporta una diminuzione sul riscaldamento/raffreddamento nelle varie stagioni dell’anno. Ci sono ancora altre alternative su cui sarà possibile effettuare dei focus successivamente.

Ma esistono, verosimilmente, alternative valide? Si parla tanto di green energy..

Le alternative valide esistono ma ci sono alcuni problemi per una loro rapida introduzione. L’economia mondiale è ancora fortemente legata al petrolio e sarà difficile una repentina riconversione, non solo nella produzione energetica ma nell’intero sistema produttivo. Inoltre si parla di alternative e non di una sola alternativa. La “Green Energy” è quella che punta allo sviluppo di più fonti rinnovabili quali sole, vento, acqua, geotermia e biomasse. Da ognuna di queste risorse è possibile trarre dei vantaggi reali ma, uno sviluppo tecnologico non sempre ottimale, costi elevati e la mancanza di programmazione, sono ancora dei forti ostacoli per un loro rapido utilizzo. Tuttavia, la direzione verso la sostenibilità è stata intrapresa e si cerca, tra mille difficoltà, di attivare quelle misure che traguardino la riduzione della CO2. Le risorse rinnovabili rappresentano un valido potenziale così come la fusione nucleare, quest’ultima però ancora inespressa in termini concreti. Nel breve periodo bisognerà ancora accettare delle situazioni di compromesso ma, una valida politica energetica, potrà sicuramente puntare sul green quale valida prospettiva.    

Ritiene che ci siano margini seri di diffusione delle fonti energetiche alternative? Crede sia una questione culturale, prevalentemente?

Personalmente credo che il percorso relativo alle fonti energetiche alternative sia un percorso obbligato, in quanto è l’unico che garantisce determinate caratteristiche in termini di produzioni rispettose dell’ecosistema. Sicuramente occorre uno sforzo congiunto da parte delle istituzioni, delle imprese e dei consumatori. Siamo ancora all’inizio e i costi non sempre sono convenienti. Tuttavia una rapida diffusione dei nuovi impianti alimentati da fonti alternative, così come evidenziato dal fotovoltaico, consente di ottenere dei consistenti risparmi e rendere più accessibili le riconversioni. Inoltre è necessario che ogni territorio sia in grado di soddisfare i propri bisogni energetici, in modo tale da utilizzare le risorse presenti in loco e rendere l’intera comunità direttamente responsabile del proprio modello di sviluppo. Questa prospettiva, che evidentemente comporta una importante crescita culturale, può garantire ampi scenari di sviluppi, coniugando i vincoli ambientali con la creazione di nuove imprese e posti di lavoro. La nostra regione in particolare può recuperare enormi quantità di energia dal sole, dal vento, dalle biomasse e anche dal mare. Bisogna impostare un serio programma condiviso dal basso, mediante una preventiva fase di sensibilizzazione e informazione della cittadinanza.

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